Categorie approfondimento: Societario
10 Marzo 2010

Le Sezioni Unite contro la doppia contribuzione INPS: il criterio dell’attività prevalente

Di cosa si tratta

In un precedente articolo avevamo trattato il tema relativo all’obbligo di contribuzione assicurativa e pensionistica a carico dei soggetti che prestano la loro attività a favore e all’interno della stessa società, nella duplice qualità di socio e amministratore (si veda: “La contribuzione INPS del socio lavoratore e amministratore di S.r.l.”).
Si segnalava come su questo tema e sul profilo relativo alla duplicazione delle contribuzioni si fosse sviluppata una netta contrapposizione tra l’INPS, che riteneva di assoggettare entrambe le attività a contribuzione, mediante iscrizione del soggetto sia nella Gestione Commercianti sia nella Gestione Separata, e la Corte di Cassazione, che invece aveva sostenuto, nelle pronunce più recenti, che la contribuzione dovesse essere una sola, da determinarsi in base al criterio della prevalenza dell’attività svolta.
La recente sentenza n. 3240 del 12 febbraio 2010, pronunciata dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, è intervenuta sulla questione, che ha rilevanza pratica notevole per tutti quei soggetti, già iscritti alla Gestione separata, che, negli ultimi anni, si sono visti iscrivere anche alla Gestione Commercianti, per il fatto di assumere o aver assunto la duplice veste di socio e di amministratore nella stessa società o in diverse società commerciali.
Il quesito sottoposto alle Sezioni Unite concerneva l’interpretazione dell’art. 1, commi da 202 a 208, della legge 662/1996, che disciplina le iscrizioni alla Gestione Commercianti INPS; la questione era la seguente: se il socio di una società commerciale (s.r.l.), il quale partecipi personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e, nel contempo, sia anche amministratore della società s.r.l., percependo un apposito compenso, sia tenuto alla iscrizione (e alla contribuzione) presso le due gestioni previdenziali (Gestione Separata e Gestione Commercianti), oppure sia tenuto all’iscrizione presso una sola delle due, da individuare secondo il criterio della prevalenza dell’attività espletata.
Risolvendo il quesito, le Sezioni Unite hanno stabilito il seguente principio di diritto: “La regola dettata dall’art. 1, comma 208, della legge n. 662 del 1996 – secondo la quale i soggetti che esercitano contemporaneamente, in una o più imprese commerciali, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, sono iscritti nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente – si applica anche al socio di società a responsabilità limitata che eserciti attività commerciale nell’ambito della medesima e, contemporaneamente, svolga attività di amministratore, anche unico. In tal caso, la scelta dell’iscrizione nella gestione di cui all’art. 2, comma 23, della legge n. 335 del 1995, o nella gestione degli esercenti attività commerciali, ai sensi dell’art. 1, comma 203 della legge n. 662 del 1996, spetta all’INPS, secondo il carattere di prevalenza”.
In sostanza, viene sancito il principio dell’alternatività della contribuzione nei casi indicati e del divieto di contemporanea iscrizione e di duplicazione della contribuzione.
Nel suo iter argomentativo, la Corte prende le mosse dai principi più generali in materia di contribuzione assicurativa e ribadisce che la regola generale di base è che se un soggetto svolge due attività lavorative, per le quali è prevista la tutela assicurativa, ci deve essere una doppia iscrizione alle gestioni di competenza. Ad esempio: un soggetto lavoratore dipendente di una società, che svolga contemporaneamente attività di amministratore di un’altra società, sarà soggetto alla contribuzione obbligatoria INPS per i lavoratori subordinati e, inoltre, dovrà iscriversi alla Gestione Separata per l’attività di amministratore.
In questo caso, come precisa la Corte, ci sarà una duplice iscrizione, ma non si realizza una duplicazione della contribuzione, perché a ciascuna fa capo un’attività diversa (dipendente e amministratore).
Se questa è la regola generale, vi sono poi le norme speciali, che regolano alcune ipotesi specifiche e la Corte passa quindi a esaminarle. In particolare, tra queste norme la Corte esamina il famoso comma 208, art. 1, della legge 662/1996, sul quale si era concentrato il contrasto interpretativo con l’INPS e la Cassazione e tra le sezioni semplici della Corte stessa.
Questo comma prevede che quando un soggetto tenuto all’iscrizione alla Gestione Commercianti eserciti contemporaneamente, nella stessa impresa o anche in imprese diverse, altre attività autonome, che sarebbero assoggettabili a forme diverse di assicurazione obbligatoria, è tenuto all’iscrizione nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale il soggetto dedica la propria opera in misura prevalente.
L’INPS aveva dato una propria interpretazione giuridica alla norma e, nonostante le più recenti sentenze della Cassazione fossero contrarie, ha continuato a procedere all’iscrizione d’ufficio alla Gestione Commercianti di soggetti, soci di s.r.l. commerciali, nonostante questi fossero già iscritti alla Gestione Separata in quanto amministratori della stessa o di altre società.
Anche i ricorsi in via amministrativa ai Comitati amministratori delle Gestioni non sortivano alcun effetto, nemmeno sospensivo, tanto è vero che l’INPS ha sempre provveduto a notificare gli avvisi di pagamento e quindi le cartelle per il recupero dei contributi pregressi non versati alla Gestione Commercianti.
Solo i ricorsi in sede giudiziale consentivano un effetto “sospensivo” dell’attività di recupero da parte dell’INPS, proprio perché si era in attesa della decisione delle Sezioni Unite, alle quali la questione era stata rimessa già da qualche tempo.
Finalmente, dunque, la presa di posizione della Corte di Cassazione dovrebbe avere effetto risolutivo di numerose controversie in atto, in sede amministrativa come in sede giudiziale, e ci si augura quindi che l’Istituto proceda in futuro diversamente da quanto fin qui ha fatto.
Va ricordato che, in ogni caso, la scelta dell’iscrizione alla gestione di competenza spetta all’INPS, sulla base di un giudizio di prevalenza circa l’attività svolta.
Sul piano pratico, occorrerà verificare che gli auspici sopra enunciati si realizzino concretamente. Su questo fronte, ad esempio, si è in attesa che la sezione Lavoro del Tribunale di Milano esprima un proprio orientamento in merito agli sviluppi processuali dei giudizi attualmente pendenti e se quindi si debba procedere o meno all’istruttoria per accertare quale sia l’attività prevalente e, di conseguenza, la legittimità dell’iscrizione operata dall’INPS.
Non è escluso che l’Istituto coltivi altre strade interpretative, per preservarsi il più possibile da effetti economici che al momento sembrano inevitabili (annullamento iscrizioni, richieste di rimborsi, ecc.). Una prima tesi di questo tipo è già circolata nelle aule del tribunale e vorrebbe affermare che, mentre l’iscrizione alla Gestione Commercianti è legittima in quanto obbligatoria, l’iscrizione alla Gestione Separata sarebbe altrettanto legittima in quanto “volontariamente” effettuata da colui che esercita l’attività autonoma assoggettata.
A un mese di distanza dalla pronunzia della Suprema Corte, l’INPS non ha emesso comunicati ufficiali o circolari al riguardo e quindi occorrerà attendere ancora per vedere quali saranno le contromosse che verranno adottate e come l’Istituto procederà in ordine ai contributi sino ad oggi percepiti in virtù della doppia iscrizione e di questo vi terremo aggiornati.

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