Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
2 Marzo 2006

Tariffa Igiene Ambientale: la competenza per le liti

Di cosa si tratta

Alcune recenti pronunzie della Corte di Cassazione hanno ingenerato confusione in ordine allo stabilire quale sia il giudice competente in materia di impugnazione dei provvedimenti con i quali si procede alla riscossione del Tributo (TARSU) o della Tariffa (TIA) relativa ai rifiuti dei Comuni, se questo sia il Giudice ordinario o le commissioni tributarie.
Lo schema di decreto legislativo, che dà attuazione alla nuova delega ambientale, prevede la cancellazione del decreto legislativo n. 22/1997 (c.d. Ronchi), che istituiva la Tia (Tariffa di Igiene Ambientale), confermando la Tarsu (Tassa Rifiuti Solidi Urbani: Dlgs 507/1993) con delle modifiche.
Già l’art. 49 commi 1-bis e 16 del Dlgs 22/1997 e l’art. 11 del DPR 158/1999 hanno consentito il passaggio dalla Tarsu alla Tia e diversi Comuni hanno provveduto al passaggio, affrontando molti problemi nella sua applicazione, dei quali diamo atto in altro articolo per il caso scuola.
Il nuovo provvedimento normativo confermerà, come per la TIA, la natura privatistica e non tributaria di questo costo che verrà suddiviso in una quota fissa, rappresentativa degli investimenti fissi eseguiti, e di una parte variabile, commisurata al grado di fruizione del servizio da parte dell’utente.
Il metodo di calcolo viene semplificato mutuandolo dalla TARSU e verrà tenuto in considerazione l’elemento reddituale, per quanto poco condivisibile in relazione ai principi comunitari.
La questione della competenza si è evidenziata dopo la notorietà data all’ordinanza della Cassazione a Sezioni Unite del 15 febbraio 2006, n. 3274, che attribuiva la competenza alla sede del tribunale ordinario la soluzione delle questioni, laddove la sentenza sempre delle Sezioni Unite del 8 marzo 2006, n. 4895/06 afferma quella delle Commissioni Tributarie.
I provvedimenti in concreto applicativi della tariffa o della tassa dovrebbero peraltro indicare l’autorità competente in caso di controversia e non è quindi ozioso risolvere il punto, che va in concreto indicato nel provvedimento. Da un primo esame dei provvedimenti richiamati emerge una prima singolarità: nel concreto questi confermano la competenza di quel giudice che in quella procedura era stato adito. Bisogna esaminare completamente i provvedimenti per capirne le ragioni.
Per l’ordinanza resta la competenza del giudice ordinario in quanto va esclusa la natura tributaria della tariffa, mentre la sentenza arriva alla diversa conclusione fondandosi su altra recente disposizione, l’art. 3 bis della Legge n. 248/2005, che ha attribuito alle commissioni tributarie alcuni prelievi locali, tra i quali la tariffa dei rifiuti.
Nel primo caso di risposta della Cassazione si è affermato il permanere della competenza del giudice ordinario in quanto per l’art. 5 cod. proc. civ. resta ferma la competenza del giudice che sia già stato investito della questione risolvendo il tema con la sola considerazione della natura del prelievo. Con la sentenza invece la Corte ha fatto applicazione della nuova disposizione in quanto è questa divenuta una competenza esclusiva e ha ritenuto che vada immediatamente applicata anche ai giudizi in corso prima dell’entrata in vigore.
Per quanto attiene invece i giudizi già introdotti prima dell’entrata in vigore della L. 248/05, restano al giudice ordinario i giudizi introdotti in tale sede in forza della natura privatistica che giustifica la situazione precedente la disposizione, mentre restano alle Commissioni quelli introdotte avanti a queste prima della introduzione della competenza esclusiva in quanto le norme processuali hanno immediata operatività.

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