Categorie approfondimento: Credito e banche
15 Dicembre 2013

Usura sopravvenuta

Di cosa si tratta

Non è residuale l’ipotesi che in un rapporto bancario le norme successive relative all’usura debbano trovare applicazione non al fine di una condanna penale, ma al diverso obiettivo di perequare la situazione che si è andata realizzando.
Afferma il principio la Corte di Cassazione 11 gennaio 2013, n. 602, la cui massima riportiamo: “Trattandosi di rapporti non esauriti al momento dell’entrata in vigore della legge n. 108 del 7 marzo 1996, va richiamato l’art. 1 di detta legge che ha previsto la fissazione di tassi soglia e affermare che, ove vengano superate le misure consentite, gli interessi corrispettivi e moratori ulteriormente maturati vanno considerati usurari e dunque automaticamente sostituiti, anche ai sensi degli artt. 1419, comma 2, e 1339 cod. civ., circa l’inserzione automatica di clausole, in relazione ai diversi periodi, dai tassi soglia”.
La pronunzia conserva validità al contratto e modifica il contenuto in relazione agli interessi in conformità al limite normativo vigente.
Anche l’Arbitro Bancario (ABF, Collegio di Napoli, 3 aprile 2013) è intervenuto sulla questione ritenendo ammissibile il controllo dell’usura sopravvenuta, ovvero il superamento del tasso soglia che si può verificare in due diverse situazioni:
a) per i contratti stipulati prima dell’entrata in vigore della legge n. 108/96;
b) per i contratti successivi alla legge n. 108/96 qualora il Taeg, originariamente pattuito nel rispetto della soglia di usura, superi tale soglia per la sopravvenuta variazione in diminuzione del tasso medio rilevato TEGCM.
Secondo la sentenza n. 602 del 2013 della Cassazione, anche per i contratti stipulati prima della legge n. 108/1996, è ammissibile il controllo sull’usurarietà del costo del credito.
La conclusione è quindi che la clausola che preveda interessi divenuti usurari nel corso del tempo è nulla e deve essere automaticamente sostituita con il tasso soglia.
Inoltre in entrambi i casi è quindi possibile verificare se nel corso del contratto siano stati corrisposti interessi usurari e chiedere in restituzione la differenza tra quanto pagato ed il tasso soglia, superato il quale si configura l’usura.
La Cassazione aveva ritenuto che “giurisprudenza ormai consolidata (da ultimo Cass. N. 25182 del 2010) ha precisato che, con riferimento a fattispecie anteriore (come nel caso che trattato) alla L. n. 108 del 1996 (disciplina ‘antiusura’), in mancanza di una previsione di retroattività, la pattuizione di interessi ultralegali non è viziata da nullità, essendo consentito alle parti di determinare un tasso di interesse superiore a quello legale, purché ciò avvenga in forma scritta: l’illiceità si ravvisa soltanto ove sussistano gli estremi del reato di usura ex art. 644 c.p.: vantaggio usurario, stato di bisogno del soggetto passivo, approfittamento di tale stato da parte dell’autore del reato”.
Valide dunque le predette clausole contrattuali, è esclusa l’automatica sostituzione del tasso originariamente determinato con quello legale.
Non afferma la sentenza impugnata la nullità delle pattuizioni anteriori alla legge n. 108 del 1996, ma ne precisa correttamente l’illegittimità degli effetti, relativamente ai rapporti non ancora esauriti, con sostituzione automatica del tasso divenuto usurario con il tasso soglia, di cui all’art. 1 predetta legge (e successivi decreti ministeriali).

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