Categorie approfondimento: Societario
6 Luglio 2015

Sequestro conservativo di quote e poteri di voto

Di cosa si tratta

Le più varie vicende possono comportare che una società di capitali veda oggetto di sequestro conservativo le quote del socio, talora anche di maggioranza. Il quesito che per primo si pone è quale sia la condizione del socio “sequestrato” in relazione ai diritti amministrativi nella società.
La giurisprudenza è unanime nel ritenere dalla riforma del 2003 che i poteri passino al custode nominato dal tribunale che ha emesso il sequestro (Trib. Milano 27 ottobre 2014, Pres, Dott. Perozziello).
È l’art. 2352 cod. civ. che nella disciplina delle società per azioni, richiama l’art. 2471 bis cod. civ. in tema di società a responsabilità limitata, a seguito dell’inserimento al termine del primo comma dell’inciso: “Nel caso di sequestro delle azioni il diritto di voto è esercitato dal custode”, risolvendo una questione che in precedenza era dibattuta.
Ma non è vero in fatto che il custode sia sempre nominato e la negligenza nella richiesta da parte del sequestrante può comportare che il custode non vi sia perché non sia stato richiesto e non sia stato nominato e in questo caso l’esercizio di quei diritti permane in capo al sequestrato.
Per rimediare a questo difetto, che potrebbe comportare pregiudizi al sequestrante (il socio con quote sequestrate potrebbe curare i propri interessi in modo negativo per il sequestrante), non vi è uniformità di vedute e vi è chi sostiene che la facoltà spetti all’ufficiale giudiziario, come avviene in altre situazioni, oppure al giudice dell’esecuzione.
A nostro avviso l’indicato potere spetta al giudice che ha adottato il sequestro che con un apposito provvedimento, anche nel corso della causa di merito, può disporre sull’istanza. Si troverà questo giudice a valutare le circostanze illustrate dall’istante che voglia fare provvedere sul punto.
Mentre l’adozione del provvedimento è un fatto abbastanza naturale nella sede della richiesta di sequestro, quando l’istanza sia successiva si allarga il potere del giudice investito della richiesta, che già meglio può valutare a presidio di quale interesse la domanda sia stata fatta, essendo proposta in epoca successiva al provvedimento originariamente richiesto senza il capo della nomina del custode.

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