Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
12 Giugno 2011

Software nelle imprese: razionalizzazione dei costi di gestione

Di cosa si tratta

In un precedente articolo pubblicato nel sito è stato trattato il tema della licenza d’uso del software (si veda: Licenza d’uso di software – www.quagliarella.com/com17a.html), ossia di quel particolare contratto atipico con il quale il soggetto titolare dei diritti di sfruttamento economico di un software cede ad un terzo (utilizzatore) il diritto di utilizzare detto software, disciplinandone altresì le modalità.
Nell’ipotesi regolata dalla licenza d’uso il software è trattato alla stregua di un bene che seppur definito “immateriale” viene materialmente trasferito nella disponibilità dell’utilizzatore. Si tratta della più comune forma di distribuzione e di circolazione di software.
Nel corso degli ultimi anni si sta, tuttavia, affermando la tendenza a considerare il software non solo come bene ma come risorsa informatica che può essere fornita sotto forma di servizio. Più precisamente, ci si riferisce all’ipotesi in cui l’utente venga messo nella condizione di fruire di applicativi che non si trovino fisicamente nella sue risorse hardware ma che siano accessibili on line, ossia in via telematica.
Questo nuovo modello di sfruttamento delle risorse è conosciuto come “cloud computing” e, come vedremo in seguito, è caratterizzato proprio dal fatto che il fruitore è persona diversa da colui che amministra e gestisce il software e l’hardware sul quale è installato.
E’ opportuno fin d’ora chiarire che lo scopo di questo articolo non è l’analisi di realtà “domestiche”, in ordine alle quali gli applicative gestibili da remoto (banalmente le webmail e webstorage) sono ormai uno strumento di uso quotidiano, bensì di realtà aziendali, soprattutto di medio piccole dimensioni. E’ infatti in tale realtà che l’esternalizzazione di alcuni tipi di software è stata percepita come una risorsa ossia come opportunità idonea all’abbattimento e alla razionalizzazione dei costi giacché innumerevoli sono i vantaggi che la sua adozione comporta.
Al fine di rappresentare correttamente il tema è necessario muovere dall’individuazione delle più importanti categorie di forniture di software concretamente erogabili mediante reti telematiche. Ebbene, riteniamo che siano due le tipologie di servizi che suscitino maggiore interesse in realtà aziendali (sebbene non debbano essere tralasciati altri servizi come ad esempio la security as a service):
– software as a service (SaaS): si tratta dell’ipotesi in cui un soggetto fruisca da remoto di applicativi offerti da terze parti. Detti applicativi possono essere sia personalizzati, ossia sviluppati su richiesta del cliente, sia standard, ossia destinati ad una pluralità di clienti;
– platform as a service (PaaS): all’utente non viene offerta la fruizione di un singolo software bensì di un’intera piattaforma che può essere costituita da una pluralità di programmi e servizi.
Nel primo caso oggetto del servizio saranno una o più applicazioni specifiche mentre nel secondo caso si sarà in presenza di un servizio composito. Citando Wikipedia, con la PaaS si rende infatti disponibile una piattaforma completa che può essere impiegata per la “progettazione di design, sviluppo di applicazioni e di servizi applicativi come la collaborazione in team, l’integrazione Web, l’integrazione del database, la sicurezza e la gestione dello stato”.
I due modelli di distribuzione di software appena evidenziati, inerenti le realtà aziendali, hanno una comune caratteristica che è quella di essere resi dal fornitore per rispondere a precise richieste avanzate dai clienti. In particolare, il rapporto fra i due soggetti si fonda su di una chiara disparità di conoscenze informatiche che rappresentano un aspetto del know-how del fornitore. Per questo motivo più il cliente richiederà personalizzazioni del software, più dovrà essere preciso nel rappresentare al fornitore le proprie necessità cosicché quest’ultimo possa individuare le soluzioni più consone alle richieste.
