Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
14 Febbraio 2015

Voluntary disclosure: white list per il Lichtenstein

Di cosa si tratta

Nell’ambito del contesto di maggiore trasparenza fiscale, dal punto di vista del contribuente, l’adesione alla Voluntary rappresenta una scelta obbligata per non essere oggetto di segnalazione e quindi del probabile accertamento, alla luce del Crs (Common Reporting Standard).
La normativa internazionale prevede l’identificazione e la segnalazione alle Autorità competenti, da parte delle istituzioni finanziarie estere, di tutti i soggetti non residenti che detengono conti finanziari presso di esse.
Con il comunicato stampa del 13 febbraio 2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze si ha notizia che l’Italia e il Liechtenstein hanno concluso un’intesa per lo scambio di informazioni di natura fiscale. L’accordo ha lo scopo di migliorare il contrasto all’evasione fiscale e rappresenta anche un gradino verso il miglioramento delle relazioni economiche tra i due Paesi.
Sicuramente il fatto è di rilievo agli effetti della legge 15 dicembre 2014, n. 186 sulla voluntary disclosure perché va a porre il Lichtenstein fuori dalla lista nera (black list).
Con lo scambio automatico dei dati tra le Autorità dei Paesi aderenti al Crs, nella sostanza, si abiliterà l’accesso agli archivi delle banche da parte delle Autorità internazionali sgretolando il muro del segreto bancario.
Nel caso specifico del Principato del Liechtenstein già dal 2017 le istituzioni finanziarie locali trasmetteranno le informazioni finanziarie dell’anno precedente relative ai clienti non residenti (come gli Italiani) all’autorità locale che in modo automatico scambierà le informazioni con le Autorità dei paesi aderenti che potranno avviare le indagini sui soggetti segnalati.
L’intesa prevede l’Accordo sul modello del Tax Information Exchange Agreement (TIEA) e il protocollo aggiuntivo per le richieste di gruppo. Una volta in vigore il Protocollo e l’Accordo permetteranno di instaurare la cooperazione amministrativa tra l’Italia e Principato del Liechtenstein.
Nel dettaglio, l’accordo sullo scambio di informazioni, basato sullo standard OCSE del Modello di TIEA è il più aggiornato standard Ocse e renderà possibile l’avvio della cooperazione amministrativa su richiesta su tutte le imposte tra le autorità fiscali dei due Stati, mentre il Protocollo Aggiuntivo per le richieste di gruppo (le cosiddette “group requests”) farà partire lo scambio di informazioni per identificare i gruppi di contribuenti che intendono dissimulare cespiti patrimoniali non dichiarati.
Italia e Liechtenstein formalizzeranno quindi con una dichiarazione congiunta il reciproco impegno all’applicazione dal 2017 dello scambio automatico di informazioni di natura finanziaria sulla base del nuovo standard globale (Common Reporting Standard).
È interesse dell’Italia inserire il Liechtenstein nelle white lists di Stati che consentono lo scambio di informazioni di natura fiscale. L’entrata del Principato del Liechtenstein nella “lista dei Paesi collaborativi” avverrà al momento dell’entrata in vigore dell’Accordo e del Protocollo Aggiuntivo, che è prevista entro il 2 marzo prossimo in modo da rispettare il termine che il legislatore si è dato per l’entrata in vigore del nuovo regime, come previsto dalla legge 15 dicembre 2014, n. 186 sulla voluntary disclosure. Questa data è il termine definito dalla legge italiana entro il quale procedere a queste operazioni per potere operare la regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero. Così il Liechtenstein sarà equiparato ad un Paese ‘white list’ ai fini della voluntary disclosure e ciò consentirà una regolarizzazione più agevole, meno costosa e più contenuta per il tempo da considerare nella disclosure per i contribuenti italiani che hanno attività finanziarie in Liechtenstein non dichiarate secondo le norme sul monitoraggio fiscale.
Con l’accordo potranno migliorare le relazioni economiche e finanziarie tra i due Paesi, con la partenza di negoziati volti a raggiungere la stesura di una Convenzione contro le doppie imposizioni.
Il protocollo aggiuntivo già rappresenta un significativo avanzamento nel livello di cooperazione amministrativa in materia fiscale tra i due Paesi, proprio perché costituisce uno strumento giuridico conforme all’Articolo 26 del Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni.

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