Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
31 Dicembre 2014

Voluntary disclosure e le operazioni da compiere

Di cosa si tratta

La complessità della voluntary disclosure non è tanto legata alle poche disposizioni che la regolano quanto al contesto complessivo nell’ambito del quale il comportamento tenuto dal contribuente ha rilevanza e deve essere considerato.
Le situazioni sono naturalmente molte e con effetti diversi; dal contribuente che ha ritenuto di mettere al riparo il suo denaro lecitamente guadagnato dagli effetti degli andamenti monetari, acquistando altre monete e conservandole in altro Paese, a chi ha ritenuto di operare, sistematicamente o meno, nel distrarre dall’Italia somme che sarebbero state oggetto di tassazione.
Da che parte si deve quindi muovere? E perché scegliere uno specialista?
In base alla complessità dell’operazione la prima cosa è naturalmente individuare tutto quanto vada dichiarato considerando l’arco temporale suscettibile di accertamento e quindi, nei casi in cui ricorra il raddoppio dei termini, il lungo periodo che deve essere considerato.
Il binario sarà poi duplice quando l’operazione riguardi non solo l’estero, ma anche le risorse italiane sottratte all’imposizione.
Dopo avere fatto il punto esatto e per l’Italia soprattutto con il professionista abituale che nel tempo ha seguito il contribuente, si dovrà pensare ad un contatto con gli intermediari che hanno collaborato alla conservazione e alla gestione delle risorse estere al fine di raccogliere la documentazione necessaria anche per contrastare le presunzioni che pongono l’onere della prova in capo al contribuente.
Mancando una protezione in questa fase istruttoria sarebbe poi opportuno non prendersi rischi trasportando la documentazione con sé o a mezzo di incaricati se non in una versione insuscettibile di individuare il contribuente. Il comportamento più opportuno dovrebbe essere di dare incarico per la financial due diligence ad un operatore di fiducia già in luogo che svolga l’attività direttamente all’estero.
Compiute queste preliminari disamine risulterà un primo quadro con il quale procedere alla scelta del comportamento da assumere.
Allo stato il principale sospeso è ancora costituito dall’attesa di vedere quali stati aderiranno nell’arco di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge agli “accordi che consentano un effettivo scambio di informazioni ai sensi dell’art. 26 del modello di Convenzione contro le doppie imposizioni predisposto dall’OCSE” per i Paesi black list, fatto questo da solo idoneo a consentire la determinazione ed applicazione a metà delle sanzioni (nuovo art. 5-quinquies del D.L. 30 giugno 1990, n. 167, convertito nella legge 4 agosto 1990, n. 227) e a contenere il termine prescrizionale nella misura normale e non raddoppiata.
Per organizzare i pagamenti dei tributi, sanzioni ed interessi sarà necessario scegliere tra operazioni di rimpatrio o di pagamenti dall’Italia o dall’estero ed avere quindi le risorse disponibili, tenendo in considerazione che quando pervengono le quantificazioni dell’Agenzia il temine è perentorio e breve (giorni quindici dalla data fissata per la comparizione avanti l’Ufficio dell’Agenzia).
Il contribuente dovrà procurare di disporre dell’autorizzazione che dovrà avere conferito all’intermediario presso il quale le attività fossero state trasferite per la consegna all’Agenzia.
Ribadendo la centralità della completezza per la voluntary disclosure, che reagisce alla “parzialità” della collaborazione con l’effetto di inficiarla come disposto dalla legge 15 dicembre 2014, n. 186 (nel sito: “Voluntary disclosure accorgimenti da adottare”) è necessario avere operato nella predisposizione del tutto in tempi congrui dipendendo dalla collaborazione di diversi soggetti.
Se l’operazione viene compiuta con l’ausilio di uno specialista, si potranno valutare più puntualmente le opportunità, se realmente esistenti oppure fare scelte diverse.

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