Categorie approfondimento: Societario
12 Luglio 2010

Nelle s.r.l. il collegio sindacale non può presentare la denunzia al tribunale

Di cosa si tratta

Tema dibattuto era quello se, per le società a responsabilità limitata, il collegio sindacale, quando istituito per l’esistenza dell’obbligo relativo, potesse operare la denunzia al tribunale ex art. 2409 cod. civ. “se vi è fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possano arrecare danno alla società o a una o più società controllate”, potere questo attribuito a specifici quorum per i soci ed espressamente al collegio sindacale, al consiglio di sorveglianza o comitato per il controllo della gestione ed anche al pubblico ministero per le società quotate, soggetti questi legittimati nel caso di società per azioni.
La tesi dominante era nel senso che il collegio sindacale avesse tale potere anche nella società a responsabilità limitata quando l’organo fosse istituito.
E’ intervenuta invece una sentenza della Cassazione del 13 gennaio 2010, n. 403, che afferma l’opposto; il potere non c’è.
Per la Cassazione il rinvio alle norme della SPA, operato dall’art. 2477, ultimo comma, cod. civ. “va interpretato come richiamo ai requisiti professionali, alle cause di ineleggibilità, decadenza ed incompatibilità dei sindaci stabilite dagli art. 2397 cod. civ., nonché alle rispettive funzioni e ai poteri indicati dall’art. 2403 ss. cod. civ., ma non può certamente valere ad assegnare loro il potere di sollecitare il controllo giudiziario in relazione a ravvisate irregolarità gestionali, a ciò ostando la formulazione letterale delle disposizioni vigenti, l’intenzione del legislatore, i diversi connotati attribuiti alle dette società rispetto a quelle per azioni, con la Riforma organica delle società di capitali di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003”.
La richiamata pronunzia aveva un suo antecedente in linea nella pronunzia della Corte Costituzionale (n. 481 del 2005) che per analoghe motivazioni non ha ritenuto la norma illegittima, ma si deve anche ricordare che il profilo denunciato era di disparità di trattamento costituzionalmente non rilevante e non l’interpretazione sistematica della norma.
La Cassazione dà saliente rilevanza al dopo Riforma che ha escluso un rinvio espresso alla norma, cosa invece esistente prima, quando l’art. 2488, ultimo comma, cod. civ., operava il rinvio e consentiva quindi ai sindaci l’iniziativa.
Confidiamo che l’indirizzo tracciato muti in quanto l’operatività della norma comporta un tracciato di percorso del tribunale che è utile strumento al quale fare ricorso e per il quale non si vede ove stia la ragione di non dare o meglio riconoscere lo stesso potere anche ai sindaci. Ci riferiamo alla speciale procedura in camera di consiglio, all’ordine di ispezione, alla possibilità di sostituire gli amministratori ad opera di soggetti qualificati che accertino e relazionino sul loro operato, emendando il comportamento dei precedenti amministratori, nonché tutti quei provvedimenti provvisori che mettano in sicurezza gli interessi, arrivando sino alla revoca degli amministratori con la sostituzione con un amministratore giudiziario.
La scelta della forma tra SRL e SPA è molto sottile e, quando non si ha di fronte una società molto “soggettivizzata”, come è ora consentito alla SRL, ove con frequenza la giurisprudenza compie dei rinvii interpretativi alle norme sulle società di persone, ma si ha di fronte una SRL strutturata e con caratteri analoghi alla SPA, non si vede ragione alla limitazione prospettata.

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