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5 Ottobre 2018

Società di persone e fideiussione del socio

I debiti contratti da una società di persone non possono essere considerati debiti personali dei suoi soci illimitatamente responsabili, essendo da ricondurre esclusivamente alla società, nei confronti della quale i soci illimitatamente responsabili assumono piuttosto la posizione e il trattamento di garanti “ex lege”, come è dimostrato dalla possibilità che i soci prestino fideiussione per le obbligazioni della società ai sensi dell’art. 1936 c.c.
La sintesi esposta deriva da quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la pronunzia n. 6650 del 16 marzo 2018 nella quale esaminava la posizione di un socio illimitatamente responsabile che intendeva opporre la compensazione in sede fallimentare tra il credito personale che aveva con la banca e l’esposizione della società nei confronti della società.
La banca aveva invocato il ricorrere della compensazione tra i seguenti due crediti: uno, tratto da un rapporto obbligatorio per «saldo di conto corrente» e dalla banca vantato nei confronti della fallita società in accomandita, come pure garantito da una fideiussione prestata dal socio accomandatario, l’altro, invece inerente a un diritto di quest’ultimo a titolo di rimborso di partecipazione sociale, di cui la stessa Banca si dichiarava debitrice.
Il rapporto obbligatorio derivante dal rimborso della partecipazione sociale correva esclusivamente tra la persona del socio e la Banca senza che risultasse possibile nessun tipo di eventuale interferenza da parte della società in accomandita.
È da escludere che il debito da «saldo di conto corrente» possa in una qualche misura essere considerato debito proprio – oltre che della società in accomandita – anche del socio.
Non varrebbe opporre in contrario, invero, che quest’ultimo, oltre a rivestire i panni del fideiussore, è anche socio accomandatario della società debitrice.
Secondo l’orientamento adottato dalla giurisprudenza recente della Corte, infatti, i debiti assunti dalle società di persone non possono essere considerati nei termini di debiti personali dei loro soci illimitatamente responsabili. Si tratta invece di debiti che sono esclusivamente propri della società, nei confronti dei quali i soci illimitatamente responsabili assumono piuttosto la posizione, e il trattamento, di garanti ex lege. Risulta pacificamente ammessa la possibilità del socio illimitatamente responsabile di prestare fideiussione a vantaggio della società a cui partecipa: circostanza, questa, all’evidenza predicabile solo nel dichiarato presupposto dell’«altruità» del debito garantito rispetto al socio (cfr. Cass., 5 maggio 2016, n. 8944). Del resto, il rilievo, che i debiti della società siano per i soci illimitatamente responsabili dei debiti (non propri, ma) altrui, trova pieno supporto sul piano della disciplina vigente nel tenore della norma dell’art. 2266 cod. civ., che è precisa nell’indicare che «la società … assume obbligazioni a mezzo dei soci».
Allo scopo di presidiare la propria pretesa compensativa, la Banca aveva cercato di dare peso, al fatto che il debito della società in accomandita e la garanzia prestata dal socio rivestano carattere solidale. In realtà, il carattere solidale degli impegni di tali soggetti mostra poca attinenza con la tematica in esame, posto che il fenomeno della solidarietà si pone, nelle sue direttrici di base sul livello della legittimazione passiva all’adempimento e della responsabilità patrimoniale che ne consegue, e non già su quello del debito, che costituisce per contro il terreno proprio della materia della compensazione (quale vicenda per l’appunto rientrante nell’ambito dei «modi estintivi» dell’obbligazione, secondo quanto indica l’intestazione del capo IV, titolo I, libro IV, del codice).
La vigente disciplina dell’obbligazione solidale non dà alcun conforto alla ipotesi di una «comunicabilità», se non commistione, di debiti tra obbligati in via solidale, come sembrerebbe invece ritenere la Banca. Questa disciplina appare orientata, piuttosto, nel senso dell’opposta direzione, la norma dell’art. 1297 co. 1 cod. civ. disponendo invero che «uno dei debitori solidali non può opporre al creditore le eccezioni personali agli altri debitori». Questa valutazione di fondo non viene a mutare direzione allorché dal piano generale dell’obbligazione solidale si scenda al livello specificamente rappresentato dall’obbligazione fideiussoria, in quanto tale caratterizzato dal tratto della c.d. solidarietà diseguale (secondo una disciplina peculiare, che si ritiene sia tra l’altro applicabile, in via di applicazione analogica, alle ipotesi di garanzia personale ex lege).
E’ vero che il vigente sistema facoltizza il fideiussore ad opporre al creditore garantito le eccezioni personali al debitore principale e perciò pure quella data dalla compensazione. Tuttavia, una facoltà del genere si manifesta propriamente singolare nel contesto della regolamentazione normativa del fenomeno compensativo; essa, soprattutto, viene a discendere in modo non solo diretto, ma pure esclusivo, dal principio di accessorietà delle garanzie personali, come positivamente espresso dalle norme degli artt. 1939 e 1945 cod. civ. Rimane per definizione esclusa la stessa ipotizzabilità di riconoscere una simile facoltà alla diversa e per nulla «accessoria», posizione del creditore garantito.

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