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3 Dicembre 2017

Trasformazione di società semplice in s.r.l. e modifiche statutarie

Nel caso i soci di una società di persone ritenessero di trasformare la società in una società di capitali lo possono fare decidendo con l’approvazione a maggioranza. In tale occasione potranno anche adottare modifiche statutarie che siano funzionali all’operazione.
Tuttavia per le modifiche statutarie “non indispensabili per realizzare l’operazione di trasformazione potranno procedervi purché venga rispettato il regime deliberativo previsto per la società trasformanda”.
La distinzione compiuta è di saliente rilievo ed è stata effettuata dal Tribunale di Asti con sentenza del 1 agosto 2016.
Un socio aveva sostenuto nell’impugnare la delibera di trasformazione che fosse necessaria l’approvazione con il consenso di tutti i soci non solo per la trasformazione, ma anche per le ulteriori modificazioni.
Il tribunale ha ritenuto inammissibile la domanda di accertamento della trasformazione in quanto l’art. 2500-bis cod. civ. stabilisce che una volta eseguita la pubblicità non è più possibile invalidare la delibera.
Per le modifiche ulteriori, in base alla distinzione compiuta, è stato evidenziato il contrasto di tesi su quale sia la maggioranza necessaria e se questa si individui in quanto previsto dall’art. 2500-ter cod. civ. con la maggioranza dei soci, determinata in misura pari alla partecipazione agli utili, oppure sia necessaria adesione di tutti i soci; il motivo del distinguere era legato all’applicazione dell’art. 2500-bis cod. civ. che è norma che è sopravvenuta e si poneva il tema se si applichi alle società già costituite anteriormente all’entrata in vigore della Riforma societaria.
In mancanza di precedenti giurisprudenziali il tribunale ha ritenuto che la maggioranza fosse necessaria per le modifiche che sono strettamente inerenti l’adattamento della società trasformata al tipo nel quale la trasformazione è avvenuta, mentre si applicheranno per i temi di natura non indispensabili le norme in precedenza vigenti e quindi l’unanimità prevista dall’art. 2252 cod. civ.
Si è ritenuto indispensabile che fosse deliberata a maggioranza in quanto modifica strettamente necessaria per il passaggio al nuovo tipo sociale in quanto la previsione dell’assemblea dei soci non era necessaria nella società semplice, ma lo diventava in relazione al nuovo tipo di società deliberato.
Il collegamento tra l’atto di trasformazione e la modifica concernente la composizione dell’organo amministrativo è apparsa non necessaria ai fini della trasformazione in quanto la società avrebbe potuto essere amministrata da chi già l’amministrava per l’ordinaria amministrazione e tutti i soci congiuntamente per gli atti di straordinaria.
Pertanto le modifiche contestuali non necessarie sono da adottare ai sensi dell’art. 2250 cod. civ. con il consenso di tutti i soci, che è il regime della società semplice.
Dichiarata l’invalidità della delibera, che era stata adottata quando la trasformazione non era ancora efficace, non avendo ancora espletato le formalità richieste dall’art. 2500-ter cod. civ., era conseguentemente venuta meno la disposizione che prevedeva la nomina di un amministratore unico in carica sino alla revoca e l’attribuzione della rappresentanza generale della società.
Confessiamo che la conclusione non convince. Non sembra che vi siano valide ragioni per prevedere che, in una sede di operazioni contestuali, i partecipanti adottino determinazioni soggette a maggioranze diverse compiendo un giudizio per la valutazione dell’essenzialità di quanto deliberato.
A nostro avviso basta leggere quanto previsto al primo comma dell’art. 2500-ter cod. civ. che prevede: “salvo diversa disposizione del contratto sociale”; se non abbiamo espressamente regolato il profilo, la trasformazione è un’operazione che si fonda sulla maggioranza; chi non volesse aderire, può recedere.
Risalire storicamente al contratto sociale è una cosa, considerare le norme vigenti all’epoca per ritenerle da applicarle ad una operazione di oggi è un’altra. Non riteniamo di particolare consistenza la tesi anche se non è di retroattività ciò di cui parliamo.

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