Categorie approfondimento: Energia
4 Aprile 2007

Settore agroenergetico: i biocarburanti e le misure fiscali agevolative

Di cosa si tratta

Il tema delle energie rinnovabili si arricchisce giorno dopo giorno di interventi legislativi e regolamentari da parte del legislatore nazionale e comunitario, così come delle Agenzie dedicate. La recente legge finanziaria, ad esempio, ha introdotto misure fiscali agevolative in molti settori legati al tema delle energie rinnovabili e del risparmio energetico. Anche gli operatori privati e le organizzazioni di categoria si muovono ora con maggiore sensibilità ed attenzione per un argomento sempre più attuale. Il nostro Paese, in particolare, deve affrontare l’arduo compito di recuperare un ritardo decennale in confronto ad altri Paesi europei, operando ad ampio raggio su tutte le fonti di energia rinnovabile, sebbene, in sede comunitaria, l’interesse sembra concentrarsi su alcune tipologie di avanguardia, come ad esempio le biomasse e il settore agroenergetico.
Anche su questo fronte il legislatore italiano è di recente intervenuto con la legge 81 del 2006, nella quale si prevedeva l’obbligo, a partire dal 1° luglio 2006, da parte dei produttori di carburanti diesel e di benzina di immettere al consumo biocarburanti di origine agricola. Questa previsione è stata modificata dalla legge finanziaria 2007, anche alla luce degli obiettivi generali di incentivazione dell’utilizzo di biocarburanti.
Per quanto concerne tali obiettivi generali, la legge finanziaria 2007 stabilisce che il livello di miscelazione obbligatoria dei biocarburanti nei carburanti petroliferi dovrà raggiungere il 2,5% entro il 2008 ed il 5,75% entro il 2010.
Per quanto concerne gli obblighi specifici dei produttori, la finanziaria ha previsto che, a decorrere dal 1° gennaio 2007, i soggetti che immettono in consumo benzina e gasolio, prodotti da fonti non rinnovabili e destinati ad essere impiegati per autotrazione, hanno l’obbligo di immettere in consumo in Italia una quota minima di biocarburanti, determinata per il 2007 nell’1 per cento di tutto il carburante, benzina e gasolio, immesso in consumo nell’anno precedente. A partire dal 2008, la quota minima è fissata nella misura del 2 per cento. I soggetti obbligati possono assolvere all’onere anche acquistando, in tutto o in parte, l’equivalente quota o i relativi diritti da altri soggetti.
Un decreto ministeriale stabilirà, in particolare, criteri, condizioni e modalità per l’attuazione dell’obbligo, con il fine di sviluppare altresì le filiere agroenergetiche, tenendo conto in via prioritaria delle quantità di prodotto provenienti da intese di filiera e contratti quadro.
La norma citata (art. 2-quater, legge 81/2006) prevede espressamente che i biocarburanti e gli altri carburanti rinnovabili da immettere in consumo sono il biodiesel, il bioetanolo e suoi derivati, l’ETBE e il bioidrogeno.
Gli strumenti dell’intesa e dei contratti quadro sono stati previsti già nel 2005 dal decreto legislativo n. 102, in materia di regolazione dei mercati agroalimentari e con riferimento ai prodotti agricoli in generale.
Il contratto quadro ha come obiettivi quelli di sviluppare gli sbocchi commerciali e orientare la produzione agricola per farla corrispondere alla domanda; garantire la sicurezza degli approvvigionamenti; migliorare la qualità dei prodotti; ridurre le fluttuazioni dei prezzi e prevedere criteri di adattamento della produzione all’evoluzione del mercato (d. lgs. 102/05, art. 10).
Nel settore agroenergetico, inoltre, il contratto quadro ha per scopo l’integrazione della filiera agroenergetica, la valorizzazione, la produzione, la trasformazione, la commercializzazione, la distribuzione di biomasse agricole e di biocarburanti di origine agricola.
Nell’ambito di questa cornice normativa si inserisce quindi il contratto quadro, sottoscritto nel dicembre 2006, tra organizzazioni di produttori agricoli (Coldiretti, Confagricoltura, Confederazione Italiana Agricoltori, Copagri e Unione Seminativi) e organizzazioni di imprese (Assitol, Assobiodiesel e Assocostieri), avente ad oggetto lo sviluppo della programmazione e della diffusione della coltivazione e della produzione di seme di colza, girasole, girasole alto eolico e brassica con destinazione ad uso energetico.
Tra le produzioni indicate nel contratto quadro assume rilievo specifico e preminente il seme di colza, considerata una coltura a miglior resa in termini di olio estraibile. Ciò anche in considerazione del fatto che, sul mercato nazionale, “l’offerta è attualmente altamente deficitaria rispetto alla domanda attuale ed a quella futura”, in previsione degli obblighi gravanti sui produttori di carburanti diesel e benzina.
