Categorie approfondimento: Societario
15 Marzo 2010

Società amministratore di altre società

Di cosa si tratta

Non solo se ne parlava, ma ora si ha notizia che la Camera di Commercio di Milano ha ammesso l’iscrizione di una società a responsabilità limitata nel cui atto costitutivo era stato nominato amministratore unico un’altra società a responsabilità limitata.
Prima di considerare la legittimità di tale operazione vorremmo considerare il tema in relazione alle ragioni di questa scelta. Quale senso avrebbe una scelta di questo tipo.
Se le società di capitali si caratterizzano dall’autonomia del patrimonio in relazione a quello dei soggetti che ne sono soci, la risposta dovrebbe stare a questa differenza. Giustamente l’evidenza è stata posta all’aspetto di chi risponde dell’operato di un amministratore di questo tipo. Naturalmente è pur sempre una persona fisica o più persone quelle che in concreto sono gli operatori.
Non sappiamo ancora dire se questo tipo di amministrazione avrà un seguito, ma ci viene da pensare a questo modello organizzativo nei gruppi di società o in fenomeni materiali di organizzazioni produttive o di gestione di servizi dove avere un solo centro di confluenza delle scelte dell’amministratore unitario possa portare a benefici. Altri esempi non ci vengono in evidenza, ma siamo aperti a considerare suggerimenti.
Una società “amministratore” potrebbe migliorare al massimo con grande contenimento di costi una serie di gestioni, da quella del personale, del settore finanziario, della predisposizione dei bilanci e della cura della contabilità, specializzando gli addetti e conservando con continuità il perseguimento del miglioramento della gestione dell’amministrazione.
Se da un lato vi possono essere benefici, dall’altro gli inconvenienti possono essere rappresentati dalla pluralità dei soggetti preposi alle competenze oppure da una certa spersonalizzazione, opposta alla conduzione di molte aziende che si fondano su legami di varia natura con i soggetti che amministrano.
Dato per utile il fenomeno, affrontiamo il tema della sua validità nel nostro ordinamento sul quale si è già espresso anche un parere positivo del Consiglio nazionale del Notariato essendo poi previsto dall’art. 47 del regolamento comunitario 2157/2001 in tema di Società Europea, che al comma 1 recita infatti che lo statuto della SE può prevedere che una società o altra entità giuridica sia membro di un organo, salvo se altrimenti disposto dalla legislazione dello Stato membro della sede sociale della SE applicabile alle società per azioni.
L’ammissione di questa scelta di amministratore viene tratta sul piano normativo dal fatto che una società di capitali possa essere socia di una società di persone.
Con la Riforma del diritto societario si riconosce espressamente la figura della società amministratore di altra società in virtù degli artt. 2361, secondo comma (che dispone per le SPA: “L’assunzione di partecipazioni in altre imprese comportante una responsabilità illimitata per le obbligazioni delle medesime deve essere deliberata dall’assemblea”), e 2542 c.c. e dell’art. 111-duodecies disp. att. c.c. (che prevede l’obbligo del bilancio consolidato “Qualora tutti i loro soci illimitatamente responsabili, di cui all’art. 2361, 2° c., siano società per azioni, in accomandita per azioni o società a responsabilità limitata..”), che danno un quadro parziale, ma abbastanza chiaro di questo nuovo istituto.
Gli artt. 2257, 2260 e 2274 c.c., letti alla luce dell’art. 111-duodecies disp. att. c.c., fanno capire come sia le srl, sia le spa, sia le società in accomandita per azioni possano essere amministratori delle società di persone.
Non così definito è il quadro per ciò che riguarda invece gli amministratori delle società di capitali, possibilità sulla quale le vedute non sono unitarie. Per una tesi più restrittiva si sostiene che tutto sia come prima e quindi non si possa fare ricorso a questo istituto e che solo le persone fisiche possano essere amministratori delle società di capitali.
Le norme che disciplinano l’amministrazione della spa, e, in particolare, gli artt. 2364, primo comma, n. 2, e 2383, primo comma, c.c., che stabiliscono la competenza esclusiva dell’assemblea per la nomina (e la revoca) degli amministratori, non sembrano formulate in modo tale da ammettere la nomina nella spa di un consigliere di amministrazione persona giuridica. Pervenendo alla risposta affermativa, il potere di scelta dell’amministratore spetterebbe all’organo assembleare della società nominata amministratore, e non all’assemblea della spa.
Altre norme confermano la conclusione negativa:
– l’art. 2391 c.c., che detta l’obbligo di comunicazione dei conflitti di interesse dei singoli amministratori,
– gli artt. 2409-septiesdecies e 2409-octiesdecies c.c. che, in materia di sistema di amministrazione monistico, stabiliscono i requisiti personali (di indipendenza, onorabilità e professionalità) e gli obblighi dei singoli amministratori inerenti all’attività di gestione e di sorveglianza,
– gli artt. 2409-novies e 2409-duodecies c.c. che, in materia di sistema di amministrazione dualistico, indicano i requisiti personali di nomina dei componenti del consiglio di gestione e del consiglio di sorveglianza (oltre alla competenza esclusiva dell’assemblea alla nomina dei consiglieri di sorveglianza),
– l’art. 2392 c.c., che stabilisce gli obblighi di responsabilità (personale) dei singoli amministratori verso la società.
Volendo comunque ammettere la possibilità di questa nomina, si dovrà comunque ritenere che gli obblighi che la legge pone agli amministratori debbano essere assolti da una persona fisica che in nome e per conto della persona giuridica svolga la funzione di amministratore (come previsto per le cooperative implicitamente dall’articolo 2542 c.c.).
Passando alle SRL la competenza esclusiva dell’assemblea a nominare gli amministratori non esiste più; è divenuta una competenza ordinaria, ma non esclusiva.
Lo statuto di una SRL amministrata da una persona giuridica non presenta poi la necessità di includere particolari clausole; l’autonomia privata, che si può esprimere attraverso l’inserimento di clausole particolari, ammissibili dopo la Riforma, non trova spazio di espressione in materie il cui regime è imposto da norme di natura pubblicistica.
Ammettendo, come abbiamo fatto, questa nuova forma di amministrazione si va a rappresentare l’altro tema della limitazione delle responsabilità patrimoniali della persona fisica che amministra una società.
Il quesito che ci poniamo è che cosa accada se la società amministrata da una società a responsabilità limitata fallisca e si profilino responsabilità dell’organo amministrativo. Se si guarda alle sole conseguenze patrimoniali e agli strumenti di tutela dei diritti dei creditori e dei soci, in ordine alle esigenze di tutela del patrimonio sociale, tali responsabilità sono da ricondursi alla società-amministratore, che ne risponderà con il proprio patrimonio.
Se il patrimonio dovesse rivelarsi insufficiente, si dovrà tentare di recuperare sul patrimonio dell’amministratore, laddove quest’ultimo risulti essere consistente.
Se l’esito fosse ancora negativo ci si troverebbe ancora nella stessa condizione di impossibilità di soddisfacimento delle ragioni creditorie al cospetto di un amministratore persona fisica non provvisto di beni con i quali rispondere.
Nel caso contrario, nel caso in cui l’amministratore persona giuridica della società-amministratore fosse patrimonialmente consistente, ad essa sarà addebitata la responsabilità patrimoniale nei confronti della società fallita, e verrà condannata al risarcimento la società-amministratore nell’azione promossa dal curatore fallimentare.

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