Categorie approfondimento: Societario
18 Febbraio 2015

Società estinte: aggiornamenti dall’Agenzia delle Entrate

Di cosa si tratta

Nel mese di dicembre 2014 avevamo commentato nel sito le novità in materia di estinzione delle società introdotte dall’art. 28 del d. lgs. 175 del 21 novembre 2014 meglio conosciuto come “Decreto Semplificazioni” (si veda l’articolo “La società è estinta, ma resta in vita per il fisco”).
Il richiamato articolo introduceva il principio della relatività dell’estinzione della società: infatti se è vero che l’effetto estintivo si produce nei rapporti in essere tra la società e tutti i soggetti che interagiscono con essa, ciò non si può dire per i rapporti con il Fisco. Si afferma infatti che “ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese”.
Torniamo a trattare il tema, che ha suscitato interesse tra gli utenti del sito, in quanto l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti sulla portata applicativa delle menzionate disposizioni sia mediante la circolare 31/E del 30 dicembre 2014 sia nel corso di incontri con la stampa specializzata.
Anzitutto l’agenzia ha affermato che ragioni di sistematica portano ad applicare le nuove disposizioni anche alla cancellazione di società di persone, ferma restando la diversa disciplina delle responsabilità dei soci collegata alla differente forma societaria; vi sarebbe quindi un’interpretazione estensiva della lettera della norma.
Altro aspetto affrontato è quello dell’efficacia della norma: l’Agenzia ritiene che la stessa abbia efficacia retroattiva infatti, avendo natura procedurale, la stessa troverebbe applicazione anche per attività di controllo fiscale riferite a società che hanno già chiesto la cancellazione dal registro delle imprese o già cancellate dallo stesso registro prima della data di entrata in vigore del decreto semplificazioni.
L’Agenzia ha provveduto altresì a fornire spiegazioni in ordine al luogo in cui verrà effettuata l’eventuale notifica di atti; le notifiche avverranno presso la sede dell’ultimo domicilio fiscale della società che tuttavia, precedentemente alla cancellazione e ai sensi dell’art. 60, comma 1 lett. d), potrà eleggere un domicilio presso una persona o un ufficio nel Comune del proprio domicilio fiscale per la notificazione degli atti o degli avvisi che la riguardano.
Da un punto di vista operativo l’Agenzia ha confermato che l’accertamento effettuato nei confronti di una società cancellata non differisce dall’ordinaria attività di accertamento.
In ultimo meritano un breve accenno anche le (scarse) delucidazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate in tema di responsabilità e obblighi degli amministratori, liquidatori e soci in quanto il comma 5 dell’art 28 del decreto semplificazioni ha apportato modifiche all’art. 36 del DPR 602/73 nel tentativo di realizzare una più compiuta tutela del credito erariale.
In particolare, afferma l’Agenzia che la disposizione prevede la diretta responsabilità dei liquidatori delle società che, in violazione del grado di privilegio dei crediti, hanno distribuito utili ai soci relativi all’anno di liquidazione oppure ad anni precedenti, salvo prova contraria. In sostanza, qualora i liquidatori non riescano a dimostrare di aver assolto tutti gli oneri tributari, comprese le ritenute dei lavoratori dipendenti, prima dell’assegnazione dei beni ai soci, ovvero di non aver estinto con precedenza crediti di rango inferiore in danno di quelli tributari, gli stessi rispondono in proprio del versamento dei tributi dovuti dalla società estinta, nei limiti dei crediti di imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti.
Rispetto alla precedente formulazione, viene stabilita l’inversione dell’onere probatorio che viene trasferito sul liquidatore. La responsabilità dei soci e amministratori, è parametrata al valore dei beni sociali ricevuti, che si presume, salva prova contraria, proporzionalmente equivalente alla quota di capitale detenuta dal socio o associato.

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