Categorie approfondimento: Societario
5 Agosto 2003

La società a responsabilità limitata. Il finanziamento ad opera dei soci

Di cosa si tratta

Il finanziamento dei soci a favore della propria società trova con la Riforma una sua disciplina espressa, che si limita ad alcune affermazioni principali:

  • la postergazione della restituzione in relazione al pagamento degli altri creditori;
  • la restituzione alle casse sociali, sussistendo certe condizioni della società, se avvenga il fallimento della società entro un anno da quando si è proceduto ad estinguere il debito;
  • la qualificazione come finanziamento laddove esistano certe condizioni della società (art. 2467 c.c.).

La società a responsabilità limitata è trattata sotto questo profilo in modo nettamente diverso dalla società per azioni in quanto è fatto evidente che le maggiori risorse finanziarie sono tratte dai soci nella società a responsabilità limitata.
I soci però non sono liberi di apportare e ritirare dei finanziamenti che ritenessero di accordare alla loro società, in quanto i terzi hanno fatto affidamento sulla condizione della società.
Il problema più difficile è quello di individuare criteri idonei a distinguere tale forma di apporto rispetto ai rapporti finanziari tra soci e società che non meritano di essere distinti da quelli con un qualsiasi terzo. La soluzione della Riforma, indicata dal secondo comma dell’art. 2467 c.c., non potendosi in via generale individuare parametri quantitativi, è stata quella di un approccio con il quale ricercare se la causa del finanziamento è da individuare nel rapporto sociale o in un generico rapporto di credito: in tal senso l’interprete è invitato ad adottare un criterio di ragionevolezza, con il quale si tenga conto della situazione della società e la si confronti con i comportamenti che nel mercato sarebbe appunto ragionevole aspettarsi.
La norma attuale ha la peculiarità di sospingersi espressamente alla sfera fallimentare, affermando che “deve essere restituito” quel prestito che sia stato reso al socio nell’anno antecedente la dichiarazione di fallimento. Su questa disposizione è evidente che la dottrina avrà occasione di scrivere molto e non riteniamo per il momento invece di dilungarci anche perché sembra attendibile che la riforma di diritto fallimentare approdi a concretezza dopo tanti anni di lavoro.
La regola di buona amministrazione è che gli amministratori nel rappresentare ai soci i bisogni della società chiedano a questi di incrementare gli apporti dei quali la società abbia bisogno per perseguire l’oggetto della propria attività. Mentre sarebbe preferibile che questo avvenga attraverso dei conferimenti, vanno bene anche dei prestiti dai soci, ma in questo caso in certe condizioni diviene quasi la medesima operazione.
Altra regola di buona amministrazione è che gli amministratori non rimborsino i prestiti, avuti dai soci, preferendoli ad altri creditori, come i fornitori, divenendo altrimenti illecita la restituzione e fonte di responsabilità per gli amministratori. E’ quindi corretto che gli amministratori, in certe condizioni, rifiutino la richiesta dei soci a pena di loro responsabiità.
Si è ora sostanzialmente introdotta un’ipotesi di presunzione di finanziamento per “quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulti un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento”.
In queste condizioni qualsiasi apporto venga attribuito dal socio alla società è da qualificarsi finanziamento e va trattato come tale, quale che sia la forma che abbia assunto.
Se da un lato la norma pone delle regole, la loro verifica in concreto per lo più passerà da una verifica in sede fallimentare, alla quale peraltro non è preclusa la considerazione di restituzioni che siano avvenute in un arco temporale superiore a quello indicato dalla norma.
Inoltre una considerazione di questo operato potrà avvenire in sede assembleare quando gli amministratori abbiano trattato diversamente i vari prestiti dai soci, avendo proceduto ad esempio alla restituzione solo a favore di alcuni.

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