1 Ottobre 2018

La risoluzione del contratto per grave inadempimento

Nell’esecuzione del contratto una parte si può rendere inadempiente ai suoi obblighi ma non vi è nessun automatismo di effetti se questi non sono altrimenti regolati, come potrebbe essere dato dalla presenza di una clausola risolutiva espressa.
Al fine del decidere in questi casi il giudice deve essere messo in grado di valutare la rilevanza dell’inadempimento e trarre da questo le conseguenze in relazione all’intero rapporto.
Nel caso deciso dalla Corte di Cassazione (Sez. 2°, 11 giugno 2018, n. 15052) è stato affermato che il giudice deve preventivamente accertare se l’altro contraente fosse già in ritardo al momento della notificazione della diffida ad adempiere e ha ravvisato altro errore nel decidere quando la gravità dell’inadempimento è stata valutata in relazione ad una rata di pagamento e non del valore dell’intero contratto sul quale si andrebbero a produrre gli effetti della risoluzione.
Dovendo valutare il comportamento di entrambe le parti al fine di ricondurre ad una di queste la responsabilità degli effetti dell’inadempimento, il giudice del merito avrebbe dovuto considerare se il preteso adempiente fosse tale o meno.
Infatti la diffida ad adempiere, nella sua struttura logica e sistematica, è uno strumento offerto ad un contraente nei confronti dell’altro inadempiente per una celere risoluzione del contratto, affinché il contraente adempiente non resti vincolato all’altro fino alla pronuncia del giudice e possa provvedere con altri alla realizzazione del suo interesse negoziale.
La ratio dell’art. 1454 cod. civ. è quella di fissare con chiarezza la posizione delle parti rispetto l’esecuzione del contratto attraverso il formale avvertimento alla parte diffidata che l’intimante non intende tollerare ulteriormente il ritardo. Da questo è dato trarre che la scadenza del termine accordato senza che l’altra parte provveda aggiunge all’inadempimento già in essere altro nuovo inadempimento a quello pregresso.
In considerazione di tale carattere della diffida si giustifica l’affermazione che la gravità dell’inadempimento deve essere valutata al momento della scadenza del termine di diffida e, nel caso di reiterazione di più diffide, alla scadenza dell’ultima notificata e ciò anche in relazione alle relative motivazioni e all’interesse della parte all’esatto tempestivo adempimento.

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