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10 Maggio 2017

Legittima la società semplice di mero godimento

Ai fini della risoluzione del quesito se sia legittima la società semplice di mero godimento il Giudice del Registro delle imprese del Tribunale di Roma ha affrontato il tema e lo ha risolto con il decreto dell’8 novembre 2016, n. 832/2015.
Data la sua natura natura l’organo che si è pronunziato lo ha fatto in considerazione dell’iscrizione della costituzione di una società semplice di mero godimento alla sezione speciale del registro delle imprese e ha affermato che non sussistono i presupposti di legge per procedere alla cancellazione.
A questo Giudice del registro era stato richiesto di valutare la ricorrenza dei presupposti per disporre, ai sensi dell’art. 2191 C.C., la cancellazione dell’iscrizione di una società Immobiliare Civile, come società semplice, nella sezione speciale del Registro delle imprese e ciò sulla base della considerazione che tale ente ha ad oggetto il mero godimento da parte dei soci di beni immobili ed è, in quanto tale ed ai sensi dell’art. 2248 C.C., sottratto alla disciplina delle società.
L’iscrizione era stata eseguita nel 2012 e alla domanda era allegata la copia autentica dell’atto costitutivo redatto da un notaio nel 1972 e che prima non era mai stata iscritta al Registro delle imprese.
La Società aveva ad oggetto sociale «l’acquisto e l’amministrazione di beni immobili ed occorrendo anche di beni mobili e titoli di credito e la eventuale assegnazione di detti beni ai soci», esclusa comunque «qualsiasi attività commerciale».
Ritenuta la necessità di valutare se la società di mero godimento trovi cittadinanza nell’ordinamento italiano, il Giudice ha preso le mosse dall’originario Codice civile del 1942, che escludeva dalla qualificazione di società il contratto che fosse funzionale alla costituzione od al mantenimento di una comunione e, quindi, al solo scopo del godimento di una o più cose. La norma (art. 2248 c.c.) costituiva il risultato della scelta legislativa di utilizzare il termine “società” e di applicare la disciplina soltanto per l’esercizio collettivo di una attività di natura economica speculativa, commerciale o meno, con esclusione del solo godimento collettivo.
Ma la giurisprudenza era giunta ad ammettere che una società potesse svolgere un’attività di mera gestione di immobili in base al rilievo che il contratto sociale potesse avere ad oggetto l’esercizio di una attività economica non commerciale.
È poi intervenuto il legislatore il quale ha inteso agevolare la trasformazione di società formalmente commerciali in società semplici di mero godimento (art. 29 legge 27 dicembre 1997, n. 449; art. 3, co. 7, legge 28 dicembre 2001, n. 448; art 1, co. 111-117, della legge 27 dicembre 2006, n. 296; art. 1 co. 129, legge 24 dicembre 2007, n. 244; art. 1, co. 115, legge 28 dicembre 2015, n. 208).
In forza di queste riforme la giurisprudenza ha ritenuto omologabile la delibera di trasformazione di una società a responsabilità limitata in società semplice avente ad oggetto la “gestione” del proprio patrimonio immobiliare sulla base del disposto di cui all’art. 29, della L. n. 449 del 1997.
La disposizione prevede che possa essere effettuata l’assegnazione agevolata di beni ai soci e la trasformazione in società semplice. Infatti le società in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata e per azioni che assegnano entro un termine già trascorso ai soci beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa o quote di partecipazione in società, possono applicare le nuove disposizioni, a condizione che tutti i soci risultino iscritti nel libro dei soci, ove prescritto, ovvero che vengano iscritti, in forza di titolo di trasferimento avente data certa anteriore al 1o ottobre 1997. Le medesime disposizioni si applicano alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni e che entro il 1o settembre 1998 si trasformano in società semplici.
Il Giudice del Registro di Roma ritiene quindi che le conclusioni della dottrina e della giurisprudenza devono essere riviste e “l’adesione ad interpretazioni restrittive porrebbe inevitabili questioni di illegittimità costituzionale, in termini di disparità di trattamento ex art. 3 Cost., in quanto nell’ordinamento, oramai, esistono società semplici aventi ad oggetto un’attività di mera gestione tali essendo quelle risultanti dalle trasformazioni effettuate in base ai provvedimenti citati”.
Per il Giudice – la catena nel tempo di norme fiscali che legittimano la società semplice di mero godimento importa l’ammissibilità, sotto il profilo civilistico, di tali società. E, come detto, una interpretazione sistematica deve condurre a considerare che “ciò che è ammesso in sede di trasformazione deve esserlo anche in sede di costituzione ex novo della società ed è, dunque, legittima la costituzione di società semplici di mero godimento”.
Dissentiamo sul processo argomentativo segnalando come non necessariamente una qualificazione fiscale comporta che civilisticamente la conclusione sia la stessa (a conferma di quanto detto si veda nel sito cfr: “Impresa familiare in sede fiscale: la forma”.

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