Categorie approfondimento: Credito e banche
25 Marzo 2014

Usura e ricomprensione dei costi di assicurazione

Di cosa si tratta

La determinazione del tasso ai fini dell’indagine sull’usura deve essere condotta tenendo conto di commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse solo quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.
Deve essere ricompresa, nel calcolo del tasso praticato, anche la polizza assicurativa finalizzata alla garanzia del rimborso del mutuo, atteso che essa è condizione necessaria per l’erogazione del credito ed attesa la sua natura remunerativa, sia pure in via indiretta, per il mutuante.
Ha affermato che le direttive e le istruzioni della Banca d’Italia, quale organo di vigilanza ed indirizzo delle banche e degli operatori finanziari, non sono vincolanti per gli organi giurisdizionali, non essendo fonti normative.
La Corte d’Appello di Milano con sentenza n. 3283 del 22 agosto 2013 si è espressa in questi termini, ad ulteriore e non ultimo chiarimento in merito alla valutazione dei criteri per la verifica del superamento del tasso d’interesse usurario.
Il Collegio milanese è stato investito della questione per effetto dell’appello proposto da una società finanziaria avverso l’ordinanza ex art. 702-ter cpc, con cui il Tribunale di Busto Arsizio – Sez. dist. Saronno – aveva dichiarato la nullità di un contratto di finanziamento, limitatamente alle clausole relative agli interessi, considerati usurari. In particolare, ai fini della verifica del superamento del c.d.“tasso soglia” antiusura, il Giudice di prime cure aveva incluso nei costi del finanziamento anche quello della polizza assicurativa finalizzata alla garanzia del rimborso del mutuo. La mutuataria, in quanto solo parzialmente vittoriosa in primo grado – stante la proposizione di analoga domanda relativa ad altro contratto di finanziamento, non accolta – ha proposto appello incidentale per vedersi accogliere le domande disattese.
La Corte d’Appello, pronunciandosi sull’appello principale, ha nettamente sancito l’usurarietà del tasso applicato al contratto di finanziamento, confermando il provvedimento impugnato. Al fine di valutare il superamento o meno del “tasso soglia” – ha affermato – vanno computate tutte quelle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse solo quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.
Dunque, anche la polizza assicurativa finalizzata alla garanzia del rimborso del mutuo va ricompresa nel tasso praticato, atteso che essa è condizione necessaria per l’erogazione del credito ed attesa la sua natura remunerativa, sia pure in via indiretta, per il mutuante.
Chiaro è il riferimento al dato letterale di cui all’art. 644, co. 4 del codice penale in materia di usura, confermato dal rinvio alle pronunce della Cassazione penale sulla medesima questione (Cass. pen. n.12028/10 e n.28743/10), secondo cui “devono […] ritenersi rilevanti, ai fini della integrazione della fattispecie dell’usura, tutti gli oneri che il contraente sopporta in connessione con l’erogazione del credito”.
La Corte ha espressamente negato la vincolatività delle istruzioni e delle direttive impartite dalla Banca d’Italia per il controllo dell’usurarietà dei tassi, sul presupposto che esse non sono fonti normative ed anche considerando che le nuove istruzioni, a partire dal 2009, includono anche il costo relativo alle polizze assicurative nel calcolo ai fini della verifica del superamento del tasso soglia.
Il Collegio ha così disatteso le argomentazioni di parte appellante, rigettando l’impugnazione principale e l’appello incidentale rimasto assorbito con riferimento al medesimo capo di sentenza, è stato rigettato – a conferma della correttezza della decisione del Tribunale – atteso che l’asserita violazione dell’art. 39 D.P.R. n. 180/50, dedotta dalla mutuataria, non può condurre ad una pronuncia di nullità dell’intero contratto, in quanto attiene ad obblighi di natura comportamentale che possono giustificare il ristoro del danno eventualmente patito, mentre non riguarda elementi intrinseci della fattispecie negoziale.
La pronuncia ispira una rimeditazione complessiva sulla disciplina dell’usura, alla luce dei ripetuti interventi della giurisprudenza al riguardo, nonché delle più recenti istruzioni della Banca d’Italia – rispetto alle quali comunque la sentenza in esame non appare difforme. Va rilevato che queste ultime, pur non vincolanti per il Giudice che, nell’esercizio della propria funzione, è soggetto soltanto alla legge, costituiscono un punto di riferimento imprescindibile per l’interpretazione della normativa in materia di usura o, quantomeno, hanno orientato gli interpreti fino alle ultime pronunce della Suprema Corte. Trattasi, infatti, di indicazioni provenienti da un soggetto tecnicamente ed istituzionalmente qualificato ad esprimersi sulla normativa di settore. Una lettura troppo netta della pronuncia in esame, che prescindesse da questa semplice considerazione, potrebbe portare a travisarne il senso.

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