Categorie approfondimento: Credito e banche
9 Luglio 2015

Il risarcimento in caso di furto con utilizzo del bancomat

Di cosa si tratta

Il Collegio dell’ABF di Milano con un provvedimento del 12 marzo 2015 ha portato a determinare la misura del risarcimento nei casi nei quali la “colpa” causativa del danno non stia tutta da una parte.
Il Collegio ha determinato nella metà quanto l’intermediario è tenuto a corrispondere al cliente quando questi: a) non abbia attivato allert, b) abbia lasciato trascorrere del tempo prima di segnalare il furto e non abbia provveduto immediatamente considerando che il furto era avvenuto nella sua auto, chiusa, ma alla quale era stata effettuata un’effrazione della porta, c) il codice di accesso era stato lasciato assieme alla carta, anche se criptato.
Le ragioni di condanna dell’intermediario si fondano essenzialmente sul fatto che deve ritenersi un obbligo che l’intermediario debba adeguare la propria tecnologia di sicurezza.
L’operatività che abbia degli indici di anomalia deve poter essere individuata dall’intermediario che, se non è in grado di rilevarla, risponde del danno del cliente.
Il giudizio sulla qualità della tecnologia non è soggettivo, ma è dettagliatamente regolato dalla normativa.
Dispone il D. Lgs. N. 11/2010 all’art. 12 che: “Salvo il caso in cui abbia agito in modo fraudolento, l’utilizzatore non sopporta alcuna perdita derivante dall’utilizzo di uno strumento di pagamento smarrito, sottratto o utilizzato indebitamente intervenuto dopo la comunicazione eseguita ai sensi dell’art. 7, co. 1, lettera b). 2. Salvo il caso in cui abbia agito in modo fraudolento, l’utilizzatore non è responsabile delle perdite derivanti dall’utilizzo dello strumento di pagamento smarrito, sottratto o utilizzato indebitamente quando il prestatore di servizi di pagamento non ha adempiuto all’obbligo di cui all’articolo 8, co. 1, lettera c). 3. Salvo il caso in cui l’utilizzatore abbia agito con dolo o colpa grave ovvero non abbia adottato le misure idonee a garantire la sicurezza dei dispositivi personalizzati che consentono l’utilizzo dello strumento di pagamento, prima della comunicazione eseguita ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera b), l’utilizzatore medesimo può sopportare per un importo comunque non superiore complessivamente a 150 euro la perdita derivante dall’utilizzo indebito dello strumento di pagamento conseguente al suo furto o smarrimento. 4. Qualora abbia agito in modo fraudolento o non abbia adempiuto ad uno o più obblighi di cui all’art. 7 con dolo o colpa grave, l’utilizzatore sopporta tutte le perdite derivanti da operazioni di pagamento non autorizzate e non si applica il limite di 150 euro di cui al co. 3“.
Quanto poi alle operazioni di utilizzo del codice segreto, questo non esclude la responsabilità dell’intermediario in quanto l’art. 10, co. 2, del D.Lgs. n. 11/2010 dispone: “Quando l’utilizzatore di servizi di pagamento neghi di aver autorizzato un’operazione di pagamento eseguita, l’utilizzo di uno strumento di pagamento registrato dal prestatore di servizi di pagamento non è di per sé necessariamente sufficiente a dimostrare che l’operazione sia stata autorizzata dall’utilizzatore medesimo, né che questi abbia agito in modo fraudolento o non abbia adempiuto con dolo o colpa grave a uno o più degli obblighi di cui all’articolo 7“. Quindi non vi è alcuna presunzione a carico del cliente.
Il Collegio aggiunge nel suo argomentare che la legge 17 agosto 2005, n, 166 ha costruito un sistema di prevenzione di questo tipo di frodi e proprio per impedire che gli artifici tecnici ledano gli interessi dei clienti, ha previsto che siano elaborati standard minimi da osservare per impedire l’utilizzo fraudolento; sono stati previsti quindi degli indicatori di rischio, individuati dal D.M. 30 aprile 2007, n. 112, che prevede: “1. Si configura il rischio di frode di cui all’articolo 3, comma 1 della legge, quando viene raggiunto uno dei seguenti parametri: a) con riferimento ai punti vendita di cui all’articolo 7, lettera b): 1) cinque o più richieste di autorizzazione con carte diverse, rifiutate nelle 24 ore, presso un medesimo punto vendita; 2) tre o più richieste di autorizzazione sulla stessa carta, effettuate nelle 24 ore, presso un medesimo punto vendita; 3) richiesta di autorizzazione, approvata o rifiutata, che superi del 150% l’importo medio delle operazioni effettuate con carte di pagamento, nei tre mesi precedenti, presso il medesimo punto di vendita; b) riguardo alle carte di pagamento sottoposte a monitoraggio di cui all’art. 7, lettera c): 1) sette o più richieste di autorizzazione nelle 24 ore per una stessa carta di pagamento; 2) una ovvero più richieste di autorizzazione che nelle 24 ore esauriscano l’importo totale del plafond della carta di pagamento; 3) due o più richieste di autorizzazione provenienti da Stati diversi, effettuate, con la stessa carta, nell’arco di sessanta minuti“.
Con quanto illustrato crediamo di avere offerto indicazioni utili già per verificare in caso di un evento di questo tipo l’esistenza di corretti presupposti per chiedere il ristoro del danno dall’intermediario che ancora non si sia provvisto di idonei mezzi per svolgere il suo lavoro.

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