Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
20 Novembre 2008

Servizi infragruppo: deducibilità fiscale

Di cosa si tratta

La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia del 15 settembre 2008 con la sentenza n. 82 si è pronunciata in materia di costi infragruppo, affermandone la deducibilità: “Sono inerenti e deducibili dal reddito di impresa le spese per servizi sostenute da una società del gruppo in favore delle consociate quando sono riferite a servizi specifici e apportano un valore aggiunto”.
In sentenza la deducibilità è riconosciuta quando i costi sono sostenuti per servizi che realizzano un reale vantaggio per la controllata in quanto strumentali alla produzione del reddito, mentre sono esclusi quando la finalità soddisfa finalità della capogruppo nella sua qualità di azionista o per servizi la cui utilità è tale più per il gruppo nel suo complesso che per la singola società.
Lo spazio delle incertezze si trova nelle spese generali amministrative e di direzione per le quali manchi il requisito della specificità (sul tema richiamiamo quanto scritto in “Diritto societario: la direzione e il controllo comune di società.”).
Va rilevato che, per assolvere ai servizi a favore delle controllate, la capogruppo talora si provvede di apposita struttura organizzativa ed amministrativa, i cui costi ha la necessità di scaricare o ricaricare in quota ai beneficiari, mentre non sarebbe consentito per la mancanza di inerenza del servizio e quale effetto fors’anche di sproporzione del costo.
La sentenza afferma poi che il diritto tributario conosce e tiene conto dei gruppi anche al fine di evitare od attenuare le duplicazioni di imposta e per facilitare la compensazione di crediti e debiti di impresa; nel quadro del bilancio consolidato del gruppo la ulteriore imposta finirebbe con il violare il principio della neutralità sancito dal legislatore.
Il problema centrale non sta tanto in quanto riportato, ma nella misura del costo ed una delle situazioni nelle quali questo si accentua sono prorio i costi di regia, che non hanno un’imputazione specifica, ma che la casa madre sostiene essenzialmente in funzione del più positivo lavoro delle società in cui si articola l’attività.
I principi ai quali in materia va fatto riferimento sono essenzialmente due: l’effettività e l’inerenza; accertata l’inerenza entrerà in gioco il giudizio sulla congruità anche per evitare fenomeni di transfer price, che, anche senza assumere il rilievo di trasferire un reddito all’estero, anche nel medesimo Paese non sono senza effetto ove si abbinano, ad esempio, a livello locale delle differenze di imposizione territoriale.
Il fatto che endogruppo il non riconoscimento di un costo abbia a comportare, quale effetto, una duplicazione sostanziale di carico fiscale non può essere riconosciuto elemento di fondamento per comunque ammettere che la non ammissibilità di un costo per la controllata comporti che la controllante abbia a pagare su un ricavo che l’altra non possa dedurre.
Solo il rigore della coordinazione dei principi dà un risultato corretto in mancanza di possibilità di ricorso al metro del valore normale di cui all’art. 110, 7° comma del T.U.I.R. alla transazioni interne al Paese.
Se questo sindacato del fisco fosse esteso, questo potrebbe ragionare della misura e non delle ragioni della scelta e la loro accettabilità. Cesserebbe anche la discriminazione tra le medesime operazioni che avvenissero all’interno del Paese e quelle transnazionali, per le quali detto principio è esistente; ma questo ancora diritto non è.

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