Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
28 Dicembre 2014

Voluntary disclosure: i trasferimenti successivi e l’obbligo di dichiarazione

Di cosa si tratta

Una volta compiuta l’adesione alla voluntary disclosure va a realizzarsi una situazione ove l’Italia deve avere conoscenza delle sorti successive di quanto fatto oggetto di collaborazione e per realizzare tale obiettivo è stato previsto un obbligo di dichiarazione espressamente sanzionato.
Dispone la legge n. 186 del 15 dicembre 2014 con l’inserimento nel D.L. n. 167/1990 dell’art. 5-quinquies, al comma n. 5, che (a) se le attività vengono trasferite in Italia o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazioni con l’Italia (previsti nella lista di cui al D.M. Finanze 4 settembre 1996), (b) se le attività trasferite in Italia o negli Stati indicati erano e restano dove erano detenute e (c) se l’autore delle violazioni rilascia all’intermediario finanziario estero presso cui le attività si trovano l’autorizzazione a trasmettere alle autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività dichiarate e allega copia dell’autorizzazione, controfirmata dall’intermediario estero alla richiesta di collaborazione volontaria, qualora l’autore della violazione trasferisca dopo le richiesta di collaborazione le attività presso altro intermediario fuori dall’Italia o in Paesi richiamati alla lettera (a), il contribuente dovrà rilasciare l’autorizzazione alla lettera (c) entro trenta giorni dal trasferimento al nuovo intermediario ed entro sessanta giorni dovrà trasmettere l’autorizzazione all’Autorità finanziaria italiana a pena di una sanzione pari alla metà della metà del minimo edittale.
Se il contribuente ha correttamente operato la disclosure e importa in Italia le attività, dovrà dichiararlo con le modalità indicate e in relazione a queste e sarà poi libero di fare quello che vuole.
Se invece il trasferimento avviene con destinazione a un altro Paese tra quelli indicati ma fuori dall’Italia, il contribuente resterà tenuto agli adempimenti richiamati tutte le volte che riterrà di spostare le attività in altro Paese o presso altro intermediario.
La norma non è chiarissima sul punto in quanto non si proietta espressamente con una dichiarazione di permanenza dell’obbligo, però discende da quanto viene richiesto per il primo trasferimento pensare che il legislatore abbia voluto un seguito successivo. Il denaro e le attività si possono muovere come il proprietario ritiene di fare liberamente in qualsiasi Paese, ma a fini del monitoraggio e a fini impositivi il legislatore vuole non solo conoscere, ma anche non avere difficoltà di individuare dove si trovino i beni e fare esistere un obbligo di comunicare chi sia il nuovo intermediario e che questo abbia aderito ad espletare l’attività che deriva dall’impegno del contribuente.
La libera circolazione dei capitali va a subire un onere specifico anche successivo per quanto attiene quelli che siano stati oggetto di voluntary disclosure.

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