Categorie approfondimento: Societario, Approfondimenti Homepage
13 Maggio 2019

Riforma societaria e nuovi poteri agli amministratori

Non è infrequente incontrare nelle pretese riforme attuali la mancanza di un vero contenuto riformatore del quale vi sarebbe bisogno; è la conclusione alla quale perviene lo studio n. 58-2019/I del notariato che condividiamo in ordine alla Novella dell’art. 2475 c.c.
Lo Studio dà una prima lettura di orientamento sull’amministrazione delle Srl, che sarebbe cambiata con il modificato dall’art. 377, comma 5, del D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155).
La disamina è compiuta con riferimento alla nuova previsione per cui la gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale.
La modifica è stata compiuta attraverso la sostituzione del primo periodo ai sensi del quale: “La gestione dell’impresa si svolge nel rispetto della disposizione di cui all’articolo 2086, secondo comma, e spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale”. Con un nuovo sesto comma si prevede “Si applica, in quanto compatibile, l’articolo 2381”.
Questa competenza esclusiva fa nascere il problema del suo coordinamento e della sua compatibilità con le norme, introdotte dalla riforma del diritto societario, lette come delega all’autonomia statutaria nella definizione delle competenze di soci e amministratori, come per il primo comma dell’art. 2479 c.c., che viene interpretato nel senso che è consentito affidare ai soci competenze gestorie; l’art. 2468, comma 3, c.c., che prevede la possibilità di riservare a singoli soci particolari diritti riguardanti l’amministrazione della società; il comma 7 dell’art. 2476, c.c., per il quale sono solidalmente responsabili con gli amministratori i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi.
Lo studio ritiene che gli aspetti legati alla gestione societaria siano rimasti immutati mentre quelli legati alla organizzazione siano precisati in base alle due norme novellate (art. 2086 e art. 2475 del c.c.).
La nuova disposizione dell’art. 2475 c.c. non comporterebbe alcuna abrogazione delle norme precedenti, in quanto destinata a spiegare i suoi effetti solo sul piano organizzativo, mentre la norma sull’esclusività della competenza gestoria dovrebbe leggersi in stretta correlazione con il disposto dell’art. 2086 c.c., che impone il dovere, per l’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva, di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.
Diventa quindi saliente la distinzione del piano della organizzazione, che spetta esclusivamente agli amministratori, da quello della operatività della società, da esaminare sotto il profilo della responsabilità dei soci della srl ex art. 2476 cc settimo comma, che sanziona i soci solo per comportamenti dolosi.
La conclusione alla quale perviene lo studio sul riformato articolo è che non comporti alcun obbligo di adeguamento immediato degli statuti esistenti, né impedisca di inserire negli statuti delle società di nuova costituzione clausole che eventualmente ripartiscano la “gestione operativa” della società in maniera difforme rispetto al modello legale.

(Visited 1 times, 3 visits today)