Categorie approfondimento: Fallimentare
3 Febbraio 2012

Sovraindebitamento delle imprese minori: la procedura

Di cosa si tratta

Proseguendo quanto già scritto sul Decreto-Legge 22 dicembre 2011, n 212, poi sostituito dalla Legge 27 gennaio 2012, n. 3, (nel sito: Sovraindebitamento delle imprese minori), già denominata “Disposizioni urgenti in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento e disciplina del processo civile nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”, ora divenuta “Disposizioni in materia di usura e di estorsione”, torniamo sui temi per i soggetti esclusi dal fallimento e dalle procedure concorsuali che siano titolari di una piccola impresa in crisi.
Perché il piccolo imprenditore possa esperire la procedura deve essere un soggetto escluso dal fallimento, non avere quindi quei requisiti soggettivi ed oggetti previsti dalla legge fallimentare all’art. 1; inoltre non deve avere già fatto ricorso, nei precedenti tre anni, alla procedura di composizione della crisi da sovra indebitamento.
Avendo la condizione di indebitamento il richiedente può proporre ai creditori “un accordo di ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano che assicuri il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo”. Quindi il Piano è principalmente rivolto agli altri creditori per imporre loro delle condizioni che saranno fissate per tutti in considerazione del consenso della maggioranza raccolta come vedremo in seguito.
Il piano deve inoltre prevedere i termini e le modalità di pagamento dei creditori, anche raggruppando i creditori “in classi”, le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti, le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni. Il piano può prevedere l’affidamento del patrimonio del debitore a un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori.
Se per pagare i debiti sono utilizzati beni sottoposti a pignoramento ovvero se previsto dall’accordo, il Giudice nomina un liquidatore che disponga in via esclusiva degli stessi e delle somme incassate.
Nel piano deve essere previsto l’integrale pagamento dei titolari dei crediti privilegiati che non abbiano rinunciato anche parzialmente alla qualità del loro titolo, salvo considerare per questi una moratoria fino ad un anno per il pagamento dei creditori estranei quando ricorrono cumulativamente due condizioni: a) il piano risulti idoneo ad assicurare il pagamento alla scadenza del nuovo termine; b) la moratoria non riguardi il pagamento dei titolari di crediti impignorabili.
L’ufficio competente territorialmente alla presentazione del piano è l’organismo di composizione della crisi con sede nel circondario del tribunale competente individuato nel luogo ove il debitore ha la residenza ovvero la sede principale,
Importante ruolo è assunto dai nuovi Organismi di composizione della crisi che, oltre a quanto previsto espressamente, assumono ogni iniziativa funzionale alla predisposizione del piano di ristrutturazione, al raggiungimento dell’accordo e alla sua esecuzione. L’organismo verifica anche la veridicità dei dati contenuti nella proposta e nei documenti allegati, attesta la fattibilità del piano e trasmette al Giudice la relazione sui consensi espressi e sulla maggioranza raggiunta in sede di voto. L’organismo esegue la pubblicità della proposta e dell’accordo, ed effettua le comunicazioni disposte dal giudice nell’ambito del procedimento.
Tornando al contenuto, la proposta di accordo deve prevedere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri. Se i beni o i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire la fattibilità del piano, la proposta deve essere sottoscritta da uno o più terzi che consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per l’attuabilità dell’accordo.
Con il Piano il debitore deposita l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute, dei beni e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, corredati delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e dell’attestazione sulla fattibilità del piano, nonché l’elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento suo e della sua famiglia, con indicazione della composizione del nucleo familiare con il certificato di stato di famiglia.
Il debitore che svolge attività d’impresa è previsto ora che depositi le scritture contabili degli ultimi tre esercizi, unitamente a dichiarazione che ne attesta la conformità all’originale, mentre nel D.L. era previsto il deposito delle scritture contabili degli ultimi tre esercizi, ovvero, in sostituzione delle scritture contabili e per periodi corrispondenti, gli estratti conto bancari, unitamente a una dichiarazione che ne attesti la conformità agli originali.
Depositato quanto illustrato in tribunale (dovrebbe essere ad opera degli Organismi), il Giudice fissa con decreto l’udienza, disponendo la comunicazione ai creditori della proposta e del decreto contenente l’avvertimento dei provvedimenti che egli può adottare. Il giudice dispone idonea forma di pubblicità della proposta e del decreto, nonché per il piccolo imprenditore, la pubblicazione degli stessi in apposita sezione del registro delle imprese.
All’udienza il giudice, in assenza di iniziative o atti in frode ai creditori, dispone che, per non oltre centoventi giorni, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, né disposti sequestri conservativi, né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore. La sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili.
Durante questo periodo le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano; le procedure esecutive individuali possono essere sospese per una sola volta, anche in caso di successive proposte di accordo. Nel corso della procedura è quindi possibile che la proposta diventi oggetto di modifiche. Pur applicandosi, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti c.p.c., il tribunale provvede in composizione monocratica. Il reclamo si propone al tribunale e del collegio non può far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.
I creditori fanno pervenire all’organismo di composizione della crisi, dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla proposta, anche come eventualmente modificata. Ai fini dell’omologazione è necessario che l’accordo sia raggiunto con i creditori che rappresentano almeno il settanta per cento dei crediti.
L’accordo non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di regresso e l’accordo non determina la novazione delle obbligazioni, salvo che sia diversamente stabilito. L’accordo è revocato di diritto se il debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.
Se l’accordo è raggiunto, l’organismo di composizione della crisi trasmette ai creditori una relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento della percentuale, allegando il testo dell’accordo. Nei dieci giorni successivi al ricevimento della relazione, i creditori possono sollevare contestazioni.
Decorso il termine, l’organismo trasmette al giudice la relazione, allegando le contestazioni ricevute, nonché un’attestazione definitiva sulla fattibilità del piano.
Verificato il raggiungimento dell’accordo con la percentuale prevista, verificata l’idoneità ad assicurare il pagamento dei creditori estranei e risolta ogni altra contestazione, il giudice omologa l’accordo e ne dispone la pubblicazione.
Il reclamo, anche avverso il provvedimento di diniego, si propone al tribunale in forma collegiale.
Dalla data di omologazione e per un periodo non superiore a un anno, l’accordo produce gli effetti di blocco delle esecuzioni individuali che vengono meno in caso di risoluzione dell’accordo o di mancato pagamento dei creditori estranei. L’accertamento del mancato pagamento dei creditori estranei è chiesto al giudice con ricorso.
Se per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni sottoposti a pignoramento ovvero se previsto dall’accordo, il giudice nomina un liquidatore che dispone in via esclusiva degli stessi e delle somme incassate.
L’organismo risolve le difficoltà insorte nell’esecuzione dell’accordo e vigila sull’esatto adempimento, comunicando ai creditori ogni eventuale irregolarità. Sulle contestazioni, che hanno ad oggetto la violazione di diritti e sulla sostituzione del liquidatore per giustificati motivi, decide il giudice investito della procedura. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformità dell’atto dispositivo all’accordo e al piano, anche con riferimento alla possibilità di pagamento dei creditori estranei, autorizza lo svincolo delle somme e ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento, delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché di ogni altro vincolo.
I pagamenti e gli atti dispositivi dei beni posti in essere in violazione dell’accordo e del piano sono nulli e l’accordo può essere annullato dal tribunale su istanza di ogni creditore, in contraddittorio con il debitore, quando è stato dolosamente aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simulate attività inesistenti. Non è ammessa alcuna altra azione di annullamento.
Se il proponente non adempie regolarmente alle obbligazioni derivanti dall’accordo, se le garanzie promesse non vengono costituite o se l’esecuzione dell’accordo diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore, ciascun creditore può chiedere al tribunale la risoluzione; il relativo ricorso per la risoluzione è proposto, a pena di decadenza rilevabile d’ufficio, entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dall’accordo.
L’annullamento e la risoluzione dell’accordo non pregiudicano i diritti acquistati dai terzi in buona fede.
I nuovi Organismi di composizione della crisi, il cui dettaglio verrà dato con successivi provvedimenti, possono essere costituiti da enti pubblici che diano adeguate garanzie di indipendenza e professionalità. Verranno iscritti in un apposito registro tenuto presso il Ministero della giustizia, che ne determina i requisiti, i criteri e le modalità di iscrizione nel registro, con regolamento da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Con lo stesso sono disciplinate la formazione dell’elenco e la sua revisione, l’iscrizione, la sospensione e la cancellazione degli iscritti, nonché la determinazione delle indennità spettanti agli organismi a carico dei soggetti che ricorrono alla procedura.
Con l’art. 18 è poi prevista ora la facoltà di accesso alle banche dati pubbliche per lo svolgimento dei compiti e delle attività. Il giudice e, previa autorizzazione di quest’ultimo, gli organismi di composizione della crisi possono accedere ai dati contenuti nell’anagrafe tributaria, nei sistemi di informazioni creditizie, nelle centrali rischi e nelle altre banche dati pubbliche, nel rispetto del T.U. privacy, e del codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti. I dati personali acquisiti per queste finalità possono essere trattati e conservati per i soli fini e tempi della procedura e devono essere distrutti alla conclusione o cessazione della procedura, con comunicazione al titolare dei dati.
L’ultimo articolo ha introdotto sanzioni penali, prima non previste, configuranti nuove figure di reato. Se il fatto costituisce più grave reato, sarà punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro il debitore che:

