Categorie approfondimento: Lavoro
29 Ottobre 2013

Tassazione del trattamento “ricco” di fine rapporto

Di cosa si tratta

La Circolare n. 3/E del 28 febbraio 2012 è intervenuta ad interpretare e chiarire l’art. 24, co. 31, del D.L. 6 dicembre 2011 n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede l’applicazione della tassazione ordinaria, in luogo della tassazione separata, alla quota delle indennità e dei compensi legati alla cessazione di un rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa, erogati in denaro o in natura, che eccede l’importo di un milione di euro. La novità si applica alle indennità e ai compensi il cui diritto alla percezione è sorto a decorrere dal 1° gennaio 2011.
La disposizione si applica alle “indennità di fine rapporto di cui all’art. 17, co. 1, lettere a) e c), del T.U. delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con D.Pr. 22 dicembre 1986, n. 917”. Il co. 1 dell’art. 17 del TUIR individua le tipologie di redditi che, formandosi in più anni, sono assoggettati al regime di tassazione separata. I redditi in base all’art. 3 del TUIR non concorrono alla formazione del reddito complessivo cui si applica la tassazione ordinaria con le aliquote progressive per scaglioni di reddito.
La disposizione non modifica le regole che individuano i redditi da assoggettare a tassazione separata previste all’art. 17 del TUIR, né i criteri di determinazione dell’imposta previsti dai successivi articoli 19 e 21 del TUIR, ma si limita a escludere l’applicazione del regime di tassazione separata alle tipologie di redditi di cui alle lettere a) e c) del co. 1 dell’art. 17 del TUIR per la parte eccedente l’importo di 1 milione di euro.
La valenza fiscale della disposizione non determina un mutamento della natura delle indennità erogate; questa conservano la loro natura ancorché gli importi eccedenti il limite di euro 1.000.000 siano esclusi dalla tassazione separata e concorrano alla formazione del reddito complessivo.
La disposizione interessa i soggetti passivi IRPEF, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, che hanno maturato il diritto a percepire le indennità e i compensi a decorrere dal 1° gennaio 2011. Le indennità erogate a soggetti non residenti nel territorio dello Stato, anche per la parte eccedente il limite di euro 1.000.000, sono soggette all’art. 23, co. 2, del TUIR secondo cui “si considerano prodotti nel territorio dello Stato, se corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti: a) … le indennità di fine rapporto di cui alle lettere a), c), … del co. 1 dell’art. 17”. La disposizione non modifica la natura delle indennità erogate e la loro riferibilità alle lettere a) e c) del co. 1 dell’art. 17 del TUIR. È fatta salva l’applicazione delle vigenti convenzioni contro le doppie imposizioni.
La lett. a) del co. 1 dell’art. 17 del TUIR concerne i redditi percepiti in dipendenza della cessazione di rapporti di lavoro dipendente (privato e pubblico) relativi a: trattamento di fine rapporto di cui all’art. 2120 del codice civile; indennità equipollenti, comunque denominate, commisurate alla durata dei rapporti di lavoro dipendente; e altre indennità e somme percepite una tantum in dipendenza della cessazione dei predetti rapporti.
Il rinvio effettuato dalla norma alle “indennità di fine rapporto … di importo complessivamente eccedente …” deve intendersi riferito a tutte le indennità indicate alla citata lettera a), quindi sia all’indennità principale (TFR e indennità equipollenti) sia alle altre indennità e somme erogate una tantum alla cessazione del rapporto di lavoro.
Sia nell’ipotesi in cui sia erogato solo il TFR o un’indennità equipollente, sia nell’ipotesi in cui siano erogate anche altre indennità e somme, possono concorrere alla formazione dell’importo complessivo eccedente euro 1.000.000 redditi per i quali, a seconda della tipologia e dell’anno di maturazione, sono previste diverse modalità di calcolo della tassazione separata; non è irrilevante individuare quali siano i redditi che concorrono prioritariamente alla formazione del reddito complessivo di cui all’art. 8 del TUIR e quali siano quelli che rimangono assoggettati a tassazione separata.
