Categorie approfondimento: Societario
5 Settembre 2007

Titoli di debito delle società a responsabilità limitata

Di cosa si tratta

Il nuovo diritto societario consente alle società a responsabilità limitata di emettere titoli di debito (art. 2483 Codice Civile), cosa questa non consentita prima della Riforma del diritto societario entrata in vigore il 1° gennaio 2004.
La norma in quattro paragrafi prevede:

  1. che l’atto costitutivo consenta l’emissione di questi titoli con competenza attribuita ai soci o agli amministratori con determinazione dei limiti, modalità e maggioranze occorrenti,
  2. la limitazione alla sottoscrizione ad opera solamente di investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale, per i quali vige il principio che rispondano della solvenza dell’emittente nel caso di trasferimento a terzi,
  3. il provvedimento di emissione deve prevedere le condizioni del prestito e le modalità di rimborso con iscrizione del provvedimento presso il Registro delle Imprese, e con possibilità di modificare le condizioni e le modalità con apposita maggioranza dei titolari dei titoli,
  4. la vigenza di disposizioni di leggi speciali per particolari categorie di società e riserve di attività.

Per l’emissione è necessario che la possibilità di emettere questi titoli sia specificatamente prevista dall’atto costitutivo, che deve fissare eventuali vincoli dimensionali del collocamento e le modalità e le maggioranze necessarie per effettuare l’emissione. In ordine al vincolo dimensionale va ricordata la delibera del CICR n. 1058 del 2005, che stabilisce un taglio minimo unitario pari almeno ad euro 50.000,00.
La conclusione che la mancanza di qualcuno degli elementi illustrati comporti quale effetto la nullità dell’operazione è di tutta evidenza; del resto non sarebbe realistico pensare che vi siano operatori professionali soggetti a vigilanza prudenziale che aderiscano ad operazione che si presenti mutila su questi punti.
Diversa è la previsione della gestione dell’operazione di emissione, che, se attribuita ad un socio, deve essere individuato precisamente ed è chiamato ad operare al di fuori dell’ambito assembleare, ma limitatamente alle competenze riconosciutegli.
All’organo amministrativo è attribuita maggiore autonomia nel rispetto delle disposizioni contenute nello statuto.
I titoli di debito possono essere sottoscritti soltanto da soggetti professionali assoggettati a vigilanza prudenziale, non potendosi realizzare un collocamento presso il pubblico, diversamente dalle società per azioni e, nell’ipotesi di circolazione dei titoli che non vengano acquistati da altri investitori professionali ovvero dai membri della compagine sociale, il primo sottoscrittore professionale è tenuto a rispondere della solvibilità dell’emittente nei confronti degli investitori che abbiano acquistato i titoli.
La norma impone che al momento dell’emissione dei titoli vengano definite le condizioni contrattuali del finanziamento e le modalità di rimborso, elementi che devono essere espressamente comunicati al registro delle imprese; le dette condizioni potranno essere modificate in seguito purché vi sia il consenso della maggioranza dei possessori dei titoli di debito.
L’Osservatorio sulla riforma del diritto societario della Camera di Commercio di Milano con una sua indagine al giugno del 2005 ha individuato che poco meno dell’8 percento delle società a responsabilità limitata ha deciso di prevedere nello statuto la possibilità di emettere titoli di debito, ponendosi nella condizione di poter ricorrere a questi strumenti finanziari. L’esistenza della previsione statutaria nulla dice su quale possa essere il ricorso in concreto allo strumento.
Sicuramente il nuovo quadro normativo consente di ampliare la gamma delle fonti di finanziamento a disposizione delle imprese di minore dimensione, anche se ci troviamo di fronte ad un più rigido sistema di circolazione dei titoli emessi dalle società a responsabilità limitata rispetto alle obbligazioni delle SPA.
E’ stata rilevata una debolezza al sistema a causa della sostanziale assenza di meccanismi di controllo all’azione dei soci o dell’organo amministravo di queste società, anche per la mancanza sotto specifiche soglie dimensionali dell’attività aziendale del collegio sindacale ovvero del controllo da parte di una società di revisione. Non riteniamo che il ricorso all’istituto sia poi così diffondibile se consideriamo chi siano abitualmente gli interlocutori di queste entità imprenditoriali, mentre è vero che in termini strutturali molte società non grandissime operano in modo non diverso da una società per azioni.
Per la grande autonomia lasciata dalla norma al potere statutario riteniamo che si potranno verificare nella pratica le soluzioni più varie.
Desideriamo da ultimo soffermarci su alcune note finali, rilevando come questi titoli abbiano netta la distinzione dalle forme che comportino attribuzione di diritti amministrativi. La loro natura di debito è corroborata dalle garanzie del meccanismo circolatorio, che stacca il detentore dalla società. Mentre la circolazione delle quote nella società a responsabilità limitata è relativamente libera dal momento che si personalizza attraverso la trattativa necessariamente privata, la circolazione dei titoli di debito resta slegata dal legame soggettivo a meno che gli emittenti abbiano posto limiti di circolazione che caratterizzano il titolo anche se poi ci sarebbe da domandarsi quale circolazione si potrebbe realizzare. Invero quest’ultimo dovrebbe essere tema che non si pone se è vero che “l’assegnazione di posizioni organizzative a soggetti diversi da coloro che partecipano del capitale sociale deve passare necessariamente attraverso l’attribuzione di titoli di partecipazione: titoli che la società a responsabilità limitata non è abilitata ad emettere”.
Tra i quesiti che hanno avuto risposta in relazione a questi titoli si può ricordare il fatto che si tratti di titoli di credito a legittimazione nominale, mentre resta il quesito se si debbano ritenere titoli di massa e se questo vada a comportare un’operazione di raccolta del risparmio tra il pubblico che legittima il CICR ad intervenire per stabilire il contenuto degli “strumenti finanziari, comunque denominati, la cui emissione costituisce raccolta del risparmio”.
In ordine al contenuto giuridico della garanzia dell’investitore professionale ci si è domandato se integri la medesima situazione della cessione del credito ex art. 1276, 1° c. cod. civ. o non si tratti di una responsabilità ex lege, analoga per esempio a quella cambiaria per il girante.
Ancora ci si interroga se la decisione di emissione di questi titoli debba provenire da una sede assembleare ovvero possa essere idonea una decisione presa ai sensi dell’art. 2479 cod. civ.; propendiamo per la prima in quanto il dato testuale della disposizione fa riferimento ad una maggioranza che si conta in assemblea.
Un eccesso nell’emissione di questo tipo di titoli potrebbe inoltre andare nella direzione di favorire la sottocapitalizzazione delle società, indirizzo avversato da varie disposizioni che la disincentivano. Non per questo, se limiti non siano dati, si deve ritenere che debba esistere un principio che lo determini in una misura di rapporto ad altri elementi, anche se comunque sarà il mercato a dare delle regole in proposito.
Altra singolarità della normativa in commento è che la “maggioranza dei possessori dei titoli” possa modificare condizioni e modalità. Se infatti sono condizioni contrattuali quelle dell’emissione dei titoli, suona stonato che la maggioranza possa modificare un contratto e sarà sicuramente preferibile prevedere statutariamente che la decisione passi attraverso la partecipazione di tutti i detentori dei titoli.
Accenniamo solamente al tema che nella vigenza della circolazione dei titoli una società a responsabilità limitata pensi di trasformarsi in una società per azioni; sarà in proposito opportuno che lo statuto già preveda una riqualificazione dei titoli anche al fine di applicare una disciplina che, al contrario di questi tipi di titoli, è completa per le obbligazioni.

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