Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
21 Maggio 2011

Rivalutazione terreni e partecipazioni 2012

Di cosa si tratta

Il tema della rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni ci aveva già fatto lavorare tanto nel passato con l’avvicendamento di leggi vicine tra loro tanto quanto imprecise e mal scritte. Il mal costume della forma prosegue e riteniamo doveroso illustrare la nuova estensione temporale dello strumento che viene offerto un’altra volta e da potere utilizzare entro il 1° giugno 2012.
Il c.d. decreto sviluppo, emanato con D.L. 13 maggio 2011, n. 70 (GG.UU. 110/13/5/2011) all’art. 7 si rubrica “Semplificazione fiscale” ed esordisce al 1° comma dicendo che: “Per ridurre il peso della burocrazia che grava sulle imprese e più in generale sui contribuenti, alla disciplina vigente sono apportate modificazioni così articolate” seguono quindi varie “semplificazioni” (ridicole) e alla lettera t) è previsto: “nuova opportunità di rideterminazione del valore di acquisto dei terreni edificabili e delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati, attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva”.
Nessuno ci spiegherà mai in cosa possa agevolare lo sviluppo la misura ora di fatto prorogata dopo la sua introduzione nell’ultimo decennio.
Le disposizioni sul tema vengono date modificando il D.L. 24/12/2002, n. 282; al 2° comma del Decreto sviluppo, lettera dd), n. 1) si cambia la data del 1° gennaio 2010 in 1° luglio 2011, come data di riferimento della rivalutazione; al secondo punto si cambia la data da 31 ottobre 2010 al “30 giugno 2012” come termine per fare effettuare all’Esperto l’asseverazione; al terzo periodo, la data del 31 ottobre 2010 è sostituita da “30 giugno 2012” come data entro la quale effettuare il pagamento o fare partire le rate.
La vera novità del provvedimento, che differisce dai precedenti è contenuta alle lettere ee), che prevedono che: “I soggetti che si avvalgono della rideterminazione dei valori di acquisto di partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati, ovvero, dei valori di acquisto dei terreni edificabili e con destinazione agricola, di cui agli articoli 5 e 7 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, qualora abbiano già effettuato una precedente rideterminazione del valore dei medesimi beni, possono detrarre dall’imposta sostitutiva dovuta per la nuova rivalutazione l’importo relativo all’imposta sostitutiva già versata”.
Per il controllo della legittimità della detrazione verrà adottato un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate che dovrà adottare un modello di dichiarazione dei redditi ove siano individuati i dati da indicare nella dichiarazione.
Alla successiva lettera ff) si aggiunge: “I soggetti che non effettuano la detrazione di cui alla lettera ee) possono chiedere il rimborso della imposta sostitutiva già pagata, ai sensi dell’articolo 38 del D.Pr. 29 settembre 1973, n. 602, e il termine di decadenza per la richiesta di rimborso decorre dalla data del versamento dell’intera imposta o della prima rata relativa all’ultima rideterminazione effettuata. L’importo del rimborso non può essere comunque superiore all’importo dovuto in base all’ultima rideterminazione del valore effettuata”.
Da ultimo alla lettera gg) si prevede che: “Le disposizioni di cui alla lettera ff) si applicano anche ai versamenti effettuati entro la data di entrata in vigore del presente decreto; nei casi in cui a tale data il termine di decadenza per la richiesta di rimborso risulta essere scaduto, la stessa può essere effettuata entro il termine di dodici mesi a decorre dalla medesima data”.
L’imposta sostitutiva è confermata nella misura del 2 per cento per le partecipazioni e nel 4 per cento per il terreni.
In pratica e per l’effetto del tempo trascorso dai vari provvedimenti che consentivano questa operazione si può anche ritenere che si possa procedere a questo adeguamento di valori senza pagare nulla; se infatti nel passato si è ecceduto nel rivalutare il bene, l’importo già pagato potrà essere superiore all’importo dovuto. In questo caso si dovrebbe ritenere che non vada pagato nulla e si dovrà indicare nel modello F24 per compensare il nuovo debito d’imposta con il credito che deriva dal precedente versamento; se vi fosse poi una differenza in eccesso questa andrà persa; questa interpretazione ovvierebbe anche il tema dell’ammissibilità di un’istanza di rimborso, che è limitata alla misura dell’importo scaturente dall’ultima rideterminazione di valore.

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