Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
29 Dicembre 2014

Voluntary disclosure e la situazione di Monte Carlo

Di cosa si tratta

Il Principato di Monaco ha aderito alla convenzione multilaterale OCSE sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale, il che equivale a dire che dal 2018, le banche monegasche avranno l’obbligo di fornire, su richiesta delle autorità fiscali estere, tutte le informazioni sui conti correnti. Di questo ha dato divulgazione l’associazione bancaria monegasca (simile alla italiana ABI) che ha informato tutti gli istituti di credito del Principato della firma della convenzione multilaterale OCSE sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale.
Dovrebbe calare definitivamente il sipario sul segreto bancario anche nel Principato e su richiesta delle autorità fiscali estere sulle informazioni sui conti correnti dovranno essere messe a disposizione. La richiesta di informazioni potrà riguardare anche gli anni precedenti fino al 1° gennaio 2015, ma solo in caso di condotte aventi rilevanza penale.
Con particolare riferimento allo scambio di informazioni, la Convenzione prevede tre modalità: diretto su richiesta, lo scambio spontaneo e lo scambio automatico. La firma della Convenzione da parte di Monaco dovrebbe essere limitata allo scambio diretto su richiesta, in quanto, come previsto dall’art. 6 della Convenzione, per lo scambio automatico è necessario un accordo aggiuntivo bilaterale tra i due Paesi interessati.
Inoltre, la Convenzione non consente le “fishing expedition”, cioè le richieste effettuate senza che l’amministrazione estera abbia traccia di un legame tra le violazioni commesse dal soggetto sotto accertamento e il Principato di Monaco. Le richieste potranno essere o specifiche su determinati conti correnti o al limite gruppi di contribuenti, purché si illustrino le circostanze che sono a fondamento della richiesta.
Non pare possano essere possibili le generiche richieste per categorie di correntisti, previsione introdotta dall’aggiornato art. 26 del Modello di Convenzione contro le Doppie Imposizioni approvato il 15 luglio 2014.
In fatto dall’inizio dell’anno le banche ai propri correntisti italiani avevano inviato inviti a rinunciare alla euro-ritenuta del 35% prevista dalla Direttiva sul risparmio transfrontaliero (direttiva n. 2003/48/CE, c.d. direttiva Risparmio), aderendo allo scambio di informazioni. La direttiva Risparmio prevede che, in caso di pagamento di interessi da parte di un “agente pagatore” residente in uno Stato membro ad una persona fisica residente in un altro Stato membro, le autorità fiscali del Paese dell’agente pagatore comunichino automaticamente l’effettuazione di tale pagamento alle autorità fiscali dello Stato del percipiente. Anche Monaco ha firmato la direttiva Risparmio, aderendo al regime transitorio previsto per Lussemburgo, Belgio e Austria, per il quale i percettori degli interessi possono decidere di mantenere il segreto pagando una ritenuta del 35% sugli interessi percepiti.
In caso di applicazione dell’euro-ritenuta la banca sarebbe stata obbligata a chiudere il conto corrente in quanto il rifiuto sarebbe considerato indice di evasione fiscale.
La firma della Convenzione dovrebbe comportare l’introduzione del Principato di Monaco nella white list di cui all’art. 168-bis, comma 1, TUIR, quando sarà pubblicata, dal momento che dovrebbe includere gli Stati che consentono un adeguato scambio di informazioni con l’Italia.
Il Principato potrebbe essere considerato white list ai fini delle applicazioni delle ritenute dell’1,375% su dividendi pagati a società monegasche, ai fini delle distribuzioni di proventi di fondi mobiliari e immobiliari italiani e ai fini del D.Lgs. n. 239/2006 in tema di interessi su obbligazioni dei grandi emittenti.
L’eliminazione di Monaco dalle black list, di cui agli art. 110 e 167 TUIR (e l’introduzione in futuro nella white list di cui all’art. 168-bis, comma 2, che fa riferimento anche al livello di tassazione nel Paese estero), sarà tema ancora da affrontare. La discrezionalità operativa della tassazione sulle Società esistente nel Principato potrebbe rappresentare un limite alla disapplicazione automatica di tale regime.
La firma della Convenzione OCSE avrà effetti sulla decisione dei cittadini italiani che detengono capitali a Monte Carlo, di aderire alla voluntary disclosure.
Dopo che anche la Svizzera ha firmato la Convenzione e per la crescente attenzione dei Paesi OCSE alla lotta all’evasione, proclamata e attuata con l’Action Plan del Base Erosion and Profit Splitting (il cosidetto “BEPS”), le ultime difese del segreto bancario stanno venendo meno.
La voluntary disclosure diventa a questo punto opportuna per regolarizzare la propria posizione, ottenendo forse qualche risparmio in tema di sanzioni se la condizione si realizza a breve.

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