Devono confluire nel reddito complessivo prioritariamente i redditi secondo l’ordine, che tiene conto anche delle modifiche apportate alla tassazione separata dal D.Lgs. n. 47 del 2000 a partire dal 2001: 1) altre indennità e somme, comprese quelle non commisurate alla durata del rapporto di lavoro, a partire da quelle maturate più di recente; 2) TFR e indennità equipollenti, a partire da quelle maturate più di recente; va quindi guardata l’epoca di maturazione fino al 31 dicembre 2000 e quelli maturati dal 1° gennaio 2001. Naturalmente, in presenza di solo TFR di importo eccedente euro 1.000.000 sarà prioritariamente assoggettato a tassazione ordinaria l’importo maturato a partire dal più recente. Nell’ipotesi in cui siano erogate altre indennità e somme e in un successivo periodo di imposta il TFR, si ritiene che la tassazione ordinaria sia comunque applicabile a partire dal periodo di imposta in cui le indennità complessivamente erogate eccedono l’importo di euro 1.000.000. Tuttavia, il sostituto, nell’effettuare le ritenute d’acconto, dovrà ricostruire l’intera posizione del sostituito considerando l’importo assoggettato a tassazione separata formato in precedenza dal TFR.
La lett. c) del co. 1 dell’art. 17 del TUIR concerne i redditi percepiti in dipendenza della cessazione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa relativi a: indennità per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui al co. 1, lettera c-bis) dell’art. 50 del TUIR e ad altre somme e valori comunque percepiti in relazione alla risoluzione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.
Rientrano nel campo di applicazione della disposizione tutti i redditi contemplati dalla lettera c), in particolare, i compensi e le indennità percepiti per la cessazione degli uffici di amministratore di società. Al riguardo – fermo restando che la tassazione separata trova applicazione allorquando il reddito derivante dal rapporto di collaborazione rientra nell’ipotesi del co. 1, lettera c-bis) dell’art. 50 del TUIR, con esclusione delle ipotesi in cui l’attività rientri nell’oggetto dell’arte o professione di cui all’art. 53, co. 1, dello stesso TUIR, si ritiene che la previsione secondo cui le disposizioni in esame “si applicano in ogni caso a tutti i compensi e indennità a qualsiasi titolo erogati agli amministratori delle società di capitali” intende confermare la ratio della norma, senza differenziarne l’applicazione con esclusivo riferimento agli amministratori di società di capitali. Anche nei confronti di questi, la disposizione si applica ai compensi e alle indennità in denaro e in natura, comprese eventuali stock options, che eccedono l’importo di euro 1.000.000.
Esula dal campo di applicazione della disposizione l’ipotesi in cui le indennità e i compensi siano erogati agli eredi o aventi diritto del dipendente o collaboratore deceduto. Le indennità percepite dagli aventi diritto e dagli eredi del de cuius, sia iure proprio che iure successionis, devono essere assoggettate a tassazione con le medesime modalità che sarebbero state applicate se le somme fossero state assoggettate a tassazione separata in capo al de cuius per il loro intero ammontare, a nulla rilevando il superamento del limite di euro 1.000.000.
Ribadiamo che la disposizione in esame ha valenza esclusivamente fiscale e il concorso alla formazione del reddito complessivo dell’importo eccedente il limite di euro 1.000.000 non comporta un mutamento della natura delle indennità e dei compensi erogati. Dal mantenimento della natura delle somme erogate consegue anche il mantenimento delle regole previste per la determinazione dell’imponibile di dette indennità, ancorché parte delle stesse sia da assoggettare a tassazione ordinaria.
Le riduzioni e gli abbattimenti forfetari previsti dall’art. 19 del TUIR sono da ripartirsi proporzionalmente tra la quota delle indennità da assoggettare a tassazione separata e quella da assoggettare a tassazione ordinaria. L’’imponibile che concorre alla formazione del reddito complessivo quale reddito di lavoro dipendente è determinato: per il TFR, al netto delle rivalutazioni già assoggettate annualmente all’imposta sostitutiva dell’11 per cento (per gli importi maturati a decorrere dal 2001), e dell’abbattimento forfetario di euro 309,87 (per gli importi maturati fino al 2000), proporzionalmente riferibili alle rispettive parti del TFR da assoggettare a tassazione ordinaria e per le indennità equipollenti, al netto della riduzione percentuale e dell’abbattimento forfetario di euro 309,87 per tutti gli anni di anzianità lavorativa, proporzionalmente riferibili alla parte da assoggettare a tassazione ordinaria.
Il concorso di indennità e compensi alla formazione del reddito complessivo comporta un incremento dello stesso con le ordinarie conseguenze che ne derivano in termini, ad esempio, di calcolo e versamento degli acconti, di applicazioni di addizionali regionali e comunali e del contributo di solidarietà previsto dall’art. 2 del D.L. n. 138 del 2011, se il reddito complessivo ecceda euro 300.000.
Nel procedimento di determinazione dell’aliquota da applicare al TFR, alle indennità equipollenti, nonché alle altre indennità e somme da assoggettare a tassazione separata il c.d. reddito di riferimento deve essere assunto al lordo dell’importo eccedente euro 1.000.000 da assoggettare a tassazione ordinaria. Per la determinazione dell’imponibile di dette indennità, si tiene conto delle riduzioni e degli abbattimenti forfetari previsti dall’art. 19 del TUIR proporzionalmente riferibili alle quote delle indennità stesse da assoggettare a tassazione separata, coerentemente con quanto indicato al par. 2.
