Categorie approfondimento: Credito e banche
12 Maggio 2014

“Tasso soglia”: interessi corrispettivi ultra legali e la sommatoria degli interessi moratori

Di cosa si tratta

Una nuova pronuncia di merito (Tribunale di Verona 27 aprile 2014, Est. Dott Andrea Mirenda) ha escluso che sia possibile cumulare il tasso corrispettivo a quello moratorio ai fini del rispetto del c.d. tasso-soglia ex lege n. 108/96.
La decisione apparentemente si colloca nella scia del provvedimento in data 19 marzo 2014 del Collegio di Coordinamento dell’ABF (Arbitro Bancario Finanziario), che ha affermato l’impossibilità di cumulare il tasso di interesse pattuito e il tasso di mora di un rapporto di conto corrente con apertura di credito al fine di stabilire l’usurarietà (nel sito il pensiero del Arbitro remittente, cfr.: “Il cumulo degli interessi corrispettivi e moratori per l’ABF di Roma: l’ABF remittente” e il provvedimento richiamato “Il cumulo degli interessi corrispettivi e moratori per il collegio di coordinamento dell’ABF”).
Immediata successiva sentenza del Tribunale di Treviso (l’ordinanza 11 aprile 2014, Estensore Dr.ssa Elena Rossi), nel giudizio che aveva per oggetto un leasing immobiliare, ha statuito che non è possibile il cumulo del tasso corrispettivo e di quello moratorio al fine della verifica del superamento del “tasso soglia” (nel sito, cfr.: “Un nuovo orientamento sul cumulo degli interessi corrispettivi e moratori per il tasso soglia”). Interviene ora la pronuncia di Verona per un mutuo ipotecario ed estende il principio anche a questo tipo di contratto.
La citazione era volta ad ottenere la declaratoria di nullità delle clausole relative agli interessi ultralegali (fissati al 4,75% ) e di mora (tasso contrattuale + 2%), pattuiti in un mutuo ipotecario tra la società attrice e la banca con durata decennale e rate semestrali; l’attrice assumeva la natura usuraria del cumulo degli interessi, la cui sommatoria determinerebbe il superamento del c.d. tasso-soglia ex lege n. 108/96, e l’effetto della non debenza di alcun interesse ex art. 1815, co. II, cod. civ. e dell’obbligo della banca di restituire ex art. 2033 c. civ. quelli riscossi.
Il giudice afferma che era pacifico che l’interesse ultralegale, pattuito dalle parti alla data del mutuo fosse rispettoso, in sé considerato, del c.d. tasso soglia e pacifico sarebbe che il superamento di tale soglia vi sarebbe stato ove si dovesse procedere al cumulo degli interessi corrispettivi con quelli moratori (+2% ).
Il tema è quello della rilevanza del cumulo degli interessi corrispettivi ultralegali e moratori ai fini del rispetto del tasso-soglia, e richiamata la pronuncia della Corte Costituzionale che ha statuito che: i) gli interessi moratori debbano rispettare essi stessi il c.d. tasso soglia ex lege n. 108/96; ii) essi vanno cumulati a quelli convenzionali in ragione dell’art. 644, co. 3, cod. pen. e dell’art. 1815, co. 2, cod. civ. per i quali rilevano gli interessi corrisposti “ a qualunque titolo”, il giudice di Verona ha ritenuto che, pur nel rispetto della sentenza menzionata, come la questione risulti più complessa e bisognosa di articolata ricostruzione.
Mentre può darsi per assodato l’assoggettamento “anche” degli interessi di mora alla disciplina imperativa in tema di usura, non altrettanto può ripetersi per l’ipotesi del loro cumulo con quelli corrispettivi; la tesi del cumulo in tanto potrebbe essere condivisa in quanto fosse dimostrata l’identità ontologica e funzionale delle due categorie di interessi. La conclusione del Supremo Collegio non pare per il giudicante conciliabile con il dato normativo emergente dagli artt. 644 e 1815 cit., perché le norme menzionate – insuscettibili di interpretazione analogica – fanno riferimento alle prestazioni di natura “corrispettiva” gravanti sul mutuatario (siano interessi convenzionali, remunerazioni, commissioni o spese diverse da quelle legate ad imposte e tasse), tali intendendosi in dottrina quelle legate alla fisiologica attuazione del programma negoziale. Va ricordato come l’art. 644 c.p. operi come norma penale in bianco, soggetta, come tale, ai rigori esegetici del combinato disposto degli artt. 14 delle preleggi e 1 cod. pen.
Restano escluse le prestazioni accidentali (e meramente eventuali) sinallagmaticamente riconducibili al futuro inadempimento e destinate ad assolvere, in chiave punitiva, alla diversa funzione di morale dissuasione finalizzata alla compiuta realizzazione di quel “rite adimpletum contractum” costituente, secondo i principi, l’interesse fondamentale protetto (art. 1455 cod. civ.).
Questo consente di affermare la conformità a diritto dell’indicazione metodologica seguita dalla Banca d’Italia che, nelle proprie Istruzioni destinate a rilevare il T.E.G.M. (tasso effettivo globale medio) ai fini dell’art. 2 della L. n. 108/96, dispone espressamente quanto segue (Comunicazione del 3.7.2013): “I TEG medi rilevati dalla Banca d’Italia includono, oltre al tasso nominale, tutti gli oneri connessi all’erogazione del credito. Gli interessi di mora sono esclusi dal calcolo del TEG, perché non sono dovuti dal momento dell’erogazione del credito, ma solo a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente. L’esclusione evita di considerare nella media operazioni con andamento anomalo. Essendo gli interessi moratori più alti, per compensare la banca del mancato adempimento, se inclusi nel TEG medio potrebbero determinare un eccessivo innalzamento delle soglie, in danno della clientela.
