Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
4 Maggio 2007

Tutela alternativa a quella giurisdizionale: il ricorso dinanzi al Garante

Di cosa si tratta

Nel quadro dei rimedi azionabili innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, previsti dall’art. 141 del Codice sulla Privacy, il ricorso ricopre con tutta evidenza il ruolo di maggior rilievo. Questa forma di tutela, disciplinata dagli articoli 145 e seguenti, presenta caratteri sia amministrativi sia giurisdizionali ed è connotato dal principio della domanda, dalla garanzia del contraddittorio, dall’obbligo di motivazione del provvedimento conclusivo e dalla previsione di poteri cautelari.
La proponibilità del ricorso è subordinata al rispetto di una condizione individuata dall’articolo 146 c.d.p.. In tale sede si afferma che, salvi i casi in cui il decorso del termine esporrebbe taluno a pregiudizio imminente e irreparabile, lo stesso possa essere proposto solo dopo che sia stata avanzata richiesta sul medesimo oggetto al titolare o al responsabile del trattamento e, decorsi i termini previsti dai successivi commi, gli stessi non abbiano dato risposta o abbiano opposto un diniego anche parziale. Con tale disposizione, rubricata “interpello preventivo”, il legislatore ha previsto l’obbligo di attivare una sorta di tentativo di conciliazione che anticipi la proposizione del ricorso al Garante, al fine di evitare che l’Autorità venga investita da questioni irrilevanti.
In base al secondo comma della disposizione in esame, il riscontro alla richiesta da parte del titolare o del responsabile deve essere fornito entro 15 giorni dal suo ricevimento. Entro il medesimo termine, se le operazioni necessarie per un integrale riscontro alla richiesta sono di particolare complessità ovvero ricorre altro giustificato motivo, il titolare o il responsabile devono darne comunicazione all’interessato. In tal caso il termine per l’integrale riscontro è di trenta giorni dalla richiesta medesima.
Secondo quanto previsto dall’articolo 147 del Codice, il ricorso, sottoscritto dal ricorrente o dal procuratore speciale, è proposto nei confronti del titolare del trattamento e deve indicare:

  1. gli estremi identificativi del ricorrente, dell’eventuale procuratore speciale, del titolare e, ove conosciuto, del responsabile eventualmente designato per il riscontro all’interessato in caso di esercizio dei diritti di cui all’articolo 7 (“Diritto d’accesso ai dati personali ed altri diritti”);
  2. la data della richiesta presentata al titolare o al responsabile ai sensi dell’articolo 8, comma 1, oppure il pregiudizio imminente e irreparabile che permette di prescindere dalla richiesta medesima (“Esercizio dei diritti”);
  3. gli elementi posti a fondamento della domanda;
  4. il provvedimento richiesto al Garante;
  5. il domicilio eletto ai fini del procedimento.

