Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
6 Novembre 2007

T.I.A.. Tariffa igiene ambientale: la natura tributaria e le novità

Di cosa si tratta

La tariffa sui rifiuti costituisce un’entrata di natura tributaria in quanto la struttura del prelievo è del tutto priva di elementi di volontarietà del privato, soggetto al pagamento. La prestazione sottostante, infatti, è interamente regolata dalla legge e prescinde da qualsiasi accordo negoziale, essendo svolta in privativa di legge dai Comuni. Di conseguenza, l’atto con cui il gestore manifesta la pretesa deve avere i contenuti essenziali del provvedimento amministrativo, tra i quali gli elementi di fatto e di diritto che giustificano la richiesta di pagamento. A tale riguardo, la fattura contenente i dati richiesti dall’art. 21 del D.P.R. 633/1972 non rispetta i requisiti minimi dei provvedimenti amministrativi, potendo costituire al più una sorta di avviso bonario e non un vero e proprio atto impositivo.
Questo è il contenuto della Sentenza della Cassazione, n. 17526 del 9 agosto 2007, che non affronta direttamente la questione dell’assoggettamento ad Iva della suddetta tariffa che, avendo natura tributaria, dovrebbe essere esclusa da tale imposta.
Non possiamo che prendere atto di questo nuovo orientamento del Supremo Giudice, che nel suo nuovo orientamento riteniamo abbia tenuto in considerazione le recenti disposizioni, che hanno influenzato il risultato del giudizio.
Di queste vogliamo fare una rapida ricognizione.
La finanziaria 2007 (la legge 296/2006) ha dettato disposizioni in ordine alla Tariffa rifiuti, introdotta dall’art. 49 del Dlgs n. 22/1997, che ha sostituito la “vecchia” normativa concernente la Tarsu, contenuta nel Dlgs. n. 507/1993 (articoli da 58 a 81). Le novità sono contenute nei commi 183 e 184 dell’unico articolo.
Il comma 183 prevede che: “I criteri indicati nel secondo e nel terzo periodo del comma 3 dell’art. 70 del decreto legislativo 15 novembre, n. 507, e successive modificazioni, in materia di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, sono applicabili anche ai fini della determinazione delle superfici per il calcolo della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani di cui all’allegato 1, punto 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158”.
Per capire il contenuto della disposizione dobbiamo fare una rapida ricognizione. L’art. 49 del Dlgs n. 22/1997 (decreto Ronchi) ha disposto la soppressione della tassa rifiuti “a decorrere dai termini previsti dal regime transitorio”, disciplinato dal regolamento di cui al Dpr n. 158/1999, prevedendo la contestuale istituzione di una Tariffa, con la quale coprire “i costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche e soggette ad uso pubblico”.
Sulla nuova entrata comunale e sulla sua incerta natura giuridica abbiamo già scritto per la contemporanea presenza di elementi tributari ed extratributari. Incertezze sono nate in giurisprudenza con le pronunce più varie sia a favore della natura tributaria della Tariffa (Ctp Venezia n. 5/2004 e Cassazione n. 4895/2006), che contro (Ctp Caserta n. 53/2004 e Cassazione n. 3274/2006), fino a che non è intervenuto il legislatore che, senza dire nulla della natura giuridica, ha attribuito le controversie in materia di Tariffa rifiuti al giudice tributario. La legge n. 248 del 2 dicembre 2005 (di conversione del Dl 30 settembre 2005, n. 203) ha apportato modifiche al decreto legislativo n. 546/1992, concernente la disciplina del processo tributario, intervenendo sull’oggetto della giurisdizione tributaria, inserendo al comma 1, lettera a), dell’art. 2, dopo le parole “tributi di ogni genere e specie”, quelle “comunque denominati”. La successiva lettera b) chiarisce che: “appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie relative alla debenza del canone… per lo smaltimento dei rifiuti urbani…” (vedi in questo sito: Tariffa Igiene Ambientale: la competenza per le liti.).
Nonostante le proroghe concesse per adottare il nuovo sistema in luogo della Tarsu (fermo restando per i Comuni la possibilità di anticiparne il passaggio), la nuova entrata comunale è stata abrogata dall’art. 238 del Dlgs n. 152/2006, in vigore dal 29 aprile 2006, che, nell’introdurre la “Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani”, ha soppresso: “La tariffa di cui all’articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, a decorrere dall’entrata in vigore del presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 11”. Il legislatore, intendendo evitare vuoti normativi, ha disposto che, sino all’emanazione del regolamento che dia i criteri generali sulla base dei quali vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa e fino al compimento degli adempimenti indispensabili per l’applicazione della tariffa, “continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti”.
