Categorie approfondimento: Estero
2 Gennaio 2009

Segreto bancario svizzero

Di cosa si tratta

Fuori da una lettura politica degli accadimenti ultimi, relativi alla Germania e all’America, è chiaro che ci troviamo in un momento nel quale anche la Svizzera debba fare i conti con una diversa realtà del segreto bancario.
In termini generali l’ordinamento elvetico già poneva una norma all’art. 47 della Legge sulle Banche e le Casse di Risparmio, che prevede tuttora: “chiunque rivela un segreto, che gli è confidato o di cui ha notizia nella sua qualità di membro di un organo, impiegato, mandatario o liquidatore di una banca, incaricato di un’inchiesta o incaricato del risanamento dalla Commissione delle banche, membro di un organo o impiegato di un ufficio di revisione riconosciuto, ovvero tenta di indurre a siffatta violazione del segreto professionale, è punito con la detenzione fino a sei mesi o con la multa fino a 50.000 franchi. Se il colpevole ha agito per negligenza, la pena è della multa fino a 30.000 franchi. La rivelazione del segreto è punibile anche dopo la cessazione della carica, della funzione o dell’esercizio della professione. Restano riservate le disposizioni delle legislazioni federali e cantonali sull’obbligo di dare informazioni all’autorità o di testimoniare in giudizio”.
La norma del 8 novembre 1934 nasce in un contesto politico tra le due guerre particolare ed era volta a preservare quella neutralità anche su questo piano, che caratterizza il Paese.
Il segreto bancario nasce e si sviluppa sul piano della sua natura di obbligo contrattuale e corrisponde ad un diritto del privato suo proprio riservato, un diritto della personalità. La riservatezza si estende alle informazioni finanziarie e quindi al cliente dell’intermediario bancario e la protezione trova il limite dei reati finanziari di insider trading e market abuse. Un’estensione della tutela è data anche per i casi che non abbia poi a sussistere una relazione d’affari oppure questa sia cessata.
La richiamata protezione che deriva dall’art. 398 del Codice svizzero delle obbligazioni, vale in Svizzera, quale che sia il soggetto operatore e quindi anche se si tratta di succursali o uffici di banca straniera, ma operante in Svizzera; i clienti invece di filiali estere di banche svizzere non avranno la medesima protezione per la soggezione alla legge dello stato.
Le relazioni protette si possono elencare:
– esistenza di un rapporto tra cliente e banca,
– tipo di relazione,
– operazioni effettuate e importi,
– situazione del cliente,
– conferma di dati che siano anche pubblici.
Altro limite al segreto bancario è dato da disposizioni di carattere penale, come la truffa, criminalità organizzata, riciclaggio, terrorismo.
Oltre alle due protezioni alla violazione del segreto, civile e penale, una terza è rappresentata dalla disciplina tributaria, per la quale spicca l’Accordo Bilaterale tra la Confederazione e la Comunità europea del 26 ottobre 2004, che detta disposizioni equivalenti a quelle contenute nella Direttiva 2003/48/CE sulla tassazione dei redditi da risparmio.
Tra i legittimati all’informativa dei rapporti in corso o intervenuti, citeremo per l’interesse che può riscuotere il tema, gli eredi nei diritti patrimoniali, che hanno diritto di avere conoscenza del contenuto del rapporto di natura patrimoniale, ma non i dati personali propri del defunto, diritto che spetta anche al rappresentante di una comunione ereditaria, all’esecutore testamentario, mentre analoghi diritti non hanno i legatari; altro legittimato è il beneficiario economico effettivo di un rapporto fiduciario, che ha diritto di informazione se è il titolare del rapporto o è provvisto di procura scritta.
L’acquisizione dei dati dei clienti o potenziali clienti viene operata sistematicamente e a questa operazione sono tenute le banche che aderiscono alla Convenzione del 2 dicembre 2002 tra l’Associazione Svizzera dei Banchieri e le banche sottoscrittrici.
