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10 Febbraio 2017

La tassazione degli indennizzi agli investitori delle banche insolventi

Sul tema del trattamento fiscale delle somme percepite dagli investitori danneggiati dagli istituti di credito per la detenzione di strumenti finanziari emessi dalla Banca delle Marche, dalla Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, dalla Cassa di risparmio di Ferrara e dalla Cassa di risparmio della provincia di Chieti, si è affermato che l’indennizzo forfettario in esame non è riferito alla perdita di redditi, ma ad un mero reintegro patrimoniale, non avente in quanto tale rilevanza reddituale.
Il caso è stato affrontato dalla Risoluzione n. 3 in data 12 gennaio 2017 dell’Agenzia delle Entrate che ha posto termine alla soluzione prospettata che rendeva ulteriormente deteriore la condizione dei danneggiati per fatto delle banche.
Il tema è collegato alle disposizioni contenute nell’art. 1, co. da 855 a 861, della legge n. 208/2015 (Stabilità 2016), che ha istituto un fondo di solidarietà per l’erogazione di prestazioni in favore degli investitori (persone fisiche, imprenditori individuali, nonché imprenditori agricoli o coltivatori diretti, e rispettivi eredi) che alla data di entrata in vigore del DL. n. 183/2015 (23 novembre 2015) detenevano strumenti finanziari subordinati, e nell’art. 9 del D.L. n. 59/2016, che ha definito due diverse modalità per beneficiare delle prestazioni erogate dal fondo di solidarietà: e cioè la richiesta al Fondo di solidarietà appositamente istituito dell’erogazione di un indennizzo forfettario. Con la medesima norma, inoltre, si prevede che gli investitori, che non hanno presentato l’istanza, in via alternativa, possano esperire la procedura arbitrale di cui all’art. 1, co. da 857 a 860, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. L’attivazione della procedura arbitrale preclude la possibilità di esperire la procedura per l’erogazione dell’indennizzo forfetario che diventa improcedibile, ove sia già stata attivata.
Quindi chi, alla data di risoluzione degli istituti di credito, deteneva strumenti finanziari subordinati può richiedere il rimborso forfetario o attivare la procedura arbitrale. Le somme erogate dal fondo di solidarietà a favore di soggetti vittime della messa in liquidazione di banche non fanno reddito; hanno natura risarcitoria del danno emergente subito dall’acquirente dei titoli, essendo parametrate non alla mancata percezione dei proventi derivanti dagli strumenti finanziari emessi dagli emittenti in stato di insolvenza, ma esclusivamente al corrispettivo pagato dall’investitore.
Di conseguenza, sotto il profilo fiscale, l’indennizzo forfettario non è riferito alla perdita di redditi, ma a un mero reintegro patrimoniale, senza rilevanza reddituale, come afferma condivisibilmente l’Agenzia delle Entrate. L’importo dell’indennizzo è pari all’80% del corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti, al netto degli oneri e delle spese connessi, nonché del differenziale positivo tra il rendimento di questi “investimenti” e il tasso di mercato, convenzionalmente collegato al rendimento dei titoli di Stato italiani. In particolare, per gli strumenti acquistati entro il 12 giugno 2014, la presentazione dell’istanza non consente di ricorrere alla procedura arbitrale, mentre l’attivazione della procedura arbitrale preclude l’indennizzo forfettario, la cui procedura, se già attivata, è improcedibile. Chi intende accedere alle risorse del fondo e non ha richiesto il rimborso forfettario, può attivare, in via alternativa, la procedura arbitrale; questa è ammessa per gli strumenti finanziari acquistati dopo il 12 giugno 2014.
 Lo stesso trattamento fiscale si applica anche per le somme risarcite attraverso la procedura arbitrale, visto che le stesse sono corrisposte previo accertamento della responsabilità per “la violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998.

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