Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
15 Gennaio 2011

Soldi all’estero

Di cosa si tratta

Le ragioni più varie portano e hanno portato a “rifugiare” il denaro detenuto in Italia in altro paese estero. Per questo molti si sentono con la “coscienza sporca” come se tale fatto possa essere un reato o costituire violazione di chi sa quale principio.
Certo la stessa cosa fatta in un modo al posto di altro può essere foriera di molti problemi oppure la costituzione di questi risparmi potrebbe non essere corretta.
Cerchiamo di descrivere invece il lato positivo di queste situazioni, cioé quando tutto è regolare sul piano sostanziale.
Per detenere denaro all’estero possiamo ipotizzare che lo si è portato, mandato, vi è arrivato; se ho risparmiato oppure ho ricevuto una somma di provenienza ereditaria, correttamente la posso allocare dove voglio e per le ragioni che mi muovono a tale scelta (per esempio: non mi fido del mio paese e voglio conservarlo in uno ove ritengo maggiore la stabilità politica).
Posso spostare una somma od accumularla un poco alla volta seguendo le procedure esistenti: posso “portarla” con me entro la soglia limite di denaro che posso detenere in contanti; posso andare dove voglio e depositare il mio denaro oppure emettere un assegno o dare dall’Italia una disposizione per collocare la somma dove desidero. Tutte operazioni normali.
Perché tali siano e restino, devo avere osservato le norme che operano sul regime di questi atti; vediamoli attraverso esempi sempre sulla base di denaro correttamente detenuto e tale certo non è il denaro di provenienza illecita, che violi le norme contro il riciclaggio, che non abbia assolto i doveri tributari, come quelli di monitoraggio fiscale.
Ci spingono a compiere questa illustrativa i chiarimenti che abbiamo dovuto dare a soggetti che correttamente detenevano denaro all’estero, ma non avevano rispettato alcune “forme”, che poi vedremo, venendo coinvolti dagli accertamenti che sono in corso e derivanti dalla c.d. lista Hervé Falciani, sottratta alla HSBC di Ginevra.
Se costituisco una disponibilità estera con una disposizione dall’Italia posso farlo senza varcare una frontiera; se effettuo il pagamento di una fornitura, lo posso fare tranquillamente: pago un acquisto. Se dispongo di mio denaro, che tale resta, ma lo alloco in un altro Paese, avrò dovuto esportarlo. Nell’Unione Europea le persone e le società hanno diritto ad esportare negli altri stati membri i propri capitali, indipendentemente dalla ragione che sorregge l’operazione. Fuori dai confini dell’Unione i trasferimenti di capitali sono regolati dai Trattati, ove possono esistere divieti imposti da decisioni adottate a livello europeo ai movimenti di capitali verso determinati paesi che siano oggetto di misure limitative.
Quando si supera il limite di denaro contante che la legge dispone e che ultimamente cambia con frequenza (€. 12.500,00, poi €. 10.000,00), l’esportazione deve passare dal canale bancario, che trasmetterà la segnalazione all’Ufficio di competenza(l’ex Ufficio Italiano Cambi); da questa segnalazione non scaturisce nulla se, come continuiamo a ripetere, la detenzione di quella somma è corretta.
Se la costituzione della giacenza avviene attraverso il portarli con sé (“al seguito”), osservato il limite massimo di quanto si possa avere per contanti oppure dichiarando in uscita (dogana) il possesso di un titolo che incorpora la somma, tutto è a posto.
Immaginata così la disponibilità, questo denaro è di un cittadino italiano residente nella nostra ipotesi in Italia con denari all’estero. Quello che annualmente questa persona dovrà fare è confezionare i quadri del modello della dichiarazione dei redditi al fine di compiere la dichiarazione (RW) e dichiarare i redditi che da quel denaro scaturiscono, a pena, in difetto, di importanti sanzioni (per le quali si veda nel sito: “Soldi all’estero: sanzioni”). Se, per ipotesi, la disponibilità l’avessi costituita per l’acquisto di una casa e non avessi più il denaro, nel modello dichiarerei la casa e il reddito che da questa è derivato oppure il godimento diretto che ne ho fatto tenendola a disposizione.
