Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
2 Aprile 2006

TIA – TARSU e la scuola statale

Di cosa si tratta

Tra i problemi dei Comuni in materia di riscossione dei Tributi o della Tariffa relativa ai rifiuti si pone quello di cosa fare in relazione alle scuole statali che si trovano nel loro territorio. Sia in regime di Tarsu (Tassa Rifiuti Solidi Urbani-Dlgs 507/1993) che di Tia (Tariffa di Igiene Ambientale-decreto legislativo 22/1997, c.d. Ronchi), il problema è chi sostenga l’onere relativo. Frequentemente si pone il quesito di chi sia il soggetto tenuto al pagamento e l’eventuale legittimato passivo all’azione volta al recupero delle somme dovute per i rifiuti.
La risposta da noi offerta è che il soggetto tenuto al pagamento sia esclusivamente l’Istituto scolastico e alla conclusione si perviene dopo l’esame di un complesso sistema legislativo che deriva dalle più recenti riforme che hanno interessato la scuola.
Con riferimento specifico alla Regione Lombardia una prima risposta è data nella Circolare, Prot. N.ro 19758, in data 30 dicembre 2005 dell’Ufficio scolastico per la Lombardia, Direzione Generale – Ufficio IX, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che è indirizzata ai Dirigenti dei CSA della Lombardia e ai Dirigenti scolastici della Lombardia, e ha per oggetto: Programma annuale delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, Criteri di calcolo della dotazione ordinaria delle istituzioni scolastiche della Lombardia per l’anno finanziario 2006.
Vi si afferma:
“Con la presente circolare, in applicazione dell’articolo 2, comma 7, del decreto interministeriale 44/2001, l’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia fornisce alle istituzioni scolastiche i criteri di calcolo per la determinazione della dotazione finanziaria necessaria alla predisposizione del Programma annuale 2006.
Il termine per l’approvazione del programma annuale da parte del Consiglio di istituto, previsto dall’articolo 8 del D.M. 44/2001, è il 14 febbraio 2006.
In caso di mancata approvazione da parte del Consiglio di istituto il dirigente scolastico ne dà comunicazione all’Ufficio scolastico regionale – Ufficio IX – che provvederà alla nomina del commissario ad acta.
Si precisa che l’eventuale assenza del Collegio dei revisori non determina la proroga degli adempimenti previsti dal regolamento di contabilità. Il comma 3 dell’articolo 2 del decreto interministeriale 44/2001 non vincola l’approvazione del Programma annuale da parte del Consiglio di istituto al parere dell’organo collegiale di controllo.
Sul funzionamento amministrativo e didattico si dice che lo stanziamento per il funzionamento amministrativo e didattico è stato determinato prendendo a riferimento:

  1. le previsioni di spesa per l’anno finanziario 2006, così come stabilite con la legge 23 dicembre 2005, n.267, “bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il 2006 – 2008”;
  2. le modalità di assegnazione dei finanziamenti adottate per il precedente esercizio”.

