Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
29 Dicembre 2014

La voluntary disclosure e le omissioni contributive

Di cosa si tratta

Si è già scritto che la voluntary disclosure reagisce alla “parzialità” della collaborazione con l’effetto di inficiarla (“ Voluntary disclosure accorgimenti da adottare”); le modifiche introdotte dalla voluntary disclosure con la legge 15 dicembre 2014, n. 186, sono nel senso che non sia operazione ripetibile e che vada eseguita per una sola volta in modo integrale sia per l’Italia che per l’estero.
In tale senso dà conferma l’art. 1 quando inserisce al D.L. n. 167/1990 l’art. 5-quater che alla lettera a) espressamente sottolinea che si dichiarino “tutti” gli investimenti, “tutte” le attività di natura finanziaria; anche senza una comminatoria espressa si conclude che l’omissione produca i gravi effetti di inficiare l’operazione.
La reticenza, la non veridicità o l’infedeltà in sede di voluntary disclosure fanno venire meno la collaborazione che non può essere appunto parziale e può configurare un reato specifico come previsto dall’art. 5-septies che punisce con la pena detentiva da un anno e sei mesi a sei anni l’esibizione o la trasmissione di “atti o documenti falsi, in tutto o in parte, ovvero fornisce dati e notizie non rispondenti al vero”.
Peraltro la norma distingue il contribuente dal professionista che in sede tecnica collabori per la predisposizione della domanda, al quale il contribuente dovrà consegnare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà “con la quale attesta che gli atti o i documenti consegnati per l’espletamento dell’incarico non sono falsi e che i dati e notizie forniti sono rispondenti al vero”.
Disposto quanto richiamato per le consistenze estere, analogo regime è previsto per quelle italiane in forza del richiamo operato al paragrafo 4 che alla lettera d) estende l’art. 5-septies.
Il periodo da considerare è consistente nei casi in particolare di raddoppio del termine di un potenziale accertamento. Il rischio della dimenticanza o dell’errore può essere elevato per le più varie ragioni (operatività di soggetti diversi sui medesimi rapporti, cambio di intermediario estero al quale investimenti e attività sono state affidate). Il termine apparente lungo (sino al 30 settembre 2015) potrebbe risultare invece corto per procurarsi un punto esatto di tutte le consistenze e le loro evoluzioni.
La centralità della completezza nel momento nel quale si dovesse compiere la scelta di aderire all’opportunità offerta dal legislatore dovrà comportare la massima attenzione potendo esporre la decadenza dal beneficio, oltre al maggiore costo delle sanzioni applicabili, anche gli effetti di violazioni di disposizioni penali (nel sito: Effetti in ambito penale dell’adesione alla voluntary disclosure).
Se l’operazione viene compiuta con l’ausilio di uno specialista, questi non mancherà di sollecitare il coinvolgimento del professionista che abbia già seguito o segua il contribuente; un esempio può essere dato dal fatto che il cliente potrebbe non avere pensato che dovrà anche dichiarare gli elementi che pongano in grado di quantificare le omissioni contributive.
L’art. 5-quater del D.L. n. 167/1990 prevede ora che il contribuente metta in grado l’Amministrazione di quantificare anche i contributi; dovrà infatti fornire “i documenti e le informazioni per la determinazione degli eventuali maggiori imponibili agli effetti… dei contributi previdenziali… non connessi con le attività costituite o detenute all’estero, relativamente a tutti i periodi di imposta per i quali, alla data di presentazione della richiesta, non sono scaduti i termini per l’accertamento o la contestazione della violazione degli obblighi di dichiarazione”.
Quanto illustrato porta a confermare come la collaborazione tecnica per la disamina completa debba essere svolta con massimo scrupolo ad evitare di porre anziché risolvere i problemi.

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