Categorie approfondimento: Lavoro
15 Settembre 2013

TFR e cessione ramo d’azienda

Di cosa si tratta

La sentenza della Cassazione, sezione sesta, n. 11478 del 19 marzo 2013 torna sul tema degli obbligati alla corresponsione del Trattamento di Fine Rapporto in sede fallimentare quando all’originario datore di lavoro obbligato sia succeduto altro nuovo soggetto che sia subentrato nei rapporti in corso.
La pronuncia muove dal considerare un unico motivo di impugnazione costituito dalla legittimazione attiva dei lavoratori ad impugnare la sentenza con la quale il fallimento della cessionaria è stato dichiarato: “Con l’unico motivo di ricorso la società ricorrente deduce sotto diversi profili che il proprio fallimento è stato dichiarato ad istanza di soggetti non legittimati in quanto, trattandosi di ex dipendenti che reclamavano il pagamento del TFR, questo doveva ritenersi interamente a carico del soggetto al quale essa ricorrente aveva dato in comodato nel 2008 l’azienda, comprensiva anche dei dipendenti, i quali erano stati successivamente licenziati dalla società comodataria nel 2010. Assume quindi che il pagamento del TFR facesse interamente carico a quest’ultima società”.
La Cassazione ha respinto la tesi che i ricorrenti lavoratori non fossero legittimati, anche se i precedenti non sono prossimi. In atti la Corte afferma: “La più recente e prevalente giurisprudenza di questa Corte, che appare meritevole di essere seguita, ha infatti affermato che, in caso di cessione d’azienda assoggettata al regime di cui all’art. 2112 cod. civ., posto il carattere retributivo e sinallagmatico del trattamento di fine rapporto che costituisce istituto di retribuzione differita, il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente, il cui rapporto sia proseguito con il datore di lavoro cessionario, per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale, mentre il datore cessionario è obbligato per la stessa quota solo in ragione del vincolo di solidarietà, e resta l’unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione (Cass. n. 12291/11; Cass. n. 9695/09; Cass. n. 11175/05). Da ciò discende che del tutto correttamente la Corte d’appello ha ritenuto i lavoratori resistenti legittimati a proporre istanza di fallimento in quanto creditori della cessionaria”.
È ribadito con la sentenza che la cedente non si libera dal debito nei confronti dei lavoratori ceduti per il periodo nel quale sono stati suoi dipendenti, mentre per questa parte si estende l’obbligazione in via solidale anche alla cessionaria, che sarà poi la sola debitrice nei confronti dei lavoratori per il periodo di lavoro successivo alla cessione; quanto illustrato scaturisce dal riconoscimento della legittimazione attiva dei lavoratori ad impugnare la sentenza che ha dichiarato il fallimento della cessionaria.

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