Il calcolo per la determinazione del finanziamento dovrà essere effettuato seguendo le indicazioni contenute nella tabella contenuta nella Circolare, moltiplicando il numero delle classi e degli alunni per le cifre corrispondenti alla tipologia delle scuola e sommando tra loro i due risultati ottenuti.
“L’USR è consapevole dell’insufficienza delle risorse derivante dalle progressive decurtazioni di fondi destinati al funzionamento amministrativo e didattico che hanno interessato le istituzioni scolastiche in questi ultimi anni e si è attivato per ottenere le integrazioni necessarie a rendere più contenute le riduzioni subite.”
A precisazioni e chiarimenti, al N.ro 7) si afferma: “Finanziamenti per il pagamento della tassa rimozione rifiuti solidi urbani (TARSU) da parte delle istituzioni scolastiche.
Il finanziamento che ogni anno, a partire dal 2002, il MIUR assegna alle istituzioni scolastiche quale “somma forfettaria annua” per il pagamento della TARSU è da considerarsi a saldo dei fabbisogni segnalati. Il corrispondente finanziamento per il 2006, quando verrà comunicato, al contrario di quanto avvenuto per gli anni 2003 e 2004, non sarà integrato da ulteriori fondi reperiti dall’USR.
Non sono più previste ulteriori integrazioni per gli anni 2005 e pregressi.
L’Ufficio scrivente ha segnalato alle competenti Direzioni del MIUR l’evoluzione della spesa rilevata nel quadriennio 2002 – 2005 per i riflessi connessi alla gestione del programma annuale delle istituzioni scolastiche.”
Se passiamo al piano giudiziario, per esempio, si è affermato dalla Commissione Tributaria Regionale di Bari del 3 marzo 2003, n. 289, che: “Soggetto passivo ai fini della tassa smaltimento rifiuti solidi urbani dovuta sugli edifici scolastici non è il comune o la provincia, tenuti a sostenere le sole spese per utenze ad essi relative, ma il singolo istituto scolastico, dotato di autonomia normativa ed economica”, pronunzia questa che già tiene in considerazione il diverso ordinamento scolastico. Contrariamente a questa esiste in consolidato indirizzo, del quale è espressione anche la Cass. Sez. Trib. 9 febbraio 2000, n. 4994, che statuiva: “Soggetto obbligato a corrispondere la tassa sui rifiuti per le scuole di ogni ordine e grado non è l’Ente locale cui fanno carico le spese di gestione (art. 107 Legge 23/1996), né l’Ente locale che fornisce gli immobili da destinare a scuola, ma chi gestisce l’attività dell’istruzione, e dunque il Ministero della Pubblica Amministrazione”, conclusione questa alla quale si perveniva sulla base della natura tributaria dell’onere e dell’ordinamento scolastico antecedente per la scuola.
Venendo all’esame del quadro normativo che conforta le conclusioni illustrate, bisogna iniziare dal testo dell’art. 75, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300: che afferma:
«3. Relativamente alle competenze in materia di istruzione non universitaria, il Ministero ha organizzazione periferica, articolata in Uffici Scolastici Regionali di livello dirigenziale generale, quali autonomi centri di responsabilità amministrativa, che esercitano tra le funzioni residuate allo Stato e … alla assegnazione delle risorse finanziarie e di personale alle istituzioni scolastiche…. A decorrere dalla entrata in vigore del regolamento stesso, sono soppresse le sovrintendenze scolastiche regionali e, in relazione all’articolazione sul territorio provinciale, anche per funzioni, di servizi di consulenza e supporto alle istituzioni scolastiche, sono contestualmente soppressi i provveditorati agli studi.».
In virtù dell’art. 8 del D.Pr. 11 agosto 2003, n. 319, rubricato: “Regolamento di organizzazione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”, si prescrive per gli Uffici scolastici reg ionali che:
“1. In ciascun capoluogo di regione ha sede l’Ufficio Scolastico Regionale di livello dirigenziale generale che costituisce un autonomo centro di responsabilità amministrativa, al quale sono assegnate tutte le funzioni già spettanti agli uffici periferici dell’amministrazione della pubblica istruzione fatte salve le competenze riconosciute alle istituzioni scolastiche autonome a norma delle disposizioni vigenti.
2. L’ufficio scolastico regionale si articola per funzioni e sul territorio; a tale fine operano a livello provinciale e/o subprovinciale, i centri servizi amministrativi.
3. L’ufficio scolastico regionale svolge le sue funzioni in raccordo con il Dipartimento per l’istruzione. Esso vigila … promuove … cura … formula alla direzione generale di cui all’articolo 5, comma 4, e al Dipartimento per l’istruzione le proprie proposte per l’assegnazione delle risorse finanziarie e di personale; assegna alle istituzioni scolastiche le risorse finanziarie; assegna alle istituzioni scolastiche ed educative le risorse di personale ed esercita tutte le competenze in materia, ivi comprese quelle attinenti alle relazioni sindacali, ha la legittimazione passiva in materia di contenzioso del personale della scuola….”. L’ufficio scolastico regionale ha quindi legittimazione passiva, ma per il contenzioso del personale della scuola.
I Centri Servizi Amministrativi per l’art. 8, comma 6, D.P.R. 319/2003, svolgono le funzioni che si elencano (oltre ai compiti delegati con provvedimenti del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale): ”I centri servizi amministrativi svolgono, a livello provinciale e/o subprovinciale, le funzioni relative alla assistenza agli istituti scolastici autonomi per le procedure amministrative e amministrativo-contabili; alla gestione delle graduatorie e alla formulazione di proposte al direttore regionale ai fini dell’assegnazione delle risorse umane ai singoli istituti scolastici autonomi; al supporto agli istituti scolastici per la progettazione e innovazione della offerta formativa e alla integrazione con gli altri attori locali; al supporto e allo sviluppo delle reti di scuole”.
Quindi dobbiamo concludere col ribadire l’individuazione compiuta sul soggetto debitore, legittimato passivo al pagamento della Tariffa e della Tassa.
Quanto il tema sia dibattuto nei termini illustrati è confermato dall’ANCI, che lamenta quanto la tesi, nata da una “interpretazione autentica” del Miur alla legge 23/96, che è stata poi ripetutamente smentita dalla giurisprudenza, ribadisca come si attenda da anni un intervento che ripristini la legalità sul piano giuridico e finanziario.
Infatti il Miur destinando a suo tempo i 55 miliardi di lire, previsti nei capitoli di bilancio per la rifusione della Tarsu ai Comuni, alle spese di competenza degli istituti scolastici per le nuove competenze ad essi assegnate dalla legge, ha dovuto o voluto aspettare che l’ANCI facesse valere le ragioni dei Comuni in ripetute sedute della Conferenza Unificata, prima di riavviare la procedura di assegnazione delle nuove somme ottenute dal Ministero delle Finanze.
Facendo seguito alla comunicazione dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici di Treviso con nota prot. 258/M del 18.10.2005, l’ANCI in relazione all’insolvenza rispetto al pagamento dovuto per la Tariffa di gestione dei rifiuti urbani, rivolgeva un ulteriore appello anche ai Consorzi di Comuni operanti nel territorio affinché intervenissero in favore delle scuole con non ben precisate “sanatorie” o con tariffe agevolate.
I Comuni convenuti in riunione hanno escluso un intervento sostitutivo sui debiti dello Stato per un servizio reso dal Comune, non tanto perché questo costituisca una anomalia sostitutiva, che i Comuni spesso si assumono, quanto perché costituirebbe una distorsione del principio di sussidiarietà fra enti pubblici e organi dello Stato.
Allo stato l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (a riprova che il problema ha dimensioni ben più ampie) sta conducendo forti pressioni verso lo Stato centrale per sbloccare i necessari finanziamenti alle scuole.

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