L’art. 23, 2° co, lettera d), del decreto del D.Pr. 29 settembre 1973, n. 600, dispone che i sostituti d’imposta operano la ritenuta sulla parte imponibile del TFR, delle indennità equipollenti e delle altre indennità e somme di cui all’art. 17, co. 1, lettera a), del TUIR, con i criteri dell’art. 19 dello stesso TUIR. I sostituti d’imposta dovranno operare le ritenute ivi previste tenendo conto che in base alla disposizione l’importo eccedente euro 1.000.000 concorre alla formazione del reddito complessivo. Di conseguenza, i sostituti d’imposta effettueranno i calcoli relativi all’importo dell’indennità di fine rapporto che concorre alla formazione del reddito complessivo e contestualmente procederanno alla determinazione dell’imponibile e dell’aliquota di tassazione separata dell’indennità principale da assoggettare a tassazione separata secondo quanto detto.
Le modalità di tassazione delle indennità di fine rapporto di importo eccedente euro 1.000.000 trovano applicazione anche qualora il superamento del predetto importo si verifichi per effetto di erogazioni non contestuali nel corso del medesimo periodo d’imposta o di erogazioni effettuate in diversi periodi d’imposta. In presenza di indennità principale (TFR e indennità equipollenti) e di altre indennità e somme corrisposte nel medesimo periodo d’imposta da soggetti diversi (ad esempio, INPDAP per l’indennità principale e datore di lavoro per le altre indennità e somme), è necessario porre in essere un sistema di comunicazione tra i soggetti medesimi volto a consentire al sostituto d’imposta che eroga altre indennità e somme connesse alla cessazione del rapporto di lavoro la corretta tassazione delle somme erogate. l soggetto che eroga l’indennità principale è tenuto, su richiesta del datore di lavoro erogatore dell’altra indennità e somma, a fornire a quest’ultimo indicazioni in ordine all’importo complessivo dell’indennità principale erogata e all’aliquota di tassazione dell’indennità assoggettata al regime della tassazione separata. Detti elementi sono necessari per determinare la tassazione separata dell’altra indennità e somma. Analoghe considerazioni valgono per i sostituti d’imposta tenuti ad applicare la ritenuta del 20 per cento a titolo di acconto sulla parte imponibile dei redditi di cui all’art. 17, co. 1, lett. c) del TUIR, in base all’art. 24 del DPR n. 600 del 1973.
Anche se il decreto è entrato in vigore il 6 dicembre 2011, il co. 31 dell’art. 24 del decreto espressamente prevede che “le disposizioni di cui al presente comma si applicano con riferimento alle indennità e ai compensi il cui diritto alla percezione è sorto a decorrere dal 1° gennaio 2011”. I sostituti d’imposta sono tenuti a rideterminare la tassazione cui sono soggette le indennità e somme in esame in base alle presenti indicazioni, liquidando distintamente l’imposta dovuta a titolo di tassazione separata, l’imposta dovuta a titolo di tassazione ordinaria, nonché quella eventualmente dovuta ad altro titolo.
L’esito della nuova liquidazione è comunicato al percettore delle indennità e somme in questione mediante la predisposizione del CUD, ovvero di un nuovo CUD, da rilasciare entro i termini ordinari. In base al decreto del Ministro dell’economia del 21 novembre 2011 in caso di cessazione in corso d’anno del rapporto di lavoro i sostituti non sono tenuti ad applicare il contributo di solidarietà di cui all’art. 2 del D.L. n. 138 del 2011, ma devono indicare nel CUD l’obbligo per il percettore di presentare la dichiarazione dei redditi al fine di auto liquidare il contributo di solidarietà. Le somme versate dal sostituto d’imposta con il codice tributo della tassazione separata risultanti eccedenti rispetto a quelle effettivamente dovute, risultanti dalla riliquidazione effettuata, devono essere considerate come versate a titolo di acconto della tassazione ordinaria dovuta dal percipiente. A tal fine il sostituto d’imposta evidenzierà nel modello 770 semplificato la compensazione di cui all’art. 1 del DPR 10 novembre 1997, n. 445, eventualmente effettuata fra l’eccesso di imposta separata versata in origine e l’importo di imposta ordinaria derivante dalla riliquidazione. Il percettore è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi, a versare il residuo debito d’imposta ordinaria, le addizionali regionale e comunale, e il contributo di solidarietà, se ne ricorrano i presupposti, entro i termini del versamento del saldo dell’IRPEF.

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