Un’altra ipotesi lecita di costituzione di disponibilità all’estero è quella che deriva da una vincita al gioco; in proposito è intervenuta una recente risoluzione dell’Agenzia delle Entrate la n. 141/E del 30 dicembre 2010, che rispondeva al quesito di chi aveva realizzato delle vincite accedendo via internet ad un casinò on-line che non aveva sede in Italia; l’accesso al gioco avveniva attraverso il versamento di una somma che veniva prelevata da un conto corrente infruttifero che il contribuente deteneva presso un intermediario finanziario con sede nell’isola di Man. Le vincite realizzate venivano accreditate sul medesimo conto senza applicazione di alcuna ritenuta.
La Risoluzione dà il destro di una adeguata illustrativa di molte situazioni che stiamo trattando e ne seguiamo quindi lo sviluppo.
Per quanto riguarda gli obblighi di monitoraggio fiscale del conto corrente detenuto all’estero, l’art. 4 del D.L. 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, prescrive l’obbligo di compilazione del modulo RW della dichiarazione dei redditi da parte delle persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed associazioni equiparate ai sensi dell’art. 5 del TUIR, fiscalmente residenti nel territorio dello Stato, che al termine del periodo d’imposta detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria di ammontare complessivo superiore a €. 10.000, attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia. Con particolare riguardo alle attività di natura finanziaria (conti correnti, partecipazioni, ecc.), se di valore superiore a detto ammontare, queste devono essere sempre indicate nel modulo RW in quanto suscettibili di produrre redditi di fonte estera imponibili in Italia.
L’obbligo di compilazione del modulo RW riguarda – oltre che le consistenze degli investimenti all’estero e delle attività estere di natura finanziaria – anche i trasferimenti da, verso e sull’estero che nel corso del periodo d’imposta hanno interessato gli investimenti ed attività, se l’ammontare complessivo dei movimenti effettuati nel corso del medesimo periodo, computato tenendo conto anche dei disinvestimenti, sia stato superiore a euro 10.000. Al riguardo si ricorda che i trasferimenti devono essere indicati anche se al termine del periodo d’imposta il contribuente non detiene più i predetti investimenti all’estero o attività estere di natura finanziaria in quanto a tale data è intervenuto il disinvestimento o l’estinzione dei rapporti finanziari e qualunque sia la modalità con cui sono stati effettuati i trasferimenti (attraverso intermediari residenti, attraverso intermediari non residenti o in forma diretta tramite trasporto al seguito).
Al contrario, qualora siano di importo inferiore a euro 10.000, i trasferimenti non vanno indicati nel modulo RW se non sono relativi agli investimenti e alle attività estere di natura finanziaria per i quali sussiste l’obbligo di compilazione nel medesimo modulo (Sez. II).
Uno dei casi che occasionava il quesito rientrava nell’ipotesi di conto corrente estero con un’attività finanziaria soggetta al monitoraggio e oggetto dell’obbligo di essere indicata nel modulo RW, in quanto suscettibile di produrre redditi di fonte estera imponibili in Italia. Per queste attività sussiste la presunzione di redditività dettata dall’art. 6 del D.L. n. 167/1990 in base alla quale le attività finanziarie sono fruttifere in misura pari al tasso ufficiale medio di riferimento vigente nel relativo periodo d’imposta, a meno che nella dichiarazione non venga specificato che si tratta di redditi la cui percezione avverrà in un successivo periodo d’imposta e fatta salva la possibilità da parte del contribuente di opporre la prova contraria.
Fermi gli obblighi di monitoraggio e compilazione del modulo RW, nel caso in cui sulla base della legislazione o della prassi vigente in taluni Paesi i conti non siano produttivi di reddito, sarà opportuno che gli interessati acquisiscano dalla banche estere documenti o attestazioni da cui risulti tale circostanza. Qualora, invece, il conto corrente posseduto all’estero produca interessi, questi devono essere riportati nell’apposita sezione del quadro RM della dichiarazione dei redditi. In tal caso il contribuente deve autoliquidare l’imposta sostitutiva con la medesima aliquota di ritenuta a titolo d’imposta che sarebbe stata applicata dal sostituto d’imposta se il conto corrente fosse stato detenuto in Italia (l’aliquota del 27 per cento).
Per gli obblighi di monitoraggio fiscale, superando il limite dei 10.000 euro, il soggetto dovrà compilare la Sezione II del modulo RW per indicare le consistenze presenti sul conto corrente estero al 31 dicembre e barrare la colonna 4 per evidenziare la circostanza che il conto è infruttifero. Dovrà compilare la Sezione III del modulo RW sia con riferimento ai versamenti compiuti dall’Italia verso il conto corrente estero, sia con riferimento ai trasferimenti effettuati verso l’Italia su un conto corrente intestato al medesimo contribuente.