Al ricorso deve essere inoltre unita la documentazione utile ai fini della sua valutazione e l’indicazione di un recapito per l’invio di comunicazioni al ricorrente mediante posta elettronica, telefax o telefono.
Il ricorso è rivolto al Garante e la relativa sottoscrizione è autenticata. L’autenticazione non è richiesta se la sottoscrizione è apposta presso l’Ufficio del Garante o da un procuratore speciale iscritto all’albo degli avvocati. Condizione per la validità del ricorso è la sua trasmissione con “plico raccomandato”, oppure per via telematica osservando le modalità relative alla sottoscrizione con firma digitale e alla conferma del ricevimento prescritte ai sensi dell’articolo 38, comma 2 c.d.p., ovvero con diretta presentazione presso l’Ufficio del Garante.
La trasmissione per via telematica pare essere la modalità di presentazione maggiormente caldeggiata e il legislatore ha voluto agevolarne l’impiego imponendo l’utilizzo di un apposito modello predisposto dal Garante. Il legislatore ha altresì riservato alla stessa Autorità il potere di impartire ulteriori prescrizioni anche per quanto riguarda le modalità di sottoscrizione con firma digitale e di conferma del ricevimento.
Il ricorso è inammissibile se non risultano osservate le disposizioni di cui agli artt. 145 e 146, nonché qualora difetti degli elementi previsti dall’articolo 147 c.d.p.; tuttavia, entro sette giorni dalla sua presentazione o dalla ricezione dell’invito, il ricorrente o il procuratore speciale possono provvedere alla sua regolarizzazione.
Il procedimento relativo al ricorso è disciplinato dall’articolo 149 del Codice. In tale sede si afferma che, fuori dai casi in cui è dichiarato inammissibile o manifestamente infondato, il ricorso è comunicato al titolare del trattamento entro tre giorni a cura dell’Ufficio del Garante, con invito ad esercitare entro dieci giorni dal suo ricevimento la facoltà di comunicare al ricorrente e all’Ufficio la propria eventuale adesione spontanea. In caso di adesione spontanea è dichiarato il “non luogo a provvedere”. Inoltre, se il ricorrente lo richiede, è determinato in misura forfetaria l’ammontare delle spese e dei diritti inerenti al ricorso, posti a carico della controparte o compensati, anche parzialmente, per giusti motivi.
Nel procedimento dinanzi al Garante il titolare, il responsabile e l’interessato hanno diritto di essere sentiti personalmente o a mezzo di procuratore speciale, e hanno facoltà di presentare memorie o documenti. Il termine per la presentazione degli stessi, nonché la data in cui tali soggetti possono essere sentiti in contraddittorio, è fissata dal Garante.
Nel procedimento il titolare può precisare la domanda nei limiti di quanto chiesto con il ricorso o a seguito di eccezioni formulate dal titolare.
Il Gara nte può disporre anche d’ufficio l’espletamento di una o più perizie; il provvedimento che le dispone precisa il contenuto dell’incarico e il termine per la sua esecuzione, ed è comunicato alle parti le quali possono presenziare alle operazioni personalmente o tramite procuratori o consulenti designati.
Vi è inoltre da evidenziare che, nonostante il procedimento dinanzi al Garante sia caratterizzato da tempi di svolgimento assai contenuti, il legislatore ha introdotto la possibilità di adottare provvedimenti cautelari come strumento di garanzia della posizione dell’interessato. Infatti, l’articolo 150, comma 1, c.d.p. prevede che se la particolarità del caso lo richiede, il Garante può disporre in via provvisoria il blocco in tutto o in parte di taluno dei dati, ovvero l’immediata sospensione di una o più operazioni del trattamento.
Assunte le necessarie informazioni, il Garante -se ritiene fondato il ricorso- ordina al titolare, con decisione motivata, la cessazione del comportamento illegittimo, indicando le misure necessarie a tutela dei diritti dell’interessato e assegnando un termine per la loro adozione. La mancata pronuncia sul ricorso, decorsi sessanta giorni dalla data di presentazione, equivale a rigetto.
Se vi è stata previa richiesta di taluna delle parti, il provvedimento che definisce il procedimento determina in misura forfetaria l’ammontare delle spese e dei diritti inerenti al ricorso, posti a carico del soccombente o compensati anche parzialmente per giusti motivi.
Il provvedimento espresso, anche provvisorio, adottato dal Garante è comunicato alle parti (anche mediante posta elettronica o telefax) entro dieci giorni presso il domicilio eletto o risultante dagli atti.
Le decisioni assunte dal Garante sono definitive, ossia non sono modificabili se non a seguito di opposizione. Secondo quanto previsto dall’articolo 151, contro il provvedimento espresso o il rigetto tacito di cui all’articolo 150, comma 2, il titolare o l’interessato possono proporre opposizione dinanzi al tribunale con ricorso ai sensi dell’articolo 152 c.d.p.. L’opposizione non sospende l’esecuzione del provvedimento. Quanto alla fase esecutiva, se sorgono delle contestazioni ovvero difficoltà il Garante dispone le modalità di attuazione avvalendosi, se necessario del personale dell’Ufficio o della collaborazione di altri organi dello Stato.
La mancata osservazione dei provvedimenti pronunciati dal Garante comporta l’applicazione delle sanzioni penali disposte dall’articolo 170 del Codice.
In ultimo, il sesto comma dell’articolo 150 c.d.p specifica che è titolo esecutivo, passibile di esecuzione forzata ai sensi degli articoli 474 e 475 c.p.c., esclusivamente la parte del provvedimento, non opposto o contro il quale l’opposizione sia stata respinta, che determina l’ammontare delle spese, con conseguente esclusione delle restanti parti del provvedimento.

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