Le deroghe al segreto bancario in Svizzera si fondano su disposizioni penali generali e speciali, ma in particolar modo hanno rilevanza le disposizioni antiriciclaggio, che impongono di informare le autorità di quelle circostanze che sono sintomatiche di questo.
Gli intermediari devono:
– identificare la clientela,
– accertare il beneficiario economico effettivo,
– richiedere spiegazioni sulle transazioni anomale,
– realizzare la tracciabilità delle operazioni con documentazione,
– effettuare segnalazioni all’Ufficio di comunicazione e bloccare i beni.
Durante il blocco, l’interessato non può essere informato delle indagini in corso e gli accertamenti vanno compiti entro cinque giorni lavorativi.
Importanti fonti in materia di antiriciclaggio, che consentono la violazione del segreto bancario e professionale, sono l’ordinanza del 17 gennaio 2003 e il Codice di Condotta dell’Associazione delle banche svizzere. Il primo dà le misure organizzative per un sistema di monitoraggio elettronico delle banche e il secondo prevedeva già l’obbligo di identificazione della clientela, ma anche misure per impedire la fuga di capitali e l’evasione fiscale.
Altro limite trova il segreto bancario in derivazione da accordi di assistenza giudiziaria tra Stati; i magistrati stranieri possono rivolgersi agli intermediari svizzeri per informazioni, purché siano soddisfatte due condizioni: la doppia punibilità nei due paesi e la specialità, cioè che le informazioni siano utilizzate solo per gli aspetti per cui la Svizzera fornisce l’assistenza giudiziaria.
Passando al sistema fiscale, questo si fonda sull’autodichiarazione del reddito e del patrimonio per le imposte dei quali ora è la banca il soggetto passivo e talaltra il contribuente che sia cliente della banca, ma l’evasione fiscale è punita dalla normativa tributaria e non penale, che colpisce la frode fiscale.
Per quest’ultima, che costituisce reato ed è quel comportamento che integra l’uso di documentazione falsa o alterata, il segreto bancario non è opponibile all’amministrazione fiscale, che può direttamente prendere contatto con l’intermediario, che è tenuto a rispondere.
Per la tassazione del reddito del risparmio la Svizzera ha concordato con l’Unione europea misure analoghe a quelle della direttiva 2003/48/CE, che prevede l’applicazione di una ritenuta alla fonte e lo scambio di informazioni tra le autorità. Vi ricadono gli interessi pagati a beneficiari della comunità da parte di agente pagatore in Svizzera. Il beneficiario potrà evitare il prelievo attraverso l’autorizzazione all’agente pagatore a comunicare i pagamenti all’autorità competente del proprio paese; in questi casi di divulgazione volontaria la tassazione avverrà ad opera del paese di appartenenza.
Con l’Accordo sulla fiscalità del risparmio l’obbligo di collaborazione è stato esteso ai redditi derivanti dagli interessi percepiti dalle persone fisiche, per i quali vi è l’obbligo di informazione per consentire la repressione dei delitti di frode, truffa fiscale e comportamenti analoghi e per tutti gli altri redditi, indicati nelle Convenzioni, si è preso l’impegno a introdurre l’obbligo di informazione per la repressione degli stessi reati.
È poi entrato in vigore l’Accordo di Schengen, al quale la Svizzera ha aderito il 26 ottobre 2004, e per l’art. 50 esiste ora l’impegno alla reciproca assistenza giudiziaria in materia di IVA, accise e dogane. Alla ricorrenza di una certa gravità, e vi rientrerebbe anche l’evasione fiscale, dovrebbe essere concessa la rogatoria internazionale.
Grazie ad alcune clausole di salvataggio, le autorità elvetiche potranno rifiutarsi di offrire assistenza giudiziaria finché l’evasione fiscale in Svizzera non sarà un reato e sanzionata con pena detentiva personale.

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