L’impostazione è coerente con la disciplina comunitaria sul credito al consumo che esclude dal calcolo del TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) le somme pagate per l’inadempimento di un qualsiasi obbligo contrattuale, inclusi gli interessi di mora.
L’esclusione degli interessi di mora dalle soglie è sottolineata nei Decreti trimestrali del Ministero dell’Economia e delle Finanze i quali specificano che “i tassi effettivi globali medi (…) non sono comprensivi degli interessi di mora contrattualmente previsti per i casi di ritardato pagamento”, ritenuto anche che la Banca d’Italia non omette di considerare gli interessi di mora ai fini della L. n. 108/96, salvo disaggregarne il dato rispetto a quello derivante dall’ordinaria rilevazione del TEGM.
La citata Comunicazione del 3 luglio 2013 prosegue: “In ogni caso, anche gli interessi di mora sono soggetti alla normativa anti-usura. Per evitare il confronto tra tassi disomogenei (TEG applicato al singolo cliente, comprensivo della mora effettivamente pagata, e tasso soglia che esclude la mora), i Decreti trimestrali riportano i risultati di un’indagine per cui “la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali”. In assenza di una previsione legislativa che determini una specifica soglia in presenza di interessi moratori, la Banca d’Italia adotta, nei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti per poi determinare la soglia su tale importo (cfr. paragrafo 1)”.
Per quanto detto deriva, l’irrilevanza giuridica del cumulo delle due voci di interesse menzionate ai fini della disciplina, non solo per la ricordata eterogeneità teleologica puntualmente confermata dagli artt. 644 cod. pen. e 1815 cod. civ., ma anche in ossequio al principio di civiltà giuridica del “nullum crimen sine lege” (art. 1 cod. pen.). In tema di usura, l’art. 3, co. 2, del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze recepisce pedissequamente le rilevazioni di Banca d’Italia (“le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del limite di cui all’art. 2, co. 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, si attengono ai criteri di calcolo delle istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura emanate dalla Banca d’Italia”). Premessa l’identità ontologica dell’usura penale, la tesi del “cumulo” condurrebbe all’abnorme risultato di configurare il reato corrispondente in difetto di norma incriminatrice. Non può sfuggire il rinvio “alla legge” che il comma terzo dell’art. 644 cod. pen. effettua ai fini della determinazione del tasso usurario, legge qui del tutto assente.
Ad escludere la responsabilità penale degli operatori vale il fatto che, facendo legittimo affidamento sulla liceità dei decreti ministeriali emanati sul punto, rispettino il tasso-soglia disaggregato, e ciò non già per carenza dell’elemento soggettivo della fattispecie penalmente rilevante, bensì per carenza dell’elemento oggettivo del reato.
La tesi “all inclusive” dell’attore appare frutto di un’interpretazione “monca” dell’art. 2, co. 1°, della L. n. 108/96 dove sottintende il conflitto del modus operandi della Banca d’Italia con la legge citata. Si dimentica di evidenziare come proprio l’art. 2 L. cit. statuisca che le rilevazioni trimestrali del tasso effettivo globale medio, improntate al principio di omnicomprensività di commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese (escluse quelle per imposte e tasse), debbano avvenire nell’ambito di “operazioni della stessa natura”. Questo è il motivo per cui, come dà conto puntualmente con la Comunicazione del 3.7.2013, Banca d’Italia non ha inteso annoverare direttamente gli interessi moratori nel saggio del T.E.G.M., facendole invece oggetto di autonoma rilevazione finalizzata all’enucleazione di una specifica soglia usuraria ad hoc, evitando di omogeneizzare categorie di interessi pecuniari finanziariamente eterogenei, il tutto in danno dei clienti delle banche.
La tesi cui perviene la Suprema Corte presta il fianco alla censura di irrazionalità; non pare corretto sindacare il rispetto del tasso soglia “legale” mediante la comparazione del tasso derivante dall’aggregazione giurisprudenziale criticata con un T.E.G.M. che “programmaticamente” non contempla gli interessi moratori se non nella cennata forma disaggregata. Il superamento del tasso-soglia così “generato” è il precipitato di una comparazione artificiosa di dati del tutto disomogenei, ove, difatti, si volesse condividere la ricostruzione “in diritto” propugnata dall’attore, occorrerebbe necessariamente discostarsi dalle rilevazioni del TEGM di cui ai decreti ministeriali.

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