Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
10 Luglio 2015

Verifiche bancarie e conti bancari dell’amministratore

Di cosa si tratta

La Corte di Cassazione con l’Ordinanza n. 2029/2014, ha stabilito un limite alle verifiche in banca sulle Srl, o meglio agli atti impositivi emessi dopo i controlli fiscali presso le banche.
Nel caso in cui il Fisco non dimostri la pertinenza all’azienda dei rapporti raccolti dalla Guardia di Finanza sul conto del socio, l’accertamento a carico della Srl basato su tali fatti deve essere annullato.
Il caso esaminato dalla Corte riguardava il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate contro la decisione con la quale una Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l’atto impositivo a carico di una Srl emesso sulla base di verifiche bancarie sui conti dell’amministratore della società.
La Cassazione ha richiamato gli artt. 32 e 37 del Dpr n. 600/73 i quali, in tema di imposte sui redditi di società di capitali, prevedono che: “L’utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata ai conti formalmente intestati all’ente, ma riguarda anche quelli formalmente intestati ai soci, amministratori o procuratori generali, allorché risulti provata dall’Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzione, la natura fittizia dell’intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all’ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati.
In ordine alla distribuzione dell’onere probatorio circa la pertinenza alla società dei rapporti bancari intestati alle persone fisiche con essa collegate, l’Ufficio non è tenuto a provare che tutte le movimentazioni che risultano da quei rapporti rispecchino operazioni aziendali, ma al contrario la corretta interpretazione dell’art. 32 del d.P.R. n. 600/73 impone alla società contribuente di dimostrare l’estraneità di ciascuna di quelle operazioni alla propria attività di impresa”.
Quindi i controlli fiscali basati su indagini bancarie possono essere estese ai conti degli amministratori o soci della società e dei familiari del contribuente solo a patto che prima ne sia provata, anche tramite presunzioni, la riconducibilità all’attività del soggetto indagato.
Viene precisato che compete all’Ufficio l’onere di dimostrare la pertinenza alla società dei rapporti bancari intestati a terzi, anche sulla base di presunzioni.
Nell’ultimo periodo la Cassazione ha affermato che, al fine di dimostrare la riferibilità al contribuente interessato dei conti intestati a terzi, è ritenuto sufficiente provare i seguenti elementi:
– l’assenza di disponibilità, da parte dei terzi, di redditi idonei a giustificare le movimentazioni dei conti;
– la rilevante entità delle operazioni bancarie eseguite, delle quali non viene fornita idonea giustificazione;
– la mancata risposta dei soggetti interessati alle richieste di chiarimenti formulate dall’ufficio;
– il reperimento delle distinte bancarie del conto corrente dell’amministratore nei locali dell’azienda;
– la circostanza che i conti correnti dei terzi non vengono movimentati dai soggetti intestatari;
– la presenza di qualsiasi altro elemento indiziario idoneo a dimostrare l’utilizzo dei conti dei terzi per occultare operazioni commerciali effettuate dal contribuente.
Una volta che sia stato violato, diventa possibile la riconduzione alla società dell’attività dei conti che siano stati individuati come strumenti per realizzare un profitto fuori dalla imposizione fiscale. Anche senza parlare integralmente di un apposito conto, il discorso vale anche per le operazioni singole che siano state compiute da altri conti che non siano quelli aperti per l’operatività ordinaria della Srl.
La possibilità di fornire la prova contraria del contribuente è in un certo senso meno ardua non essendo la consueta di carattere negativo, che rasenta il diabolico, e, se il contribuente si sarà provvisto di precise note esplicative della operazioni compiute, effettuate da se stesso e da altri (visto che l’accertamento arriva molti anni dopo), non gli sarà difficile spiegare operazioni e giustificare quelli che potrebbero essere ritenuti apparenti ricavi.

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