Come detto, non sono oggetto di monitoraggio fiscale i pagamenti effettuati, anche tramite carte di credito o assegni, per l’acquisto di beni o per il sostenimento di spese correnti utilizzando le disponibilità possedute sul conto corrente estero.
Per i conti correnti posseduti all’estero è prevista anche l’ipotesi di esonero dell’obbligo di compilazione del modulo RW nel caso in cui il contribuente dia apposita disposizione alla banca estera presso la quale è detenuto il conto di bonificare gli interessi maturati sul conto estero, immediatamente e comunque entro il mese della maturazione, su un conto corrente italiano intestato al medesimo contribuente, dando specificazione nella causale dell’ammontare lordo e dell’eventuale ritenuta applicata all’estero. Tale disposizione può essere resa dal contribuente anche nell’ipotesi di un conto corrente infruttifero nel presupposto che l’incarico può avere ad oggetto i proventi che dovessero maturare in futuro per effetto, ad esempio, di modifiche contrattuali successivamente intervenute.
Sul piano del trasporto “al seguito” dal 1 gennaio 2008 è scattata la possibilità di sequestro e sanzioni contro chi entra o esce dall’Italia con oltre 10.000,00 euro in contanti senza averli dichiarati. Lo stabilisce l’art. 3 del D.Lgs. 19 novembre 2008, n. 195, in vigore dal 1 gennaio 2009, in base al quale: “Chiunque entra nel territorio nazionale o ne esce e trasporta denaro contante di importo pari o superiore a 10.000 euro deve dichiarare tale somma all’Agenzia delle dogane”. Le nuove misure sono dirette a individuare, attraverso l’obbligo della dichiarazione, movimenti di denaro contante in entrata nella Comunità europea o in uscita da essa e sono inoltre estese ai movimenti di denaro contante tra l’Italia e gli altri Paesi comunitari. A partire dal 1 gennaio la dichiarazione potrà essere trasmessa telematicamente, prima dell’attraversamento della frontiera, secondo le modalità e le specifiche pubblicate nel sito dell’Agenzia delle dogane oppure consegnata in forma scritta, al momento del passaggio, presso gli uffici doganali di confine o limitrofi, che ne rilasciano copia con attestazione del ricevimento da parte dell’ufficio. Il dichiarante dovrà recare al seguito copia della dichiarazione con attestazione del ricevimento. La disposizione si applica anche a tutti i trasferimenti di denaro contante, da e verso l’estero, effettuati mediante plico postale o equivalente. In questo caso la dichiarazione sarà consegnata a Poste italiane s.p.a. o ai fornitori di servizi postali all’atto della spedizione o nelle 48 ore successive al ricevimento. La disposizione non si applicherà ai trasferimenti di vaglia postali o cambiari, ovvero di assegni postali, bancari o circolari, tratti su o emessi da banche o Poste italiane s.p.a. che rechino l’indicazione del nome del beneficiario e la clausola di non trasferibilità. Nel caso di omessa dichiarazione il denaro contante trasferito o che si tenta di trasferire, di importo pari o superiore a 10.000 euro, sarà sequestrato dall’Agenzia delle dogane o dalla Guardia di finanza e sarà comminata una sanzione amministrativa pecuniaria fino al quaranta per cento dell’importo trasferito o che si tenta di trasferire, eccedente la soglia di 10mila euro, con un minimo di 300,00 euro.
Ribadiamo ancora che il quadro RW è un quadro non reddituale della dichiarazione annuale delle persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali in cui devono essere indicati i dati relativi a determinate operazioni con l’estero, istituito dall’emanazione del DL 28 giugno 1990, n. 167, e modificato dal D.Lgs. 21 novembre 1997, n. 461.
La sua finalità è quella di assicurare il controllo dei movimenti finanziari con l’estero e di contenere l’uso del contante. Si tratta di un quadro non reddituale, ossia di un quadro che non serve ai fini del calcolo del reddito imponibile ma solo ad evidenziare, ai fini fiscali, i dati inerenti alle seguenti operazioni:
* trasferimenti da e verso l’estero di denaro, certificati in serie o di massa o titoli attraverso non residenti, senza il tramite di intermediari residenti (art. 2 del DL 167/90);
* investimenti all’estero o attività estere di natura finanziaria attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia (art. 4 comma 1 del DL 167/90);
* trasferimenti da, verso e sull’estero che nel corso dell’anno hanno interessato gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria (art. 4 comma 2 del DL 167/90).

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