Categorie approfondimento: Lavoro
4 Settembre 2002

Il trasferimento d’azienda alla luce del d. lgs. n. 18/2001: la tutela del lavoratore

Di cosa si tratta

Il d. lgs. n. 18/01, che ha recepito la dir. 98/50/Ce, ha innovato la disciplina del trasferimento d’azienda di cui all’art. 2112 cod. civ. sia sotto il profilo della nozione di trasferimento d’azienda, sia sotto il profilo della tutela del lavoratore. Ci occuperemo qui del secondo aspetto, il primo essendo trattato in altro tema: Il “nuovo trasferimento d’azienda” (d. lgs. n. 18/2001).
La tutela del lavoratore esce rafforzata dalla riforma:

  • in primo luogo, mentre è conservato l’obbligo per il cessionario di mantenere i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi vigenti, si specifica che i contratti collettivi sono sia quelli nazionali, sia quelli territoriali, sia quelli aziendali. Inoltre, mentre è mantenuto l’inciso per il quale il mantenimento dei contratti collettivi opera salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all’impresa del cessionario, si specifica che “l’effetto di sostituzione si produce esclusivamente tra contratti collettivi del medesimo livello”. Il cessionario, quindi, deve garantire al lavoratore il mantenimento di un doppio livello contrattuale e pertanto, se il cessionario applica solo il contratto nazionale di categoria, dovrà conservare anche i trattamenti aziendali eventualmente vigenti presso il cedente: si è voluto cioè scongiurare una diminuzione delle tutele del lavoratore dell’impresa ceduta, che si sarebbe verificato se il cessionario, prima del trasferimento dell’azienda, fosse vincolato, nei confronti del proprio personale, all’applicazione del solo livello contrattuale nazionale, laddove il personale “ceduto” avesse goduto anche del livello aziendale;
  • in secondo luogo, viene attribuito al lavoratore che si dimetta a seguito di una sostanziale modificazione delle sue condizioni di lavoro avvenuta in ragione del trasferimento dell’azienda, lo stesso trattamento economico accordato dall’art. 2119 cod. civ. nel caso di giusta causa di dimissioni. Peraltro, la nuova formulazione dell’art. 2112 cod. civ. si premura di esplicitare che “il trasferimento d’azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento”;
  • da ultimo, la riforma ha modificato anche l’art. 47 della l. 428/1990, anticipando a 25 giorni prima dell’atto di trasferimento o dell’eventuale contratto preliminare il momento nel quale è fatto obbligo di dare comunicazione alle rappresentanze sindacali delle informazioni relative al trasferimento. Si è pertanto voluto consentire al sindacato di sviluppare e coordinare una eventuale attività a tutela degli interessi del lavoratore prima che il trasferimento dell’azienda si sia perfezionato.

In sintesi

L’intervento del legislatore sull’art. 2112 cod. civ., nel modo che abbiamo sommariamente descritto, si spiega probabilmente con la volontà di arginare i fenonemi di esternalizzazione (cioè a dire di decentramento, con affidamento a terzi, del personale, o anche della produzione o di servizi) posti in essere dalle imprese facendo perno proprio sul testo riformato della norma. Tali soluzioni sono sempre maggiormente ricercate dalle imprese italiane, che sono proiettate verso assetti più agili e flessibili in vista di una maggiore competitività e concorrenzialità: talvolta, come nel caso dell’art. 2112 cod. civ., il risultato si ottiene inserendosi nelle pieghe del tessuto normativo, talaltra (e ormai sempre più spesso) è lo stesso legislatore a venire incontro a tali esigenze, approntando normative volte allo snellimento e alla flessibilità (si veda ad es. il lavoro interinale, o la riforma del contratto a termine).
L’art. 2112 cod. civ. veniva cioè utilizzato per affidare a terzi, dismettendone la gestione interna, determinate attività e il relativo personale.
L’impressione che si ricava dalla novella è di un ampliamento della tutela accordata al lavoratore, come si evince anche dalla nuova rubrica dell’art. 2112 cod. civ. che non è più focalizzato sul “trasferimento dell’azienda”, bensì sul “mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda”, mantenimento dei diritti che peraltro opera anche se il mutamento di attività riguarda una attività senza scopo di lucro (ult. comma).

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