Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
5 Gennaio 2015

Il titolare effettivo nella voluntary disclosure

Di cosa si tratta

Il “titolare effettivo” è un concetto che assume particolare rilievo in tema di voluntary disclosure (legge 15 dicembre 2014, n. 186) in quanto è la persona od anche il centro di interesse economico che l’ordinamento, non solo italiano, vuole individuare al fine di realizzare veramente trasparenza e chiarezza nella titolarità di un vasto genere di beni.
Significativa attenzione ha dato la Svizzera al tema trattando del possesso delle partecipazioni nelle società anonime; è stato adottato dal Parlamento un provvedimento (12 dicembre 2014) ricchissimo di novità di rilievo, una in particolare volta alla trasparenza della conoscenza dei portatori di azioni anonime (Svizzera: il nuovo regime dei titoli anonimi e voluntary disclosure).
Rinviando per la trattazione specifica all’articolo richiamato, vediamo come si individuino i soggetti che possono aderire alla voluntary disclosure nei diversi modi per focalizzarne gli obblighi.
L‘art. 4 del D.L. n. 167/1990, che introduce obblighi dichiarativi in capo a soggetti con attività patrimoniali o finanziarie estere, rinvia per l’individuazione del “titolare effettivo” dell’investimento a quanto previsto dalla normativa antiriciclaggio e, in particolare, a quanto previsto sia dall’art. 1, co. 2, lettera V) del D.Lgs. n. 231/2007 sia dall’allegato tecnico al medesimo decreto, che si sospinge nel dettaglio affermando che “per titolare effettivo s’intende:
a) in caso di società: 1) la persona fisica o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedano o controllino un’entità giuridica, attraverso il possesso o il controllo diretto o indiretto di una percentuale sufficiente delle partecipazioni al capitale sociale o dei diritti di voto in seno a tale entità giuridica, anche tramite azioni al portatore, purché non si tratti di una società ammessa alla quotazione su un mercato regolamentato e sottoposta a obblighi di comunicazione conformi alla normativa comunitaria o a standard internazionali equivalenti; tale criterio si ritiene soddisfatto ove la percentuale corrisponda al 25 per cento più uno di partecipazione al capitale sociale; 2) la persona fisica o le persone fisiche che esercitano in altro modo il controllo sulla direzione di un’entità giuridica;
b) in caso di entità giuridiche quali le fondazioni e di istituti giuridici quali i trust, che amministrano e distribuiscono fondi: 1) se i futuri beneficiari sono già stati determinati, la persona fisica o le persone fisiche beneficiarie del 25 per cento o più del patrimonio di un’entità giuridica; 2) se le persone che beneficiano dell’entità giuridica non sono ancora state determinate, la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce l’entità giuridica; 3) la persona fisica o le persone fisiche che esercitano un controllo sul 25 per cento o più del patrimonio di un’entità giuridica”.
La disposizione è chiara nella individuazione del soggetto nelle varie forme attraverso le quali si individua.
Il testo della voluntary disclosure apre la possibilità di accedere allo strumento anche a soggetti diversi dai destinatari degli obblighi di monitoraggio fiscale.
Con la voluntary estera possono accedere persone fisiche, enti non commerciali e società semplici per i quali il presupposto d’accesso è l’esistenza di violazioni agli obblighi derivanti dalla normativa sul monitoraggio fiscale commessi fino al 30 settembre 2014.
Per la voluntary nazionale possono accedere tutti i contribuenti (e anche le società di capitali) per sanare le violazioni degli obblighi di dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto, nonché le violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta, commesse fino al 30 settembre 2014.
Apparentemente la voluntary interna sembra attivabile solo per procedere alla regolarizzazione di attivi esteri. La norma che disciplina la voluntary interna (l’art. 1, co. 2 della legge n. 186/2014) fa riferimento alla procedura prevista dall’art. 5-quater del D.L. n. 167/1990, introdotto dalla legge n. 186/2014, che è relativo alla voluntary estera, che è attivabile per la regolarizzazione delle attività finanziarie o patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato.
Ci siamo già espressi per la non adesione a questa interpretazione (nel sito: “( Estensione della voluntary disclosure: non solo denaro all’estero”) non per il fatto di realizzare discriminazioni come trattamento premiale tra evasioni il cui ricavo è rimasto all’estero ed evasioni ove l’utilità è rimasta in Italia; con l’estensione della procedura anche ai soggetti diversi da quelli obbligati al monitoraggio fiscale, il legislatore ha offerto la possibilità di regolarizzare anche violazioni che non sono in connessione con attività estere.
Anche se non dovrebbe essere così, sul punto sicuramente si esprimerà il Direttore dell’Agenzia delle entrate e restiamo in attesa di leggere cosa dica.
La voluntary interna può ritenersi una procedura che perfeziona la voluntary estera.
Gli attivi esteri, detenuti da residenti italiani in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, sono frutto con frequenza di evasioni fiscali operate da società; con la voluntary interna possono essere definite le violazioni dichiarative delle società italiane con le quali è stata costituita l’attività finanziaria detenuta dagli azionisti all’estero, con violazione degli obblighi dichiarativi.
La persona fisica potrà regolarizzare con la voluntary estera le violazioni relative al monitoraggio fiscale e alla costituzione della provvista lasciata all’estero. Con la voluntary interna la società sanerà le violazioni dichiarative sostanziali dell’operatività italiana. La duplice operazione andrebbe a ricostituire quella regolarità che avrebbe dovuto essere osservata.
A differenza dello scudo fiscale la procedura permetterà di impedire lo sviluppo delle procedure penali anche agli amministratori delle società italiane che hanno compiuto l’evasione fiscale.

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