Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
11 Agosto 2016

Protezione patrimoniale e illecita sottrazione di beni alla garanzia dei creditori

Riprendiamo il concetto che pensare di proteggere il proprio patrimonio non consiste nella sottrazione di beni alla garanzia dei creditori in quanto è il tipo di volontà diversa che caratterizza i due diversi comportamenti.
L’ordinamento per questo appresta strumenti di tutela, come già abbiamo visto, espressamente in sede penale per i debiti di natura tributaria (cfr.: nel sito “Protezione patrimoniale e sanzioni penali in sede tributaria”).
Oltre alla regolamentazione specifica per il reato tributario il quesito che ci poniamo è se l’ordinamento preveda disposizioni volte a colpire quei comportamenti deliberatamente assunti al fine specifico di non rispondere per debiti.
Un primo avvicinamento al tema ci porta a considerare il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (inteso come ordine di pagare magari in forza di un titolo esecutivo privatistico), che è stato inserito dal legislatore fra i delitti contro l’amministrazione della giustizia disciplinati dalle norme contenute nel titolo III del libro II del codice penale (artt. 361 – 393 c.p.).
La norma dispone al primo comma: “chiunque per sottrarsi all’adempimento degli obblighi civili nascenti da una sentenza di condanna, o dei quali è in corso l’accertamento dinanzi all’autorità giudiziaria, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi alla ingiunzione di eseguire la sentenza, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032”. Il reato è procedibile a querela della persona offesa. Questo specifico comportamento integra la sussistenza del reato; è un comportamento attivo.
Ciò che vorremmo approfondire è il comportamento di chi, magari in giovane età, ritenendosi in potenziale pericolo di poter essere condannato a pagare una somma ingente per degli errori compiuti, non tanto si liberi dei suoi beni, ma procede a fare in modo di risultarne privo in quanto non facenti capo a lui.
Per integrare la fattispecie non è quindi necessaria l’esistenza attuale di debiti, ma la potenzialità che diventino concreti e la circostanza che siano già oggetto di accertamento da parte dell’Autorità giudiziaria, assieme al fatto che, in luogo di disporre delle attività a favore di altri, si vada ad assumere un comportamento che impedisca di accertare che la titolarità è del debitore.
Questo tipo di reato è stato pensato per tutelare l’esigenza che i provvedimenti giudiziari abbiano esecuzione.
Il delitto di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, in quanto diretto a garantire la volontà e la funzione dello Stato nella conservazione del vincolo impresso sulle cose per finalità di giustizia, rientra tra i delitti contro l’amministrazione della giustizia e non fra quelli contro il patrimonio.
Il bene giuridico tutelato è dato dall’effettiva esecuzione delle sentenze di condanna o dei provvedimenti cautelari, emessi per soddisfare gli interessi dei creditori, insieme all’interesse del privato.
Il reato è strutturato in cinque ipotesi di fattispecie criminose, diverse fra di loro e delle quali ai nostri fini rileva solamente la prima quando, innanzi all’Autorità Giudiziaria il soggetto, al quale l’obbligo è imposto compie, sui propri o sugli altri beni, atti simulati o fraudolenti, o commette altri fatti fraudolenti.
Le fattispecie possono essere le più varie: in luogo di essere titolare di un’azienda la intesta a terzi, acquista immobili intestandoli ad altri, intrattiene rapporti bancari ove il titolare apparente è un altro soggetto, sceglie forme di operare attraverso le quali non figura come sua la titolarità del rapporto; i modi pensabili possono essere moltissimi.
In questa condotta l’elemento soggettivo è costituito dal dolo specifico, contrassegnato da un comportamento sia attivo che omissivo. Nell’ipotesi considerata diventa uno “stile di vita” (si consideri l’imprenditore fallito in proprio che intraprenda attività nuove che potrebbero essere aggredite dai creditori).
Per atto fraudolento deve intendersi quello compiuto in frode ai creditori (art. 2901 c.c.), mentre per atto simulato si devono intendere le c.d. finte vendite (negozio simulato civilistico).
La disposizione richiamata usa l’espressione “sentenza di condanna” e comprende tutti i provvedimenti che abbiano la natura di decisioni giudiziarie che importino la imposizione di un obbligo civile e siano emessi in sede giurisdizionale.
Il provvedimento del giudice civile può essere costituito oltre che da una sentenza di condanna, anche da un’ordinanza che sancisca l’adempimento di obblighi civili in corso di accertamento davanti all’autorità giudiziaria; potrebbe anche fondarsi sulla provvisoria esecutorietà di un decreto ingiuntivo opposto.
Per la punibilità è necessario che il soggetto non ottemperi all’ingiunzione di eseguire l’obbligo civile di pagare. Si ritiene che il provvedimento di condanna debba essere fondato su un giudizio che si è svolto ed è finito; non condividiamo la tesi e pensiamo che già quando si sia dimostrato il ricorso ai mezzi che abbiamo illustrato si possa dire perfezionato il reato. La condotta materiale del reato si basa sulla realizzazione di atti simulati o fraudolenti e di altri fatti fraudolenti, posti in essere per non ottemperare all’ingiunzione di eseguire gli obblighi derivanti dalla sentenza di condanna.
La legge 24 febbraio 2006, n. 52 ha introdotto una nuova ipotesi di reato. L’art. 388 c.p. al quinto comma punisce con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino ad euro 516 il debitore o l’amministratore, il direttore generale o il liquidatore della società debitrice che, dopo essere stati invitati dall’ufficiale giudiziario ad indicare le cose o i crediti impignorabili, omettano di rispondere nel termine di 15 giorni oppure effettuino una falsa dichiarazione. Si tratto di un reato proprio, a condotta sia omissiva che commissiva, imputabile ai soggetti indicati espressamente nella norma. Il momento consumativo del reato si realizza e si perfeziona con il decorso del termine di quindici giorni oppure attraverso la falsa dichiarazione posta in essere dai soggetti indicati nella norma.

(Visited 1 times, 179 visits today)