Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
14 Luglio 2013

Riscossione fiscale dopo il decreto “Fare”

Di cosa si tratta

Il c.d. “Decreto Fare” del 21 giugno 2013, n. 69 con altre numerose novità ha modificato molti punti del sistema di riscossione delle imposte, che Equitalia ha evidenziato con circolare del 1° luglio 2013. Con questo intervento Equitalia ha distinto quanto è oggetto di riscossione mediante ruolo, di cui all’art. 52, co. 1 del D.Pr. n. 602/1973,/19, e quanto attiene alla gestione delle entrate tributarie o patrimoniali dei comuni e delle società partecipate.
Per la riscossione mediante ruolo di cui all’art. 52, co. 1), nei casi in cui il debitore si trovi “per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica”, il numero di rate previste, sia per la rateazione ordinaria, che per quella in proroga, può essere elevato fino ad un massimo di 120 rate mensili.
Dovrà essere adottato un provvedimento che ne valuti gli effetti e disponga le modalità; inoltre con decorrenza immediata passano da due a otto il numero di rate che possono restare impagate senza fare decadere dal beneficio del termine. Si ritiene che questo operi da subito e l’indicazione è di attendere la conversione del decreto legge.
Proseguendo con le novità era già attribuita al debitore la facoltà di procedere, in costanza di procedura mobiliare o immobiliare, alla vendita del bene al valore determinato dalla legge per il primo incanto, non prevedendo, però, il termine entro il quale l’esercizio di tale facoltà potesse avvenire. Ora è disposto in cinque giorni antecedenti il primo incanto e nel caso si passi ad altro incanto successivo, la facoltà è esercitabile sino al giono antecedente la data.
È stato poi allungato da 120 a 200 giorni il termine di efficacia del pignoramento per potere procedere ad accessi e valutazioni sul valore dei beni pignorati da parte degli ausiliari nominati.
In materia di pignoramento dei beni strumentali sono state estese le limitazioni stabilite dal codice di procedura civile alla pignorabilità dei beni strumentali utilizzati da imprenditori ditte individuali, anche in presenza di imprese che abbiano forma giuridica di società e nei casi di prevalenza del capitale sul lavoro. Si tratta di una estensione della previsione di pignorabilità relativa, nei limiti del quinto del valore complessivo e qualora gli altri beni siano insufficienti a soddisfare il credito azionato gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili all’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere.
I beni diventano impignorabili se con il realizzo degli altri beni si copre il credito azionato, mentre se ciò non accade la pignorabilità è limitata alla misura del quinto; questo a prescindere se il debitore sia in forma societaria e che il suo lavoro prevalga o meno sul capitale investito.
È previsto anche che il termine di efficacia del pignoramento dei beni strumentali vada oltre i termini ordinari, perdendo efficacia solo decorsi 360 giorni dalla sua esecuzione senza che sia stato effettuato il primo incanto, che il debitore sia nominato custode dei beni colpiti e che il primo incanto non possa avvenire prima che siano decorsi 300 giorni dal pignoramento.
Per il pignoramento presso terzi l’ordine di provvedere entro 15 giorni è sostituito con il termine di sessanta giorni; quindi un maggiore termine per fare valere un’eventuale opposizione dell’esecutato avverso questa forma di esecuzione.
L’esecuzione per somme dovute per stipendio, salario o altre indennità derivanti da rapporto di lavoro e di impiego, comprese le somme che derivano dal licenziamento, che si trovino su conti correnti bancari e postali, le somme tutte derivanti da tali titoli, compresa la pensione, sono pignorabili ma non l’ultimo emolumento affluito sul conto che resta a disposizione del correntista.
L’esattore ha facoltà di intervenire nelle procedure esecutive avviate da altri; è ora vietato procedere sulla prima casa, ove il debitore risiede anagraficamente; le case di lusso sono escluse, così come gli immobili di destinazione diversa.
È stato elevato ad euro centoventimila il limite del credito complessivo necessario per procedere ad esecuzione forzata per le abitazioni non prima casa o di lusso o di categoria A/8 e A/9, con facoltà di iscrivere ipoteca anche sotto le soglie, solo a fini cautelari a tutela dei crediti per il caso che terzi avviino procedure esecutive.
L’espropriazione può essere avviata anche se sia stata iscritta ipoteca una volta che siano decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che sia avvenuto il pagamento.
L’agente della riscossione ha obbligo di effettuare adeguata pubblicità della vendita e il debitore può chiedere al giudice che la vendita abbia luogo al valore stimato con l’ausilio di un esperto nominato dal giudice dell’esecuzione; le spese sono a carico della parte richiedente e liquidate in prededuzione dal giudice. Il pignoramento non perde di efficacia se i tempi vengono superati. Al terzo incanto viene rideterminato il prezzo di devoluzione.
I requisiti descritti per potere procedere saranno applicati immediatamente anche alle procedure già pendenti, che vengono sospese.
Per la gestone delle entrate dei comuni e società loro partecipate era già stato adottato il provvedimento che prevede la revisione della disciplina (D.L. 8 aprile 2013, n. 35), che prorogava al 30 giugno 2013 la possibilità che il Gruppo Equitalia proseguisse la riscossione spontanea e coattiva delle entrate tributarie e patrimoniali, differendolo per i soli tributi al 31 dicembre 2013 per evitare che le entrate non tributarie non fossero riscosse ingiustificatamente. Allungato il regime di proroga si rimane in attesa del riordino della disciplina dell’attività di gestione e riscossione delle entrate dei Comuni mediante la costituzione di un Consorzio, che si avvale di Equitalia per l’esercizio e delle funzioni di riscossione.

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