30 Maggio 2018

E’ valido il richiamo delle clausole vessatorie a fine contratto?

Nella pratica è frequente rilevare che i contratti che vengono predisposti dalla c.d. parte forte, i cui patti devono essere oggetto di approvazione specifica quando contengono decadenze, limitazioni di responsabilità, facoltà di recesso, limitazioni di formulare eccezioni, restrizioni, tacita proroga o rinnovazione, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria, siano confezionati con un indiscriminato richiamo in calce al contratto assieme a quelle clausole che non corrispondono all’elenco dato dal art. 1341 cod. civ.
Più esattamente questa situazione la si trova quando chi ha predisposto il testo lo ha copiato da un “tipo” diffuso sul mercato e compie l’operazione di integrare i richiami in modo indiscriminato.
Questa situazione è diversa peraltro quando il contratto è realmente negoziato e non sia situazione da ricondurre alle condizioni generali di contratto, regolati dalla norma richiamata.
Quando ci si trova di fronte ad un richiamo indiscriminato di tutte le clausole contrattuali già logicamente ci si pone il quesito se si sia rispettata la prescrizione normativa.
Se la funzione del richiamo del patto in calce allo stesso è di assicurare l’approvazione dell’altra parte, la cui attenzione è richiamata su quanto concorda che abbia efficacia, non si può ritenere valido un richiamo dell’intero contenuto del contratto.
In tale modo, che rende oggettivamente difficoltosa la percezione della disposizione, non è rispettata la norma che, oltre a richiedere l’approvazione separata, vuole anche che sia scelta di una tecnica redazionale idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore sul significato delle clausole specificamente approvate.
Non integra quindi il requisito della specifica approvazione per iscritto il richiamo di tutte le condizioni generali di contratto o di gran parte di esse, comprese quelle prive di carattere vessatorio, e la loro sottoscrizione indiscriminata; lo afferma il Tribunale di Reggio Emilia, con la sentenza del 24 aprile 2018.
La sentenza considera la pregiudiziale di rito relativa all’eccezione di incompetenza territoriale sollevata da una parte, che indicava in contratto un foro esclusivo per agire in via monitoria. Il patto doveva ritenersi avere natura vessatoria e quindi da doversi approvare, ma nel caso in concreto la clausola era approvata unitamente a molte altre clausole, molte delle quali in realtà non vessatorie, fatto che rendeva l’approvazione inidonea.
L’eccezione è stata ritenuta fondata in quanto non occorre sottoscrivere ciascuna clausola vessatoria, bastando un’apposita dichiarazione che raggruppi tutte le clausole singolarmente richiamate, ma la Suprema Corte ha già chiarito che non integra il requisito della specifica approvazione per iscritto il richiamo in blocco di tutte le condizioni generali di contratto o di gran parte di esse, comprese quelle prive di carattere vessatorio, e quindi la loro sottoscrizione indiscriminata, poiché con tale modalità non è garantita l’attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole; è una modalità di approvazione della clausola vessatoria tale da rendere difficoltosa la percezione della stessa, e per la genericità di tale riferimento priva l’approvazione della specificità richiesta dall’art. 1341 c.c., perché oltre la sottoscrizione separata, va utilizzata una tecnica redazionale idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore sul significato delle clausole specificamente approvate (Cass. n. 9492/2012).
Nel caso concreto, il modulo predisposto da una banca prevedeva la specifica approvazione per iscritto di 16 clausole, molte delle quali sicuramente non vessatorie.

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