Da un punto di vista giuridico ne discende che, nel caso in cui il software sia personalizzato, la fase delle trattative precontrattuali assumerà particolare importanza e troverà applicazione la previsione dell’art. 1337 del codice civile. Le parti dovranno infatti comportarsi secondo buona fede adempiendo al dovere di cooperazione e di informazione, inteso come dovere di comunicare alla controparte gli elementi necessari per il corretto formarsi dell’oggetto del contratto. In tale fase dovranno poi essere redatti quei documenti tecnici che, allegati al contratto definitivo, rappresenteranno le specifiche tecniche del servizio erogato.
Sulla base di tale premessa si può certamente affermare che l’obbligazione assunta dal fornitore sia ascrivibile alle obbligazioni di risultato in quanto il “software” rappresenta lo strumento necessario per il raggiungimento di un fine precedentemente individuato. Pertanto se il software fornito risultasse inidoneo a soddisfare le esigenze illustrate, il contratto andrebbe a risolversi per inadempimento del fornitore.
Per quel che riguarda la categoria contrattuale di riferimento, sia il “Software as a service” che la “Platform as a service” possono essere ricondotti all’appalto di servizi.
La caratteristica più rilevante di tale fattispecie contrattuale, che rappresenta anche uno dei più importanti vantaggi per l’utilizzatore del software, è rappresentata dalla gestione del rischio in capo al fornitore. Tutti i rischi attinenti al mancato funzionamento delle strutture hardware che ospitano il software e al mancato funzionamento del software sono infatti imputabili al fornitore. E’ facile capire che ciò si traduca, per l’impresa, in un abbattimento dei costi mentre per il fornitore, che dovrà dotarsi di tutte quelle cautele necessarie (ad esempio, atte a impedire attacchi informatici) per garantire la continuità dell’erogazione del servizio, in oneri aggiuntivi. Data la centralità dei servizi informatici all’interno delle aziende, si suggerisce di regolare in sede contrattuale quale sia la soglia massima di tolleranza di un’interruzione o anche solo di un rallentamento del servizio nonché quali siano gli standard di sicurezza richiesti ed esigibili.
Tornando ai vantaggi che questa modalità di distribuzione del software offre al committente, possiamo altresì elencare:
1) abbattimento dei costi inerenti la licenza d’uso. La titolarità del software è infatti del fornitore che lo eroga o del terzo autore che lo hanno concesso al fornitore con licenza per scopi commerciali. Elemento che contraddistingue sia il “Software as a service” che la “Platform as a service” è il fatto che il cliente, sebbene sia l’utilizzatore finale, usufruisca del software in quanto integrato in un servizio. Tale aspetto dovrà essere specifico oggetto di regolamentazione contrattuale.
2) Annullamento dei costi di gestione del software. Potrà essere oggetto di un’apposita previsione negoziale la possibilità di usufruire di eventuali aggiornamenti.
3) Abbattimento dei costi per l’implementazione delle infrastrutture, per la loro configurazione, ottimizzazione e gestione.
E’ ricorrente inoltre che questo tipo di rapporto contrattuale non si limiti ad avere come oggetto la sola fornitura di software ma che preveda una pluralità di servizi accessori. Fra questi il servizio più interessante è certamente quello di memorizzazione dei dati trattati attraverso il software erogato. In questo caso il contratto dovrà disciplinare anche quali siano gli obblighi del fornitore nel garantire la sicurezza dei dati conservati.
Alla luce di quanto detto è evidente che questa modalità di distribuzione del software sia idonea ad essere impiegata per soddisfare le esigenze una pluralità eterogenea di realtà aziendali. E’ tuttavia altrettanto evidente che un’accorta e puntuale regolamentazione contrattuale sia necessaria per trovare equilibrio fra l’offerta del fornitore e la richiesta del committente.
Nel perdurare della difficoltà che stanno vivendo le realtà imprenditoriali italiane, il presente articolo non vuole essere soltanto un approfondimento tematico bensì vuole essere un pungolo per stimolare la razionalizzazione dei costi di gestione delle aziende.

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