Categorie approfondimento: Ricerca e innovazione
30 Ottobre 2011

Venture capital: misure per favorirne lo sviluppo

Di cosa si tratta

Il decreto per lo Sviluppo (D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito in Legge 15 luglio 2011, n. 111, pubblicata sulla GG.UU. n. 164 del 16-7-2011) ha considerato nel Titolo 2° all’art. 31 come intervenire al fine di favorire l’afflusso di capitale di rischio verso le nuove imprese.
Per fare questo ha compiuto alcune operazioni semplici determinando che l’accesso al venture capital e il sostegno ai processi di crescita di nuove imprese verrà compiuto con l’utilizzo dello strumento dei fondi comuni di investimento, secondo le linee indicate dalla Commissione europea nella comunicazione “Europe 2020”; in questo contesto sono stati definiti “Fondi per il Venture Capital” (FVC) i fondi comuni di investimento armonizzati UE, che investono almeno il 75% dei capitali raccolti in società non quotate:

  • nella fase di sperimentazione (seed financing),
  • di costituzione (start-up financing),
  • di avvio dell’attività (early-stage financing),
  • di sviluppo del prodotto (expansion financing).

Queste società destinatarie dei FVC devono avere, tra l’altro, le seguenti caratteristiche:

    1. non essere quotate;
    2. avere sede legale nel territorio di uno Stato Membro dell’Unione Europea o nel territorio di uno Stato Membro dello Spazio Economico Europeo, a condizione che abbiano con l’Italia un accordo che consenta un adeguato scambio di informazioni ai fini fiscali;
    3. essere detenute, direttamente o indirettamente, in via prevalente da persone fisiche;
    4. essere soggette all’imposta sul reddito delle società o analoga imposta prevista dalla legislazione locale senza la possibilità di esserne esentate totalmente o parzialmente;
    5. essere società esercenti attività di impresa da non più di 36 mesi;
    6. avere un fatturato, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato prima dell’investimento del FVC, non superiore ai 50 milioni di euro.

Il vantaggio accordato è di non essere soggetti ad imposizione i proventi di cui alla lettera g) del comma 1 dell’art. 44 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), di cui al D.Pr. 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dalla partecipazione ai FVC.
La norma individua “i proventi derivanti dalla gestione, nell’interesse collettivo di pluralità di soggetti, di masse patrimoniali costituite con somme di denaro e beni affidati da terzi o provenienti dai relativi investimenti”.
Il provvedimento compie un rinvio ad un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di natura non regolamentare con il quale verranno stabilite, tra l’altro, le modalità di rendicontazione annuale dei gestori dei FVC al fine di rispettare le condizioni poste dal provvedimento per rientrare nella definizione dei Fondi considerati e delle società destinatarie e le sanzioni nel caso del mancato rispetto delle suddette condizioni.
Per i soggetti titolari di reddito d’impresa le disposizioni per l’esonero dal tributo sono efficaci previa autorizzazione della Commissione europea secondo le procedure previste dall’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea di Lisbona (TFUE) nella parte sugli aiuti di stato che prevede: “Alla Commissione sono comunicati, in tempo utile perché presenti le sue osservazioni, i progetti diretti a istituire o modificare aiuti. Se ritiene che un progetto non sia compatibile con il mercato interno a norma dell’articolo 107, la Commissione inizia senza indugio la procedura prevista dal paragrafo precedente. Lo Stato membro interessato non può dare esecuzione alle misure progettate prima che tale procedura abbia condotto a una decisione finale.” Infatti l’art. 108 TFUE stabilisce: “Salvo deroghe contemplate dai trattati, sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza”.
Ancora una volta la misura è quindi imperfetta dal momento che richiede un’autorizzazione della Commissione Europea, per la quale l’Unione ha accelerato i tempi per l’adozione e pare che già si possa esprimere il giudizio che non urti contro i principi del Trattato sul funzionamento della Unione Europea.

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