Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
5 Maggio 2015

Voluntary disclosure: modello “waiver”

Di cosa si tratta

Dopo l’entrata in vigore della legge 15 dicembre 2014, n. 186 l’Agenzia delle Entrate ha compiuto una serie di interventi con funzione chiarificatrice dell’interpretazione dell’amministrazione e con funzione anche applicativa.
Il 30 gennaio 2015 è stato approvato il modello per la richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria per l’emersione ed il rientro di capitali detenuti all’estero e per l’emersione nazionale. Il 31 gennaio 2015 è stato adottato il provvedimento del Direttore dell’Agenzia, annunciato in delega nella legge;; il 13 marzo è stata adottata la circolare n. 10/E e il 30 aprile è stato pubblicato il modello proposto da utilizzare per le dichiarazioni da fornire in caso di capitali detenuti all’estero per i quali il contribuente voglia compiere la regolarizzazione senza passare dal rimpatrio ovvero abbia a spostare in seguito le disponibilità presso altro intermediario.
Il legislatore, per la condotta collaborativa ritenuta di carattere eccezionale giustificante un ridimensionamento delle sanzioni, ha così previsto che le sanzioni siano determinate in misura pari alla metà del minimo edittale in presenza delle seguenti condizioni: a) le attività vengono trasferite in Italia o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazioni con l’Italia, inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, e successive modificazioni; b) le attività trasferite in Italia o nei predetti Stati erano o sono ivi detenute; c) il rilascio da parte dell’autore della violazione all’intermediario finanziario estero, presso cui le attività sono detenute, l’autorizzazione a trasmettere alle autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto di collaborazione volontaria con l’obbligo di allegare copia di tale autorizzazione (c.d. waiver), controfirmata dall’intermediario finanziario estero, alla richiesta di collaborazione volontaria.
Il modello del waiver proposto si compone di due parti: il contribuente che dà l’autorizzazione e l’intermediario che aderisce all’impegno di fornire informazioni.
Il senso della misura è di permettere all’Amministrazione finanziaria di controllare la veridicità delle informazioni indicate dal contribuente nella dichiarazione dei redditi per i periodi d’imposta successivi a quello di adesione alla collaborazione volontaria (c.d. monitoraggio rafforzato).
Ai fini della verifica delle condizioni per fruire della riduzione delle sanzioni in misura pari alla metà del minimo edittale si considerano trasferite in Italia anche le attività per le quali, in alternativa al rimpatrio fisico, sia intervenuto o interverrà, entro termini che consentano di tener conto degli effetti sulla riduzione delle sanzioni nei corrispondenti atti dell’Ufficio, l’affidamento delle attività finanziarie e patrimoniali in gestione o in amministrazione agli intermediari residenti, sempre che i flussi finanziari e i redditi derivanti da tali attività vengano assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari. Il trasferimento si considera eseguito nel momento in cui l’intermediario assume formalmente in amministrazione o gestione gli investimenti e le attività finanziarie detenute all’estero e del trasferimento il contribuente dovrà curare di informare tempestivamente l’Ufficio.
Se tali condizioni non dovessero sussistere, la sanzione è determinata nella misura del minimo edittale, ridotto di un quarto, ossia in misura pari al 75 percento del minimo edittale.
Nel caso di trasferimento delle attività finanziarie, successivamente all’attivazione della procedura, presso un intermediario localizzato in uno Stato diverso dagli Stati membri dell’Unione europea o da quelli aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, l’assenza del rilascio del waiver comporta l’applicazione della sanzione indicata. La riduzione in misura pari alla metà del minimo edittale si applica anche nel caso in cui l’autore della violazione, al momento della presentazione della richiesta di accesso alla procedura, non sia più in possesso degli investimenti o delle attività finanziarie già detenute irregolarmente in paesi black list, avendole donate ovvero destinate al consumo. Il contribuente, per essere ammesso al beneficio per la sanzione, onde escludere l’esistenza di attività che potrebbero essere oggetto di monitoraggio rafforzato, dovrà permettere all’Ufficio di verificare l’effettivo azzeramento degli investimenti o delle attività finanziarie precedentemente detenute, fornendo adeguata documentazione al riguardo.
Il modello si trova nel sito dell’Agenzia (waiver) e va presentato all’Agenzia controfirmato dall’intermediario.
Altro effetto della presentazione del modello è dato dal fatto che ricorrendo congiuntamente le condizioni previste dalla norma, non si applica a questi contribuenti nemmeno il raddoppio dei termini di decadenza (articolo 5-quater, comma 4, del Dl n. 167/1990). Più precisamente, il raddoppio dei termini non viene applicato se si verificano tutte le seguenti condizioni: – il paese black list presso il quale erano o sono detenuti gli investimenti e le attività estere oggetto della collaborazione volontaria deve aver stipulato con l’Italia, entro il 2 marzo 2015, un accordo che consenta un effettivo scambio di informazioni conforme al Modello di Convenzione contro le doppie imposizioni elaborato dall’Ocse (Confederazione Elvetica, Liechtenstein e Principato di Monaco); – il contribuente che ha attivato la procedura e che vuole mantenere le attività oggetto di collaborazione volontaria nel paese black list dove le deteneva deve rilasciare all’intermediario finanziario estero presso cui le attività erano o sono detenute l’autorizzazione a trasmettere alle Autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto di procedura (il waiver) ed allegare copia di tale autorizzazione, controfirmata dall’intermediario finanziario estero, alla richiesta di collaborazione; – nel caso in cui il contribuente trasferisca, successivamente all’attivazione della procedura, le attività oggetto di collaborazione volontaria presso un altro intermediario localizzato fuori dall’Italia o dagli Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, deve rilasciare all’intermediario finanziario estero presso cui le attività sono trasferite l’autorizzazione a trasmettere alle Autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto della procedura a partire dal periodo d’imposta nel corso del quale avviene il trasferimento.
L’Amministazione avvisa che il modello non è fisso, ma può essere migliorato nel fornire altri dati che professionisti e operatori del settore dovessero ravvisare per utili ai fini della procedura.

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