Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
31 Dicembre 2014

Voluntary disclosure e il ravvedimento lungo per il 2013

Di cosa si tratta

E’ appena stata pubblicata la legge n. 186 del 5 dicembre 2014 sulla voluntary disclosure che già interviene la legge di stabilità (legge n. 190 del 23 dicembre 2014) e antecedente è ancora la Comunitaria 213 (legge n. 97 del 6 agosto 2013), che è entrata in vigore il 4 settembre 2013 ed è in competizione parziale con il primo provvedimento.
Per l’anno di imposta 2013, dichiarato al fisco con il modello Unico, presentato entro il 30 settembre 2014, la legge europea 2013 ha offerto l’opportunità al contribuente di regolarizzare le violazioni all’obbligo di compilazione del quadro RW entro il 31 dicembre 2014, pagando solamente una sanzione fissa di 258 euro.
La Comunitaria era intervenuta soprattutto sul quadro RW di Unico, stabilendo che la compilazione del quadro RW da parte dei soggetti fiscalmente residenti in Italia, introdotta dal D.L. n. 167/90 allo scopo di adempiere agli obblighi del cd “monitoraggio fiscale”, assolve esclusivamente una funzione informativa, non avendo finalità di calcolo del reddito imponibile, né di liquidazione delle imposte. Con l’approvazione della “Legge Europea 2013”, il legislatore ha apportato modifiche alla disciplina del monitoraggio fiscale e di conseguenza alla struttura del quadro RW ed alle relative regole di compilazione.
Una delle principali modifiche consiste nell’eliminazione, dal quadro RW, delle comunicazioni previste dalle sezioni I e III e, per effetto della modifica, dal 2013 non andranno più monitorati i trasferimenti da, verso e sull’estero ed i contribuenti dovranno comunicare nel modello Unico le sole attività finanziarie e gli investimenti esteri.
Al fine di individuare l’investimento/attività estera da indicare nel quadro RW di Unico, non si guarda alla situazione al 31 dicembre di ogni anno, ma alla situazione verificatasi nel corso dell’anno. Rispetto alla previgente disciplina, il comma 1 del “nuovo” art. 4 del D.L. n. 167/90, richiede di dichiarare la detenzione di investimenti/attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia da parte di persone fisiche, enti non commerciali, società semplici ed equiparate residenti “nel periodo d’imposta”, che sostituisce “al termine del periodo d’imposta”.
Restano esenti dalla compilazione del quadro RW le attività finanziarie e patrimoniali affidate in gestione o amministrazione agli intermediari residenti ed i contratti comunque conclusi attraverso il loro intervento, qualora i flussi finanziari ed i redditi derivanti siano stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari.
La legge ha esteso gli adempimenti comunicativi anche ai soggetti residenti che, pur non essendo i possessori diretti degli investimenti o attività all’estero, risultano i titolari “effettivi” dell’investimento e per individuare il “titolare effettivo” la norma richiama quanto previsto dalla disciplina antiriciclaggio ed in particolare la definizione fornita dall’art. 2 dell’“Allegato tecnico” del D.Lgs. n. 231/2007,
La “Legge Comunitaria 2013” ha alleggerito anche l’apparato sanzionatorio per il monitoraggio fiscale. La violazione dell’obbligo di dichiarazione delle attività detenute all’estero è ora punita con una sanzione amministrativa pecuniaria dal 3% al 15% dell’ammontare degli importi non dichiarati (in luogo di una sanzione dal 10% al 50%); ove tali attività siano detenute in Stati o territori considerati a fiscalità privilegiata, la violazione viene punita con una sanzione che va dal 6% al 30% degli importi non dichiarati; le nuove misure sanzionatorie rilevano nei rinvii della voluntary disclosure alle norme della Comunitaria.
E’ stata eliminata la norma sulla confisca di beni di corrispondente valore. Nel caso in cui il contribuente presenti il quadro RW entro 90 giorni dalla scadenza del termine, viene applicata la sola sanzione in misura fissa pari a 258 euro e la stessa sanzione trova applicazione anche nel caso di presentazione della dichiarazione integrativa.
È stata introdotta la previsione che i redditi derivanti dagli investimenti esteri e dalle attività di natura finanziaria siano in ogni caso assoggettati a ritenuta o ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi dagli intermediari residenti ai quali gli investimenti e le attività sono affidate in gestione, custodia o amministrazione o nei casi in cui questi intervengano nella riscossione dei relativi flussi finanziari e dei redditi.
La ritenuta trova ora applicazione: 1) a titolo d’imposta del 20% per le categorie di redditi che sconterebbero tale imposizione se percepiti in Italia; 2) a titolo d’acconto con aliquota del 20%, per i redditi di capitale derivanti da mutui, depositi e conti correnti, diversi da quelli bancari nonché per i redditi di capitale indicati nelle lettere c), d) ed h), dell’articolo 44 del TUIR; e a titolo d’acconto con aliquota del 20%, per i redditi diversi derivanti dagli investimenti esteri e dalle attività finanziarie che concorrono a formare il reddito complessivo del percipiente.
Visti gli obblighi degli intermediari, è posto in capo al contribuente l’onere, qualora gli intermediari intervengano nella riscossione, di fornire i dati utili ai fini della determinazione della base imponibile. In mancanza, la ritenuta sarà applicata sull’intero importo messo in pagamento.
Passata l’opportunità sulla sanzione leggera prevista dalla Comunitaria, entro il 30 settembre 2015 è possibile avvalersi del ravvedimento lungo, pagando una sanzione pari allo 0,375% se gli asset sono detenuti in paesi white list e allo 0,75% nei paradisi fiscali.
La soluzione è meno onerosa di quanto dovuto a seguito della disclosure, le cui misure sono rispettivamente del 0,5% e 1% annuo), ferma restando la necessità di procedere rapidamente alla voluntary per tutte le annualità precedenti al 2013 ancora aperte perché non si realizzi un atto dell’Amministrazione impeditivo all’adesione alla disclosure, altrimenti la regolarizzazione dell’ultimo anno senza mettere a posto il passato potrebbe trasformarsi per il contribuente in una confessione del pregresso con applicazione del regime sanzionatorio integrale.

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