La finanziaria 2007 interviene sul quadro normativo prorogando a tutto il 2007 il regime di prelievo adottato dai Comuni nell’anno 2006, Tarsu o Tariffa (comma 184) e nello stesso comma viene precisato che i Comuni possono continuare ad avvalersi delle disposizioni di cui agli art. 18 e 57 del Dlgs n. 22/1997, per esercitare il potere di assimilare alcuni rifiuti speciali agli urbani, vista la concreta impossibilità di fare ricorso alle disposizioni che sono date dal Dlgs n. 152/2006, mancante dei decreti di attuazione. Il potere di assimilazione va ad essere esercitato con deliberazione adottata nell’ambito del regolamento che disciplina il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e, dopo l’entrata in vigore del Dlgs n. 22/1997, non può ritenersi legittima la cosiddetta “assimilazione implicita”, che veniva posta in essere a mezzo di semplice menzione delle attività interessate nell’elencazione delle classi di utenza assoggettabili alla tassa.
Altra novità della Finanziaria 2007 sulla Tassa rifiuti è nel comma 183, che estende a questa entrata le norme in precedenza dettate, con riferimento alla Tarsu, dalla legge Finanziaria 2005. Il comma 340 della legge n. 311/2004 aveva disposto che: “A decorrere dal 1 gennaio 2005, per le unità immobiliari di proprietà privata a destinazione ordinaria censite nel catasto edilizio urbano, la superficie di riferimento non può in ogni caso essere inferiore all’80 per cento della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138”.
Da tale data la superficie sulla quale gli uffici comunali possono calcolare l’imposta dovuta dai soggetti passivi della Tarsu (seppure limitatamente alle unità immobiliari a destinazione ordinaria, già censite nel catasto edilizio urbano) è soggetta al minimo dell’80 per cento della superficie catastale, determinata tenendo conto di quanto previsto dal Dpr n. 138/1998 che, all’allegato “C”, dà criteri per determinare esattamente la superficie catastale delle unità immobiliari.
La disposizione prosegue prevedendo una serie di adempimenti a carico degli enti locali che, in caso di immobili già denunciati, modificano d’ufficio le superfici inferiori, dandone comunicazione agli interessati, e, nel caso di carenza dei dati catastali, saranno i privati intestatari catastali a fornire al competente ufficio provinciale del Territorio, su richiesta del Comune, la planimetria catastale dell’immobile, per l’eventuale, modifica.
Con l’entrata in vigore della legge finanziaria 2007 la modifica della superficie imponibile ai fini della Tarsu ha effetti anche per il calcolo della Tariffa: tuttavia, mancando nell’art. 49 del Dlgs n. 22/1997 una norma simile a quella dell’art. 70 del Dlgs n. 507/1993, si è provveduto a incidere direttamente sul calcolo della parte fissa della Tariffa per le utenze domestiche, di cui all’allegato 1, punto n. 4, del Dpr n. 158/1999, contenente il cosiddetto “metodo normalizzato”.
Altra novità è contenuta nel comma 106, che dispone che: “I soggetti che gestiscono, anche in regime di concessione, il servizio di smaltimento dei rifiuti urbani comunicano annualmente per via telematica all’Agenzia delle entrate, relativamente agli immobili insistenti sul territorio comunale per i quali il servizio è istituito, i dati acquisiti nell’ambito dell’attività di gestione che abbiano rilevanza ai fini delle imposte sui redditi”. La norma è finalizzata a implementare le attività di contrasto all’evasione immobiliare, acquisendo ulteriori dati e notizie anche sulle unità immobiliari oggetto del servizio di smaltimento dei rifiuti svolto in regime di concessione, che possano avere rilevanza ai fini dell’accertamento dei redditi immobiliari.
Il successivo comma 107 prevede l’emanazione di un provvedimento dirigenziale, contenente il modello di comunicazione dei dati che i soggetti gestori dovranno inviare -annualmente e per via telematica- all’Agenzia delle entrate. Per rendere più cogente l’esecuzione dell’obbligo di trasmissione dei predetti dati, il comma 108 dispone che, in caso di omessa, incompleta o infedele comunicazione, il gestore del servizio rifiuti risponda della sanzione amministrativa prevista dall’articolo 11 del Dlgs 471/1997.

(Visited 8 times, 6 visits today)