Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
31 Dicembre 2014

Voluntary disclosure e i reati ancora perseguibili

Di cosa si tratta

All’apparenza e leggendo con superficialità il testo normativo sembra che la casistica contemplata dalla legge n. 186 del 5 dicembre 2014 eviti tutte le conseguenze penali, ma così non è.
Mentre una serie di reati con l’adesione alla collaborazione volontaria non sono più perseguibili (nel sito: “Effetti in ambito penale dell’adesione alla voluntary disclosure”), altri sono stati conservati e su questi non si dispiega l’effetto esimente.
Un primo reato è quello previsto dall’art. 11 del D.Lgs. n. 74/2000, cioè la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, che realizza chi, quando al fine di sottrarsi al pagamento di imposte dirette ed IVA ovvero di interessi o sanzioni amministrative di ammontare superiore complessivo ad euro 50 mila, vende simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva da parte dell’incaricato.
Un secondo reato, previsto dal medesimo articolo al suo capoverso, è la medesima fattispecie illustrata ove la condotta porta all’omesso pagamento delle stesse imposte ma nella misura superiore ad euro 300 mila.
Il terzo e ultimo reato è previsto dall’art. 8 del D.Lgs. n. 74/2000, relativo all’emissione di fatture od altri documenti per operazioni inesistenti. Il reato si configura quando al fine di consentire a terzi l’evasione di imposte dirette o dell’IVA, si emettono o si rilasciano fatture od altri documenti per operazioni inesistenti.
Per quanto illustrato nel richiamato articolo potremmo avere che il contribuente abbia altrove riposto i ricavi dell’attività illecita e si ritenga tranquillo per l’intervenuta prescrizione del reato; nell’ipotesi che volesse utilizzare quelle sostanze cadrebbe però nell’ipotesi di autoriciclaggio, che è fattispecie autonoma di reato ed è indipendente dal fatto che la fonte sia quella stessa.
La non punibilità disposta dalla voluntary disclosure estende i suoi effetti sia alle disponibilità all’estero che a quelle conservate in Italia.
Il fatto che le disponibilità siano state costituite con l’utilizzo di fatture false o incrementando gli importi di fatture vere, casi che non sono coperti dalla non punibilità della voluntary disclosure, è probabile che riduca l’interesse per questo tipo di evasori. Dovendo poi fornire la documentazione per dimostrare la consistenza dell’evasione, il contribuente andrà in fatto a denunciare il proprio fornitore, che si vedrà esposto ad essere individuato come concorrente nel reato.
Il reato, quand’anche il contribuente facesse rientrare i capitali, continuerebbe a sussistere.
In materia penale richiamiamo da ultimo la nuova espressa figura legata al comportamento di chi, nell’ambito della procedura di volontaria collaborazione, si avvalga di atti o documenti falsi oppure fornisca dati e notizie non corrispondenti al vero. Se per sanare le posizioni si pone in essere un comportamento attivo di questo tipo è logica la previsione di una espressa sanzione (da un anno e sei mesi a sei anni) in funzione di dissuadere questo comportamento.
Per non esporre i professionisti che collaborino con il contribuente a ipotesi di concorso, il legislatore ha anche previsto la necessità che il professionista sia tranquillizzato da una dichiarazione del contribuente sulla bontà dei documenti attraverso la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, che ugualmente è penalmente sanzionata, qualora non veridica.

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