Categorie approfondimento: Lavoro
10 Febbraio 2010

Tassabilità delle indennità risarcitorie lavoristiche

Di cosa si tratta

L’indennità ricevuta dal lavoratore, che in una controversia con il datore di lavoro abbia ricevuto quale effetto di una transazione raggiunta in giudizio, a titolo di risarcimento per l’ipotesi di licenziamento ingiustificato o di recesso per giusta causa, è assoggettata a tassazione.
L’indennità sostitutiva della reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi dell’art. 18 St. Lav. deve ritenersi erogazione di tipo reddituale soggetta a ritenuta fiscale è quanto afferma l’ordinanza n. 1349 del 25 gennaio 2010 della Corte di Cassazione, sezione lavoro.
Essa deve essere sottoposta a tassazione separata e si devono applicare in materia i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità con riferimento ad istituti analoghi.
E’ stato in proposito affermato (sentenza n. 3582 del 2003) che l’indennità prevista dal contratto collettivo dei dirigenti di aziende industriali per l’ipotesi di licenziamento ingiustificato o di recesso per giusta causa è assoggettata a tassazione separata e a ritenuta d’acconto, atteso che, secondo la disciplina dettata dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 6 e 16, tutte le indennità conseguite dal lavoratore a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, e quindi tutte le indennità aventi causa o che traggono comunque origine dal rapporto di lavoro, comprese le indennità per la risoluzione del rapporto per illegittimo comportamento del datore di lavoro, costituiscono redditi da lavoro dipendente.
E’ onere del contribuente dimostrare che l’indennità si riferisce (in tutto o in parte) a voci di risarcimento puro, esenti da tassazione, e non è sufficiente che sia precisato che esso abbia carattere risarcitorio, perché costituisce risarcimento anche il ristoro di emolumenti non percepiti, tassabili ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 6, comma 2.
Come è stato affermato nella sentenza Cass. n. 10185 del 2003, le somme percepite dal lavoratore a titolo di transazione della controversia avente ad oggetto il risarcimento del danno per illegittimo licenziamento sono imponibili ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 6, comma 2, e art. 48 soggette a tassazione separata ai sensi dell’art. 16, comma 1, lett. i) del D.P.R., indipendentemente dalle modifiche apportate alla lett. a) dello stesso art. 16 dal D.L. 23 febbraio 1995, n. 41, art. 32, convertito in L. 22 marzo 1995, n. 85.
Infatti, secondo la disciplina dettata dell’articolo 6, comma 2, del Tuir, (“I proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti, e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti”) tutti i compensi conseguiti dal lavoratore a titolo di risarcimento danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, e quindi tutte le indennità aventi causa o che traggono comunque origine dal rapporto di lavoro, comprese quelle per la risoluzione del rapporto per illegittimo comportamento del datore di lavoro, costituiscono redditi da lavoro dipendente.
La vicenda nasce dall’impugnazione dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza di rigetto dell’appello contro la pronuncia della Commissione tributaria provinciale di Novara, che condivideva il pensiero del contribuente avverso il silenzio rifiuto ad un’istanza di rimborso Irpef.
L’Agenzia eccepiva la violazione dell’articolo 384 cod. proc. Civ., in quanto i giudici tributari di appello non avrebbero dato applicazione al principio di diritto già affermato dalla Cassazione nella sentenza 3631/1986 in una analoga fattispecie, che già aveva affermato “è giurisprudenza consolidata di questa Corte.. quella (sent. n. 3582 del 2003) a termini della quale l’indennità prevista dal contratto collettivo dei dirigenti di aziende industriali per l’ipotesi di licenziamento ingiustificato o di recesso per giusta causa è assoggettata a tassazione separata e a ritenuta d’acconto, atteso che, secondo la disciplina dettata dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 911, artt. 6 e 16, tutte le indennità conseguite dal lavoratore a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, e quindi tutte le indennità aventi causa o che traggano comunque origine dal rapporto di lavoro, comprese le indennità per la risoluzione del rapporto per illegittimo comportamento del datore di lavoro, costituiscono redditi da lavoro dipendente”.
Già l’altra sentenza n. 18369 del 2005 della Cassazione aveva stabilito che spetta al “…contribuente dimostrare che l’indennità si riferisce (in tutto o in parte) a voci di risarcimento puro, esenti da tassazione, e non è sufficiente che sia precisato che esso ha carattere risarcitorio, perché costituisce risarcimento anche il ristoro di emolumenti non percepiti, tassabili ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 6, comma 2”.
L’esclusione dall’imposizione si verifica solo nell’ipotesi di un danno derivante da invalidità permanente o morte, ipotesi che sono le sole e tassative di esenzione: la grave situazione in cui viene a trovarsi il lavoratore che ha subito una grave invalidità permanente, e l’altra di grave situazione indotta ai suoi eredi, nell’ipotesi di morte.
Il diverso trattamento fiscale ha il suo fondamento nelle ragioni del riconoscimento di questi risarcimenti che costituiscono le ipotesi di esonero, la cui natura è talora mista oppure in parte retributiva e in parte risarcitoria.

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