Categorie approfondimento: Societario
18 Agosto 2003

La società a responsabilità limitata. I conferimenti

Di cosa si tratta

Il valore dei conferimenti operati dai soci non può essere complessivamente inferiore all’ammontare del capitale sociale, che è stabilito in €. 10.000,00; così inizia l’art. 2464 c.c. in tema di conferimenti nella società a responsabilità limitata.
Chiarificatrice e nel contempo innovativa vi è subito la disposizione del secondo comma che dispone che possibili oggetti di conferimento sono “tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di valutazione economica”. Non più un rinvio alle medesime norme vigenti per la S.p.a.; il conferimento è in denaro se l’atto costitutivo non stabilisce altrimenti.
All’atto della costituzione cambia la misura del versamento e la sua forma; deve infatti essere versato il 25% del capitale sociale, se in denaro, e non più i tre decimi, e l’intero sovrapprezzo o, nel caso di costituzione con atto unilaterale, il loro intero ammontare. Pare quindi non più necessario che il versamento debba precedere la stipulazione dell’atto costitutivo, come in antecedenza, ma sia a questo contestuale. Si è ridotto anche, da un anno a novanta giorni, il tempo per la liberazione e la possibilità di restituire ai soci che lo hanno conferito quanto hanno versato nel caso che la società non si costituisca.
In alternativa il versamento potrà essere sostituito dalla stipula di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria con caratteristiche che verrano definite da un decreto del Presidente del Consiglio, polizza e fideiussione che possono essere sostituite in seguito dal versamento di corrispondente importo.
Se il conferimento consiste in beni in natura e crediti si dovranno osservare le norme della società semplice e cioé varrano le norme sulla vendita per la garanzia e i rischi dei conferimenti e, se attribuiti in godimento, le norme sulla locazione (2254 c.c.); per i crediti il socio garantirà la solvenza del debitore (2255 c.c.). In questi casi le quote dovranno essere interamente liberate già dal momento della sottoscrizione.
La stima dei conferimenti di beni o di crediti deve essere accompagnata da una relazione giurata di un esperto, iscritto nell’albo dei revisori contabili o da una società di revisione, e non è più necessario che l’esperto venga nominato dal Tribunale; la relazione va allegata all’atto costitutivo o al verbale di aumento del capitale sociale. Non è più necessario che la relazione descriva i beni analiticamente, attribuendo a ciascuno il valore, ma vanno espressi i criteri di valutazione e l’attestazione del valore, che non sia inferiore al valore reale del bene, potendo invece essere il valore superiore.
La più singolare delle novità (6° comma art. 2464 c.c.) è sicuramente il conferimento dell’obbligo del socio di prestare ‘opera’ o ‘servizi’ a favore della società; in questi casi andrà conferita una polizza di assicurazione o una fideiussione bancaria per l’intero valore assegnato a queste prestazioni e la polizza potrà essere sostituita con il versamento a titolo di cauzione del corrispondente importo in denaro presso la società. Non è ancora chiaro se anche per questo apporto sia necessaria una stima asseverata, come per i beni, ma si propende per la necessità in quanto viene determinato anche il valore ai fini delle garanzie che vanno costituite per la prestazione di tali servizi.
Si è già ipotizzato una società costituita da un socio unico artigiano che conferisca la propria opera, svolgendola in forma imprenditoriale, ma al riparo da rischi per la limitazione di responsabilità patrimoniale; analogamente si potrà pensare ad un agente assicurativo o ad altre figure professionali se l’eventuale Ordine o Albo di appartenenza lo consente.
Quindi i consueti valori, che vengono conferiti all’atto della costituzione, hanno ora la possibilità di vedere alternative, nell’introduzione delle quali il legislatore ha cercato sempre di garantire i creditori.
Queste soluzioni corrispondono ad una prospettiva volta ad accentuare la caratterizzazione personalistica del tipo societario; il contributo del socio molto spesso si qualifica per le sue qualità personali e professionali, piuttosto che per il valore oggettivo di beni apportati.
