Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
18 Marzo 2016

TIA: per le Sezioni Unite l’IVA non è dovuta

Di cosa si tratta

Con la sentenza n. 5078 del 9 febbraio 2016 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono intervenute per risolvere in via definitiva il contrasto giurisprudenziale sorto tra le sezioni civili della Corte in ordine alla corretta qualificazione giuridica della Tariffa di Igiene Ambientale, meglio conosciuta come TIA, e della sua assoggettabilità all’IVA.
Il presente articolo è un doveroso aggiornamento su un argomento che lo Studio ha più volte trattato negli articoli pubblicati nel sito (si vedano fra gli altri T.I.A.. Tariffa igiene ambientale: la natura tributaria e le novità e Tariffa di igiene ambientale: si applica l’IVA) ai quali si rinvia per un più dettagliato approfondimento. In questa sede sarà sufficiente ricordare che la TIA venne istituita dall’art. 49 del D.lgs n. 22/1997 che, a fronte dell’imminente soppressione della TARSU, disponeva che i costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti fossero coperti dai comuni mediante l’istituzione di questa Tariffa.
Fin dalla sua iniziale applicazione, sia la dottrina sia la giurisprudenza ritennero che il “nomen iuris” – tariffa – dato dal legislatore alla TIA non avesse un rilievo decisivo per stabilire se il nuovo istituto avesse una natura privatistica o pubblicistica ossia se si trattasse di una tariffa o di una tassa. L’effetto più importante della mancata qualificazione risultava l’incertezza circa l’assoggettabilità o meno della TIA all’Imposta sul Valore Aggiunto con la conseguenza che i Comuni (o le società affidatarie del servizio) risultavano esposti a ricorsi da parte dei contribuenti per il solo fatto di aver applicato la lettera della norma.
Proprio in ordine a quest’ultimo aspetto nel corso degli anni sono emersi due distinti orientamenti all’interno della Corte: quello espresso dalla V Sezione (Tributaria), secondo la quale la TIA avrebbe natura tributaria e pertanto non sarebbe soggetta a IVA, e quello della I Sezione secondo la quale invece l’applicazione dell’Iva all’importo corrisposto dal contribuente per lo smaltimento dei rifiuti prescinde dalla natura tributaria o meno della TIA.
Le Sezioni Unite hanno ritenuto di dover dar “seguito all’indirizzo espresso dalla Sezione Tributaria […]. Tale determinazione trova il suo fondamento negli elementi autoritativi che caratterizzano la Tia1, elementi costituiti dall’assenza di volontarietà nel rapporto tra il gestore e l’utente, dalla totale predeterminazione dei costi da parte del soggetto pubblico […] nonché dall’assenza del rapporto sinallagmatico a base dell’assoggettamento ad IVA”.
Le Sezioni Unite fondano la propria decisione su disposizioni normative comunitarie e su pronunce della Corte di Giustizia UE. In particolare si afferma che l’indirizzo adottato sia conforme all’art. 13 della direttiva 2006/112 CE secondo cui i comuni non sono considerati soggetti passivi IVA per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità, anche quando, in relazioni a tali attività percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni. Si afferma inoltre che sia stata la Corte di Giustizia a sancire che il servizio di gestione dei rifiuti sia connesso all’esercizio di attività di pubblica autorità (nella causa C- 174/14 punto 71).
Anche la necessità di un rapporto sinallagmatico tra prestazione e controprestazione, ai fini della imponibilità, risulta conforme alla giurisprudenza comunitaria così come delineatasi con la sentenza resa dalla Corte di Giustizia in data 20 giugno 2013 nell’ambito della procedura C-653/11.
Alla luce di quanto esposto pare che le Sezioni Unite abbiano definitivamente posto fine a una grottesca situazione, generata dall’incapacità del legislatore di adottare una normativa certa nei suoi elementi definitori, in cui Amministrazione Finanziaria, Corte Costituzionale, Sezioni della Corte di Cassazione e Giudici di merito si sono espressi in maniera contraddittoria senza considerare gli effetti che tale difformità d’impostazione avrebbe comportato nei confronti dei contribuenti e, soprattutto, dei Comuni posti nell’impossibilità di disapplicare quanto previsto dall’art. 49 del D.lgs n. 22/1997.
Rimane tuttavia ancora un profilo che dovrà essere chiarito: per effetto della sentenza la società soccombente è tenuta alla ripetizione dell’IVA applicata alla TIA riscossa dalla stessa nella qualità di affidataria del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti per il Comune di Venezia. In forza del generale obbligo impositivo, l’IVA tuttavia è stata versata dalla società all’erario pertanto la restituzione delle somme da parte della società comporterà un potenziale danno alla stessa qualora l’erario non provveda alla ripetizione di quanto ricevuto.
Ancor peggiori saranno gli effetti della decisione sugli enti locali qualora dovessero essere chiamati alla restituzione dell’IVA incassata in quanto ciò dovrà avvenire mediante propri fondi di bilancio con il conseguente verificarsi di un danno erariale.

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