Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
7 Gennaio 2009

Tariffa d’igiene ambientale per la scuola statale dal 2008

Di cosa si tratta

L’IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale), che fa capo all’ANCI) nel novembre 2008 ha diramato una nota di chiarimento all’applicazione del regime dei rifiuti prodotti dalle scuole statali e queste sole con esclusione di parificate, comunali od altro. A dicembre ha fatto poi partire un’indagine per capire l’entità delle quote effettivamente dovute e ricevute dai Comuni (ricordiamo in questo sito: “TIA – TARSU e la scuola statale.”)..
L’articolo 33 bis del decreto legge n. 248/2007 (Decreto legge 31 dicembre 2007 n. 248, convertito nella Legge n. 31 del 28 febbraio 2008), intitolato: “Servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nei confronti delle istituzioni scolastiche”, prevede che, a decorrere dall’anno 2008, il Ministero della pubblica istruzione sia competente a provvedere a corrispondere direttamente ai comuni la somma concordata in sede di Conferenza Stato-città e autonomie locali, fissando un importo forfetario complessivo per lo svolgimento, nei confronti delle istituzioni scolastiche statali, del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. I criteri e le modalità di corresponsione delle somme dovute ai singoli comuni, in proporzione alla consistenza della popolazione scolastica, sono stati determinati nell’ambito della predetta Conferenza.
A decorrere dal medesimo anno 2008, le istituzioni scolastiche statali non sono più tenute a corrispondere ai comuni il corrispettivo del servizio e la disposizione prevede che, a decorrere dall’anno 2008, il Ministero della Pubblica Istruzione provveda a corrispondere direttamente ai Comuni la somma valutata in 38,734 milioni di Euro, quale importo forfetario complessivo per lo svolgimento del servizio. La norma è stata poi integrata dall’atto convenzionale (Accordo del 20 marzo 2008) con il quale – nell’ambito della Conferenza Stato – città ed autonomie locali – sono stati stabiliti i criteri ed i parametri per la corresponsione delle somme dovute ai singoli Comuni e le modalità per definire le situazioni pregresse.
Continuano a sussistere diverse problematiche, di varia natura.
Si ritiene che il regime si estenda alla disciplina della TARSU in considerazione del fatto che l’accordo siglato nell’ambito della Conferenza Stato-città del 20 marzo 2008, riguarda gli oneri delle istituzioni scolastiche statali relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti con riferimento anche alle situazioni debitorie pregresse, rientrando pertanto tra gli oneri anche la TARSU.
A sostegno si sottolinea che la ripartizione degli oneri 2008 effettuata dal Ministero dell’Istruzione riguarda anche i Comuni che si trovano attualmente in regime di TARSU. Inoltre, per tutto l’anno 2008, in base alla Legge n. 244/2007 (Legge finanziaria 2008) vige il blocco della possibilità per i Comuni di passare alla Tariffa prevista dal cosiddetto Decreto ambientale (Decreto legislativo n. 152/2006), in attesa dell’emanazione dei decreti attuativi.
Stesse considerazioni vanno fatte in merito all’applicabilità della norma alla TIA adottata ai sensi del Decreto legislativo n. 22/97 (cosiddetto Decreto Ronchi).
Muta, con la disposizione in questione, sia il presupposto della TARSU e sia della TIA, che diviene il numero degli alunni dell’anno scolastico conclusosi nell’anno solare di riferimento.
Si deroga, solo in questa specifica situazione, tanto al presupposto impositivo della TARSU, che è la superficie occupata quanto a quello della TIA che sarà la stessa su tutto il territorio nazionale.
Per quanto attiene alla natura giuridica del pagamento effettuato da parte dello Stato, previsto dall’articolo 33-bis della legge n. 31 del 28 febbraio 2008, si ritiene che lo stesso debba essere configurato come un corrispettivo o tassa per il servizio reso e, in caso di tariffa, debba essere emessa una fattura per l’importo riconosciuto dallo Stato comprensivo dell’IVA dovuta.
Trattandosi di un servizio a pagamento, vengono configurati nel concreto tre casi di interrelazione tra diversi soggetti a secondo che i Comuni in piena autonomia decidano di gestire in proprio tale servizio, appaltarlo a terzi ovvero cederne la titolarità attraverso la concessione:
– la gestione diretta del servizio da parte del Comune a mezzo TARSU;
– la gestione diretta del servizio da parte del Comune a mezzo TIA;
– la gestione del servizio da parte di un terzo gestore affidatario del servizio in regime di TIA.
Nei primi due casi l’unica innovazione rispetto all’assetto attuale riguarda la quantificazione dei costi; il Comune continua ad addebitare la TARSU (a mezzo ruolo) o la TIA (a mezzo fattura) in misura pari agli importi ricevuti dallo Stato. Nel terzo caso il Comune viene ad assumere il ruolo di mandatario, chiamato a (ri)trasferire al gestore del servizio le somme assegnategli dallo Stato. Trattandosi di mandato con rappresentanza, il gestore addebiterà la TIA allo Stato, mentre il Comune rileverà i flussi finanziari in entrata e in uscita tra le partite di giro.
Tenuto peraltro conto che la TIA va assoggettata ad Iva con aliquota al 10%, e considerato che le somme messe a disposizione dello Stato sono fisse e definitive, è evidente che gli importi ricevuti dai Comuni o dai concessionari a fronte del servizio reso in regime TIA sono comprensivi dell’IVA.
Alla luce degli accordi intervenuti, sotto il profilo giuridico, il rapporto di servizio verrà d’ora in poi ad avere quale controparte lo Stato, e non più le singole istituzioni scolastiche. Pertanto la fatturazione dovrà essere rivolta allo Stato, anziché alle scuole dall’anno 2008.
In sintesi e premesso che dall’anno 2008 l’entità del pagamento da parte dello Stato dipende dal numero degli alunni dell’anno solare di riferimento, nel caso di regime TARSU il Comune riceverà il corrispettivo dallo Stato e ne terrà conto nella determinazione della copertura del costo del servizio ed eliminerà la superficie delle scuole statali dall’utenza ai fini del calcolo degli importi dovuti.
Nel caso di regime TIA gestito dal Comune, il Comune emetterà fattura a carico dello Stato pari alla somma ricevuta dallo Stato quale corrispettivo al lordo dell’IVA. Nel caso di regime TIA gestito da Azienda esterna, l’Azienda provvederà a fatturare allo Stato la somma che lo stesso ha conferito al Comune, e il Comune in qualità di mandatario, provvederà al pagamento della fattura.
Per quanto concerne gli oneri scaturenti dalla gestione del servizio per gli anni precedenti il 2008, l’accordo del 20 marzo 2008 prevede che il Ministero della Pubblica Istruzione corrisponda ai Comuni una somma fino a concorrenza di 58 milioni di Euro, per la definizione della situazione finanziaria fino all’esercizio 2006 compreso. A tal fine l’ANCI appronterà un’apposita procedura informatica da diffondere presso tutti i Comuni, al fine di acquisire più informazioni possibili in ordine a quanto sia stato già corrisposto ai Comuni e quanto invece ancora dovuto. I risultati dell’indagine saranno poi presi a riferimento per definire, insieme al Ministero della Pubblica Istruzione, le situazioni debitorie fino al 2007.
È chiaro che il residuo nel caso di TIA non potrà riverberarsi sui soggetti che sono tenuti a pagare questo importo, ma debba fare carico alla collettività con la fiscalità generale del comune.

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