Il contratto quadro, che copre le campagne fino al 2009, prevede degli obiettivi in termini di superfici coltivate, per tutti i prodotti oggetto dell’accordo, che porteranno dai circa 70.000 ettari della campagna 2006 – 2007 ai 240.000 ettari previsti per la campagna 2008 – 2009.
Alla luce di questi obiettivi, le parti dell’accordo si impegnano a concordare preventivamente i quantitativi e le modalità di approvvigionamento, promuovendo la stipula di contratti di coltivazione e fornitura, nei quali siano previsti gli standard qualitativi, le condizioni commerciali e di consegna dei prodotti. I contratti di coltivazione sono stipulati dagli imprenditori agricoli, trasformatori, distributori e commercianti di colza, girasole e brassica con destinazione ad uso energetico.
In virtù di quanto previsto dal d. lgs. 102/05, l’effetto più rilevante connesso alla stipulazione dei contratti di coltivazione è l’obbligo da parte dei soggetti acquirenti (e aderenti alle organizzazioni stipulanti il contratto quadro) di rifornirsi del prodotto presso i produttori firmatari. È comunque previsto che anche gli imprenditori agricoli non aderenti alle organizzazioni firmatarie di contratti quadro possano pretendere l’applicazione in loro favore delle clausole previste in tale accordo, quando stipulino singoli contratti di coltivazione.
La stipulazione di contratti di coltivazione determina inoltre la concessione di preferenze, ad esempio, per l’attribuzione di contributi statali per l’innovazione e la ristrutturazione delle imprese agricole e di commercializzazione e vendita di prodotti agricoli; per l’aggiudicazione di appalti pubblici; per l’erogazione di contributi regionali. In relazione al profilo specifico legato al settore agroenergetico, inoltre, la sottoscrizione di un contratto di coltivazione e di fornitura costituisce titolo preferenziale: nei bandi pubblici per i finanziamenti delle iniziative e dei progetti di promozione delle energie rinnovabili e dei biocarburanti; nei contratti di fornitura dei biocarburanti per il trasporto e il riscaldamento pubblici.
A questo proposito, è previsto dalla legge 81/2006 che le pubbliche amministrazioni stipulino contratti per promuovere la produzione e l’impiego di biomasse e biocarburanti di origine agricola.
Per quanto concerne il profilo fiscale, il comma 371 della legge finanziaria 2007 ha apportato una serie di modifiche al decreto legislativo 504 del 1995 (“Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative”), in materia di biodiesel, ovvero il combustibile derivante dal trattamento di olii vegetali (colza, soia, girasole).
Tra le altre misure di favore, è previsto che, nell’ambito di un programma pluriennale (2007 – 2010) e nel limite di un contingente annuo di 250.000 tonnellate, al biodiesel destinato ad essere impiegato in autotrazione in miscela con il gasolio è applicata una aliquota di accisa pari al 20 per cento di quella applicata al gasolio (83,2 €/m3 invece che 416 €/m3). Un decreto ministeriale stabilirà, entro il giugno 2007, i requisiti che gli operatori e i rispettivi impianti di produzione devono possedere per partecipare al programma pluriennale e i criteri di assegnazione dei quantitativi agevolati, dando priorità al prodotto proveniente da intese di filiera o da contratti quadro.
La finanziaria prevede inoltre che, per l’anno 2007, la quota di contingente agevolato e’ incrementata in misura corrispondente alla somma di euro 16.726.523 (pari ad ulteriori 44.480 tonnellate) e, nei limiti di tali risorse, può essere destinata anche come combustibile per riscaldamento e non solo per autotrazione.
L’impiego dell’olio vegetale puro a fini energetici nel settore agricolo, per autoconsumo nell’ambito dell’impresa singola o associata, è esentato dall’accisa, entro un importo massimo di 1 milione di euro per ogni anno a decorrere dall’anno 2007.
Il comma 369 della Finanziaria 2007 ha quindi previsto che, ferme restando le disposizioni tributarie in materia di accisa, anche la produzione e la cessione di carburanti ottenuti da produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo e di prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli provenienti prevalentemente dal fondo effettuate dagli imprenditori agricoli, costituiscono attività connesse ai sensi dell’articolo 2135, comma III, del codice civile e si considerano produttive di reddito agrario.
È prevista inoltre, entro giugno 2007, la revisione della disciplina dei certificati verdi al fine, tra l’altro, di incentivare l’impiego a fini energetici delle materie prime provenienti dai contratti di coltivazione di cui all’ articolo 90 del regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio, del 29 settembre 2003. Per questo tipo di certificati verdi inoltre non si applicherà la soglia minima di 50.000 Kw di energia elettrica prodotta.

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