Il nuovo art. 2465 c.c. inoltre semplifica le operazioni nei casi diversi dal conferimento di denaro. Con riferimento ai conferimenti in natura, snellisce il procedimento di valutazione e non richiede più la nomina del perito da parte del Presidente del Tribunale; si è ritenuto sufficiente garanzia, adeguata alle nuove caratteristiche del tipo societario, che il perito medesimo sia prescelto tra soggetti iscritti nell’albo dei revisori contabili.
E’ quindi ora ammissibile il conferimento di know-how, sia in senso stretto (prestazione concreta di apporti tecnologici o di procedure lavorative), di cui già se ne riconosceva la conferibilità, che in senso lato (ossia le personali qualità, capacità professionali del conferente), prestazioni di somministrazione, beni generici non ancora individuati, diritti reali di godimento o di garanzia, contratti di locazione, cose future, obbligazioni negative (come il non fare concorrenza alla società).
Dovrà ancora essere risolto il quesito di come contabilizzare in bilancio l’apporto di opera, se iscriverlo all’attivo come immobilizzazione immateriale da ammortizzare in un periodo pari alla durata della prestazione che il socio dovrà rendere o metterlo nei crediti nei confronti del socio; andrà anche affrontato sul fronte fiscale per la società e il socio; per quest’ultimo si pone il tema se deve essere fatto oggetto di tassazione, mentre per la prima se sia o meno un costo deducibile.
Sul punto si è espresso un autore a favore della tesi del conferimento d’opera da allocare come posta dell’attivo circolante, come il denaro con una separata evidenziazione rispetto ai meri crediti di denaro. Con questo non si imputerebbe nulla al conto economico assimilandola al conferimento di denaro. Il credito resterebbe in evidenza fino alla cessazione della società ove si azzererà il credito. Nella nota integrativa andrebbe evidenziata la natura del credito. In alternativa l’utile che deriva dalla prestazione gratuita potrebbe considerarsi come una sorta di conversione del credito in elemento dell’attivo circolante. Una distribuzione figurativa potrebbe elidere il credito verso il socio con una scrittura contabile.
In sede fiscale la società non matura un costo, ma evidenzia un credito da trattare come elemento patrimoniale e non reddituale; non vi sarebbe salto di imposta perché la società sottopone a tassazione il ricavo, prodotto dalla prestazione, e per la quale non ha costi. Per il capital gain andrebbe riconosciuto come costo il valore del capitale sociale assegnato e solo la differenza tra questo e la plusvalenza tra conferimento iniziale e valore della cessione della quota sarebbe l’imponibile.
Viene ora detto espressamente che gli amministratori hanno il potere di escutere i sottoscrittori che non eseguano i versamenti, mentre in precedenza veniva solamente regolato l’effetto dell’omesso versamento; è parificato a questo anche l’effetto che si produce in caso che scadano o diventino inefficaci le polizze o le garanzie bancarie prestate, che non siano state sostituite dal versamento del corrispondente importo.
Sugli apporti successivi dei soci la nuova norma è data nell’art. 2467 c.c., che si intitola “Finanziamento dei soci”, che non aveva corrispondenza in disposizioni precedenti.
La soluzione è stata quella di una postergazione dei relativi crediti rispetto a quelli degli altri creditori, già affermata in giurisprudenza.
Il problema più difficile era quello di individuare dei criteri idonei a distinguere tale forma di apporto rispetto ai rapporti finanziari tra soci e società che non meritano di essere distinti da quelli con un qualsiasi terzo. La soluzione indicata dal secondo comma dell’art. 2467 c.c., non potendosi individuare parametri quantitativi, è stata quella di ricercare se la causa del finanziamento è da individuare nel rapporto sociale oppure in un generico rapporto di credito; in tal senso si è invitati ad adottare un criterio di ragionevolezza, con il quale si tenga conto della situazione della società e la si confronti con i comportamenti che nel mercato sarebbe appunto ragionevole aspettarsi.
Quindi si dice che sono tali “quelli, in qualunque modo effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitato dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento”.

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