  1. al fine di ottenere l’accesso alla procedura di composizione della crisi, aumenta o diminuisce il passivo ovvero sottrae o dissimula una parte rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simula attività inesistenti;
  2. al fine di ottenere l’accesso alla procedura di composizione della crisi produce documentazione contraffatta o alterata, ovvero sottrae, occulta o distrugge, in tutto o in parte, la documentazione relativa alla propria situazione debitoria ovvero la propria documentazione contabile;
  3. nel corso della procedura, effettua pagamenti non previsti nel piano oggetto dell’accordo, fatto salvo il regolare pagamento dei creditori estranei;
  4. dopo il deposito della proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti, e per tutta la durata della procedura, aggrava la sua posizione debitoria;
  5. intenzionalmente non rispetta i contenuti dell’accordo.

Anche il componente dell’organismo di composizione della crisi, che rende false attestazioni in ordine all’esito della votazione dei creditori sulla proposta di accordo formulata dal debitore ovvero in ordine alla veridicità dei dati contenuti in tale proposta o nei documenti allegati ovvero in ordine alla fattibilità del piano di ristrutturazione dei debiti, proposto dal debitore, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro: alla stessa pena si applica al componente dell’organismo di composizione della crisi che cagiona danno ai creditori omettendo o rifiutando senza giustificato motivo un atto del suo ufficio.

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