Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
14 Gennaio 2015

Voluntary disclosure: bisogna attendere a presentare la domanda quando possano ravvisarsi violazioni antecedenti sanzionate penalmente

Di cosa si tratta

Ci siamo posti il quesito se per i Paesi che erano o sono divenuti white list si possa ancora realizzare il raddoppio dei termini nel caso dovesse emergere che siano state compiute in epoca antecedente agli anni da regolarizzare delle violazioni di natura penale idonee a tale ripresa del maggiore periodo.
Se la platea degli Stati si è allargata e quindi si è ridotta la possibilità di dovere considerare anni in più (il raddoppio quindi dal 2004 per l’omessa dichiarazione e 2006 nei casi ordinari), sappiamo che con la domanda l’Ufficio va a compiere una attività istruttoria al fine di quantificare gli importi da pagare.
Ma che cosa dovrebbe accadere se l’Ufficio nel suo esame dovesse rilevare fatti antecedenti il periodo oggetto della domanda (il 2010 o il 2009 in caso di omessa dichiarazione) che integrino l’obbligo di denuncia penale? Questa situazione potrebbe derivare dalla documentazione che il contribuente è andato a fornire presentando la domanda. Non crediamo che questo tipo di caso possa essere infrequente.
Il raddoppio dei termini è per questo caso (fuori quindi dal trattarsi di Paesi black list) previsto dai commi 24 e 25 dell’art. 37 del D.L. n. 223/2006 che hanno introdotto, rispettivamente dopo il secondo comma dell’articolo 43 del D.Pr. n. 600/73 e dopo il secondo comma dell’art. 57 del D.Pr. n. 633/72 per l’IVA, un nuovo termine di decadenza dell’azione di accertamento tributario in virtù del quale: “In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’art. 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, i termini di cui ai commi precedenti sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione”.
Un rilievo come questo potrebbe portare ad inficiare la domanda avendo offerto all’Ufficio tutta la documentazione occorrente per compiere un accertamento sulla parte dichiarata e sulla parte che andrebbe ad emergere dall’esame della documentazione dando facoltà di fare richiesta di scambio di informazioni con il Paese estero individuato.
Dobbiamo dire che questo rischio esiste e che allo stato non si può da parte dei professionisti trascurare di considerare e chiedere che cosa sia accaduto prima degli anni che si vanno a prendere in considerazione per formulare la domanda.
Si è ancora in attesa sel provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, che invero non dovrebbe tecnicamente occuparsi di questo e di un’interpretazione con una circolare interpretativa, ma il dato normativo esistente porta alla conclusione illustrata.
Pensiamo che il legislatore andrà ad operare sul punto a pena, in difetto, di scarse adesioni alla collaborazione volontaria. Se poi è vero che esiste un termine, che è il 30 settembre 2015 per presentare la domanda, non sposterà molto il fatto di prorogarlo a fine anno, conservando gli effetti benefici per il bilancio pubblico del medesimo anno di imputazione dei ricavi.
Se il consiglio è quindi di attendere, speranza per un intervento normativo favorevole alla conservazione del termine più corto derivano da due sedi: il decreto legislativo in corso di studio sulla “certezza del diritto” e la proposta dell’emendamento del sen. Giovanni Sanga del 22 gennaio 2015, che propone che nei termini ordinari e non prorogati sia operata la denuncia.
Già comunque un effetto deriverebbe dall’innalzamento della soglia di non punibilità, che verrebbe introdotta dal decreto sulla certezza del diritto che eleverebbe l’importo da €. 50mila a 150mila.

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